
STRANE STORIE
(Racconti
di fine secolo)
Italia, 1994
con: I. Marescotti, S. Cohen, M. Valentini,
A. Pea, F. Bonacci, C. Strangarone
regia: Sandro Baldoni
durata: 82', col.
Per ingannare la noia di un
viaggio in treno, una ragazzina chiede con insistenza al padre di raccontarle
delle storie. E l'uomo narra tre strane storie, surreali e grottesche, che attirano
comunque l'attenzione degli occasionali passeggeri.
Nella prima, un uomo si è dimenticato di pagare la bolletta dell'aria e, per non morire soffocato, ingaggia una lotta contro il tempo e la burocrazia. Nella seconda, una donna, single e insoddisfatta, acquista tra i saldi di un centro commerciale un esemplare di maschio "tenero". A casa, però, scopre che il prodotto è scaduto e, indignata, va a riconsegnarlo all'ufficio reclami. Nella terza storia, due famiglie - una povera del nord e una ricca del sud - passano dal disprezzo all'odio e dai dispettucci ad una guerra privata senza esclusione di colpi con risultati catastrofici.
Il viaggio finisce con il
deragliamento del treno, ma le "strane storie" continuano nella
realtà.
(Assisi, 1954)
Accostatosi al cinema
all'inizio degli anni Ottanta come assistente alla regia di Dino Risi, scrive
racconti surreali per "Il Manifesto" e "L'Espresso" e
collabora con i giornali satirici "Il male" e "Cuore". Nel
1990 inizia a dirigere spot pubblicitari, alcuni dei quali ottengono
prestigiosi riconoscimenti. Suo, per esempio, è lo spot della Pioneer (quello degli uomini del futuro
che vivono con un televisorino perennemente acceso davanti agli occhi),
premiato con il "Leone d'argento" al festival internazionale di
Cannes e con un "Clio Award" all'Advertising Festival di New York.
Altra campagna di successo: il manifesto basato sullo slogan: "la
rivoluzione non russa". Strane
storie - nato come ampliamento del
suo cortometraggio La bolletta) - è
il suo primo lungometraggio ed è stato presentato a Venezia nella sezione
"Finestra sulle immagini".
Altro film: Consigli per gli acquisti (1997) .
Le tre strane storie,
inserite in una cornice di realtà che ne contiene altre due - quella di un
padre che racconta storie surreali alla
sua bambina e quella di alcuni passeggeri che interrompono il loro viaggio
sullo stesso binario dove è abbandonata la carcassa dell'Italicus - si prestano a numerose considerazioni.
Qual è la ragione per cui si narrano le storie? Per passatempo, per accontentare chi ascolta, o per diletto di chi parla?
Qual è la radice delle
storie? Se ha ragione Propp, la
fantasia e la realtà sono intimamente legate tra di loro e per una istruzione
moderna valgono tanto i "racconti di fate", quanto gli strani
avvenimenti di cronaca che narrano di una burocrazia cieca, della distruzione
dei valori, della mercificazione dell'individuo, dei contrasti sociali e della
distruzione di ogni rapporto. Storie strane, ma non impossibili: e basterebbe
guardare ciò che è avvenuto alla stazione di Bologna!
"Credo che sia un film
sulla stupidità. Anzi lo è senz'altro. La stupidità è la cosa che mi interessa
di più. Prima di tutto la mia, e poi quella degli altri. Mi interessa come ci
ritroviamo a vivere dopo secoli di millantato progresso, mi interessano le
nostre piccole e grandi stupidità quotidiane, il rapporto con la macchina
burocratica che ci siamo costruiti, le nostre reazioni di animaletti che
sembrano sperduti in qualcosa troppo più grande di loro. Mi piace sorridere del
lato assurdo-angoscioso della realtà. Delle nostre finte questioni di
principio, dei nostri finti aneliti verso un mondo assoluto. Un mondo assoluto
dove poi finiscono sempre per vincere i vari Berlusconi. Strane storie racconta tutte queste cose, mescolando i sentimenti
veri a quelli falsi, in una specie di frullato che però alla fine ha una sua
coerenza, mi sembra."(Sandro Baldoni, dal press-book del film)
Così la critica:
"Nello stile, Strane storie colpisce per
l'originalità, distinguendosi nettamente dalla normale produzione italiana
perché punta su atmosfere surreali, trasgressive, grottesche, solitamente
assai poco praticate dai nostri cineasti. I tre racconti colgono, con arguzia,
intelligenza e la necessaria cattiveria, l'assurdità del nostro vivere
quotidiano. Senza mezzi termini, Baldoni afferma che il tema centrale del suo
film è la stupidità. Di sicuro la pellicola è anche molto divertente ed
imprevedibile, perché basata sul puntuale stravolgimento di tutti gli stereotipi."
(F. Monini, La Repubblica Cinema,
8/VIII/1996)
"Strane storie è finalmente un film diverso, nuovo, originale,
intelligente, con una sceneggiatura compatta e coerente. Dopo tante vicende
"minimali" e filmetti "carini", Baldoni sembra proporci un
modello narrativo e stilistico assai personale, mantenuto sempre su livelli
surreali, per presentarci in modo più cattivo l'inarrestabile degrado culturale
e civile degli anni del consumismo in poi. Le storie narrate da quello
strampalato papà sembrano ai passeggeri dello scompartimento troppo assurde,
fuori dai canonici modelli di vita. Ma, alla fine, i fatti gli danno ragione:
per quanto quelle vicende siano assurde, la realtà si mostra ancora più assurda
della finzione. Quella stazione abbandonata, quel luogo fuori dallo spazio e
dal tempo, quella specie di "no man's land" sembra più funereo della
Gotham City di Batman e più
futuristico della Los Angeles del 2019 di Blade
Runner. Ed è proprio in quel posto che si trova abbandonato in un prato il
vagone dell'Italicus da più di vent'anni. (...) Quest'assurdità del vivere
quotidiano viene resa da Baldoni con piani abbastanza fissi che tendono a
distorcere le prospettive degli interni." (S. Emiliani, Film, n. 12, XI/XII, 1994)
"Il film è l'esempio di
un cinema di fine secolo, ricco di idee, con contenuti curiosi e stravaganti,
ambientazioni postmetropolitane, personaggi antinaturalistici. Tre buoni
soggetti ai quali manca, purtroppo, una forma cinematografica che risulti
convincente." (E. Mag., Film Tv,
n. 5, 29/I - 4/II, 1994)