Locandina L'ultima follia di Mel Brooks

 

Il gusto della presa in giro

 

 

L'ULTIMA FOLLIA DI MEL BROOKS

(Silent Movie)

 

 

USA,   1976

 

con:      M. Brooks, M. Feldman, Dom DeLuise, B. Peters, S. Caesar

regia:    Mel Brooks

durata:  87', col.

 

Mel Spass è un regista che, per colpa dell'alcool, non gira più film da diverso tempo. Assistito da due sgangherati collaboratori (Bellocchio e Trippa), intende adesso sottoporre un nuovo copione ai dirigenti della "Big Pictures ", una piccola casa indipendente che rischia, però, di sparire a causa della voracità della multi­nazionale "Trangugia e Di Vora". L'idea di Spass è quella di realizzare un film muto con la presenza di grandi divi, quali: Burt Reynolds, James Caan, Liza Minnelli, Marcel Marceau, Anne Bancroft e Paul Newman. Il film si avvia alla sua realizzazione, ma la "Trangugia e Di Vora", servendosi dell'avvenenza di una ballerina, riesce a far perdere la testa al regista. All'ultimo momento (esattamente come avviene nei classici film d'azione), grazie alla "furbizia" di Bellocchio e Trippa e grazie ad un amore fuori copione, le cose si sistemeranno definitivamente.

 

Mel Brooks

(New York, 1926)

 

Figlio di un ebreo polacco e di un'ebrea russa, Melvin Kaminsky (questo il suo vero nome) manifesta fin da piccolo una partico­lare predisposizione per lo spettacolo e, fallito il tentativo di laurearsi, si dedica completamente alla musica, al teatro, alla radio, alla televisione. Scoperto da Sid Caesar, entra a far parte del suo staff come inventore di gag per lo spettacolo Il vostro più grande show, che vede anche il debutto di Neil Simon e Woody Allen. Trasferitosi a Broadway, scrive e interpreta diverse commedie musicali di scarso successo. Maggior fortuna hanno i dischi che incide qualche anno più tardi insieme a Carl Reiner  e la serie televisiva Get Smart. Nel 1968 debutta nel cinema  con Per favore non toccate le vecchiette, una satira paradossale del mondo di Broadway, che vede fra gli altri interpreti Zero Mostel e Gene Wilder, un giovane attore di teatro pressoché sconosciuto, che sarà, in seguito, il protagonista dei suoi maggiori successi. Il film successivo Il mistero delle 12 sedie (1970) non riscuote molto entusiasmo, ma quattro anni più tardi, con Mezzogiorno e mezzo di fuoco, arrivano la celebrità e il successo. Il film, prodotto da una major (la Warner) è una esila­rante parodia del western americano e, più in generale, un ri­tratto divertito e ironico dell'ambiente hollywoodiano.

Anche con i film successivi rivisita in chiave parodistica i generi filmici di maggiore successo commerciale: l'horror (Fran­kenstein junior del 1974 e Dracula: morto e contento del 1995), il comico del periodo del cinema muto (L'ultima follia di Mel Brooks del 1976), il thriller (Alta tensione  del 1977), il kolossal storico (La pazza storia del mondo  del 1981), la fantascienza (Balle spaziali  del 1987), l'avventura (Robin Hood - Un uomo in calzamaglia  del 1993).

Da segnalare anche la sua interpretazione al fianco della moglie Anne Bancroft nel film  Essere o non essere (1983) di Alan John­son, un remake di Vogliamo vivere di Lubitsch.

 

"Cinema del cinema" in questo esilarante film di Mel Brooks che abbonda di citazioni e di gag. Una piccola  summa  non solo del cinema storico, ma anche di altri generi. Divertente e divertita è anche "l'interpretazione di se stessi" fatta da divi hollywoo­diani di successo.

