Con le buone e con le brutte

 

 

LE NOZZE DI MURIEL

(Muriel's Wedding)

 

Australia, 1994

 

con:       T. Collette, R. Griffiths, B. Hunter, J. Drynan, G. Nevi­nson

regia:     Paul J. Hogan

durata:   105' (col.)

 

Muriel Heslop è una ragazzotta australiana impacciata e goffa che vive in un paese di provincia ma che sogna, come tutte le altre sue amiche, di poter un bel giorno convolare a nozze con il principe azzurro. Le amiche la prendono in giro e non amano la sua compa­gnia, perché è grassa, bruttina, senza grazia e senza fascino. Nemmeno a casa trova comprensione e affetto: i suoi fratelli sono grassi e spocchiosi e la madre è succube del marito irascibile e adultero che non smette di ripensare ad una carriera politica stroncata per un pugno di voti e che ripete alla figlia: "Sei una nullità." Un giorno, però, Muriel si ribella: ruba i soldi al padre, scappa in vacanza a Bali, si trasferisce a Sydney, dove cambia nome e vita, trova lavoro in un negozio di videocassette e accetta  un matrimonio di convenienza con un bellissimo campione sportivo bisognoso di acquisire la cittadi­nanza australiana. Sembra la fine delle sue vicissitudini e, invece, è solo l'inizio. Muriel, messa dalla vita di fronte a problemi più gravi (la separazione dei genitori, il suicidio della madre, la malattia dell'amica del cuore), capisce che non si fugge al destino e lo affronta restando se stessa.

 

Paul J. Hogan

(Lightning Ridge, New South Wales, Australia, 1939 )

 

Regista televisivo che, con Le nozze di Muriel, fa il suo esordio nel cinema per il grande schermo. Per la realizzazione di questo film deve molto a sua moglie Jocelyn Moorhouse, la regista di Istantanee, che non solo ha scritto con lui il soggetto e l'ha affiancato nella stesura della sceneggiatura, ma lo ha anche (con Lynda House) sovvenzionato e prodotto.

Altri suoi film: Il matrimonio del mio migliore amico (1997), Insieme per caso (2002), Peter Pan (2003).

 

Dopo una prima, affrettata lettura c'è chi ha paragonato la goffa e grassa Muriel al brutto anatroccolo, ma la fiaba della ragazza australiana si interrompe proprio quando lo spettatore si attende un finale accomodante, da "e visse felice e contenta". La frase della sua ribellione - "Non sono una nullità! Mio padre vedrà di che cosa sono capace. E lo vedranno tutti." - non si concretizza, pertanto, solo nelle nozze combinate con "il più bello del reame" e, dopo la vittoria nei confronti degli altri, Muriel realizza una vittoria ancora più pregevole: quella su se stessa. Gli handicap della bruttezza e della bulimia passano, allora, in secondo piano. Ci sono guai peggiori nella vita.

 

 

Così la critica: 

 

"Una commedia frizzante con buchi neri profondi e laceranti che si aprono, a sorpresa, tra le mura domestiche: merito soprattutto di un'irriverenza, di una cattiveria e di una capacità d'ironiz­zare che non risparmiano niente e nessuno. Divertente la rivisi­tazione ironica delle canzoni degli Abba, gruppo svedese pop agli albori negli anni Settanta. Primo film in cui appare il simbolo delle Olimpiadi del 2000." (Dalla scheda informativa del film)

 

"Ricetta: due terzi di commedia brillante e un terzo di melodram­ma per interiorizzare il tutto, che va poi servito caldo; la partecipazione emotiva, soprattutto femminile, è indispensabile. (...) Il film è migliore quando non fa la voce grossa e patetica, ma si addentra nel grottesco, facendo spesso sorridere, protetto da un ottimo ritmo di trovate, dall'introspezione resa efficace con un po' di spot da una furberia elegante che lo porterà al meritato successo." (M. Porro, Il Corriere della Sera,  14/XI/1995)

 

"...a momenti toccanti si alterna la farsa un po' pazza, a scheg­ge di verità l'esagerazione improbabile, a notazioni autentiche le smorfie della convenzione cinematografica." (I. Bignardi, La Repubblica, 14/XI/1995)

 

"...c'è nel film un'irriverenza, una cattiveria, una capacità di ironizzare su tutto e su tutti che lascia stupiti. E il modo in cui Muriel attraversa la società australiana, con la malagrazia di un elefante in una cristalleria ma senza provare il minimo senso di colpa perché il mondo è fornito di ancor minor grazia di lei, beh è una storia che a volte è bello sentirsi raccontare." (P. Mereghetti, Sette del Corriere della Sera, 23/XI/1995)

 

"Il piccolo film intelligente e ben fatto (...) è il ritratto perfetto e divertente d'una ragazza comune, senza alcun talento, senza qualità particolari, profondamente simpatica quando arriva, senza rinunce né ripiegamenti, ad accettare se stessa." (L. Tornabuoni, La Stampa, 8/XII/1995)

 

"Si dice che, prima delle riprese, Toni Collette si sia sottopo­sta, Come De Niro per Toro scatenato, a una cura ingrassante per guadagnare una ventina di chili. Il sacrificio le ha giovato: è radiosa nei primi piani, goffa e repellente quando occorre, anche se dà l'impressione di recitare troppo senza redini. Quest’esordiente Hogan non sa dirigere gli attori." (M. Morandini, Il Giorno, 15/XI/1995)

 

“Il film di P.J.Hogan sfodera una sensibilità femminile che conduce la storia su un piano di riscossa psicologica molto in linea con i gusti attuali del pubblico. Come non provare simpatia per Muriel Heslop, questa cicciona troppo sorridente e apparentemente scemotta cresciuta nella certezza di essere una nullità?” (M. Anselmi, L’Unità, 11/XI/1995)