Ecco un elenco di trovate comiche da raccomandare agli spettatori più atten­ti:

- i tre cappelli: terra, marina, aviazione

- la lampadina dietro la testa (idea)

- gli occhi del produttore e il rumore della cassa

- la "bomba" sessuale

- la frase sulla porta del bagno del ricco

- la lampadina del pugile fatta a "sacco di allenamento"

- la diva e il suo seguito

- il musical al ristorante

- Vilma e il tavolo che... si alza

- la Coca Cola che spacca lo stomaco

- la pillola non ingoiata e il giochino elettronico di Bellocchio e Trippa in clinica

- il film di basso costo (dove muoiono tutti)

- il NO di Marcel Marceau,  mimo che pronuncia l'unica parola di tutto il film

- le notizie sul giornale e il giornalaio

 

Tra le citazioni filmiche, da segnalare:

- La Engulf & Devour allude alla Gulf & Western

- il pranzo nella roulotte e il ballo (Chaplin)

- le dita incrociate e il salto del muro (Stanlio e Ollio)

- il gigante (Tati)

- Stallone e Caen

- il cane sbagliato (B. Keaton)

- il frac (I fratelli Marx)

- il tango (Rodolfo Valentino)

- la frusta (Zorro)

- Marlen Dietrich e l'angelo azzurro

- i due che corrono verso il mare (Fellini)

- la giostra (Mary Poppins)

- Mack Sennet, Harold Lloyd, Buster Keaton, Jerry Lewis

- l'inseguimento delle carrozzine (Ben Hur)

- la "pizza" recuperata alla James Bond

- il cartone animato (la macchina schiacciapietre)

- i film di cappa e spada (armature)  

- Vilma Tarzan

- il film iniziato e finito a tempo di record

 

 

Così la critica:

 

"Il suo cinema si fonda soprattutto sulla rivisitazione in chiave comica dei generi classici del cinema americano, unendo ad un umorismo di matrice prettamente ebraica l'influenza di Jerry Lewis e di gran parte dei comici americani del muto." (M. Armen­zoni in Dizionario Universale del Cinema, a cura di F. Di Giam­matteo, Editori Riuniti)

 

"Come dice meglio il titolo originale, un film assolutamente senza dialogo: solo gag, inseguimenti e didascalie zeppe di battutacce, in un film dove Brooks impiega con abilità e diverti­mento i canoni del genere muto per sferzare le avidità delle major hollywoodiane e riflettere sul cinema. Non riuscito del tutto, ma spesso divertente". (Dizionario dei film, a cura di Paolo Mereghetti, Baldini & Castoldi)

 

"Dopo Mezzogiorno e mezzo di fuoco e Frankenstein junior questo è il terzo titolo della rivisitazione che M. Brooks compie della storia del cinema. Alla base, come sempre, c'è l'intenzione di mettere in burla - con ritmo frenetico e una serie di incalzanti enormità visive e gestuali - i generi più tipici di Hollywood (l'horror, il comico, l'avventura). Per ottenere un risultato efficace, Brooks forza i toni fino al parossismo, a volte in modo spiritoso, a volte in maniera soltanto affannata e rumorosa. Figlio della comicità ebraica newyorkese (la stessa di W. Allen), Brooks rivela singolari doti di attore e di regista. Rifacendosi alla struttura della comicità muta e affidandosi alle calcolate improvvisazioni sue e dei suoi compagni, perfettamente caratte­rizzati, ricostruisce lo stile dell'antifarsa." (G. Di Falco in Dizionario Universale del Cinema, a cura di F. Di Giammatteo, Editori Riuniti)

 

"Una comicità quasi esclusivamente visuale, una recitazione esteriorizzata, che dà grande importanza alla mimica, una sceneg­giatura semplice ma solida, un calibrato concatenamento ritmico dei personaggi e  delle azioni." (G. Bendazzi in Dizionario Universale del Cinema, a cura di F. Di Giammatteo, Editori Riuni­ti)