I mostri

 

 

Mostruosi sorrisi

 

 

I MOSTRI

 

Italia, 1963

 

con:     V. Gassman, U. Tognazzi, M. Merlini, L. Buzzanca, M. Mercier.

regia:    Dino Risi

durata:  130', b/n

 

Il film è costituito dai seguenti 20 episodi: L'educazione senti­mentale, La raccomandazione, Il mostro, Come un padre, Presa dalla vita, Il povero soldato, Che vitaccia, La giornata dell'onorevole, Latin lovers, Testimone volontario,  I due orfa­nelli, L'agguato, Il sacrificato, Vernissage, La Musa, Scende l'oblio, La strada è di tutti, L'oppio dei popoli, Il testamento di San Francesco, La nobile arte.

Con l'intento di suscitare negli spettatori la domanda "ma chi è il vero mostro?", Risi presenta una galleria di personaggi solo apparentemente rispettabili. In realtà, però, un po' di mostruo­sità si può celare anche nel padre che dà cattivi esempi, in chi calpesta i diritti altrui, in certi inflessibili tutori della legge, nello sfruttatore delle disgrazie altrui, nel politico, nel playboy, nel coniuge infedele, nel mondo del cinema e dello sport, ecc.

 

Dino Risi

(Milano, 1917 )

 

Laureatosi in medicina, si specializza in psichiatria. Deve il suo interesse per il cinema all'amicizia con Lattuada e Soldati, dei quali diventa assistente. Dopo la guerra si rifugia in Sviz­zera, dove ha l'opportunità di seguire un corso di regia diretto da J. Feyder. Ritornato in Italia, abbandona la professione medica e svolge attività di critico cinematografico. Dopo una serie di documentari girati tra il 1946 e il 1949, debutta come regista con Vacanze col gangster (1952).

Negli anni che seguono, arriva alla notorietà e al successo con Poveri ma belli  (1956) e contribuisce in modo determinante all'affermazione della commedia all'italiana. Attraverso una serie di film di successo, grazie anche all'apporto di bravissimi attori come Sordi, Tognazzi e Gassman, Risi fustigherà "a modo suo" i difetti degli italiani. Con tono amaro e graffiante farà ridere (ma per fare, in seguito, riflettere) sull'uomo che si arrangia, sul bullo, sul maschio latino, sull'italiano medio che si dibatte in una società strana e in costante evoluzione.

Verso gli anni Settanta la sua vena sembra inaridirsi. Finiti gli spunti che la società gli offriva, si rivolge alla letteratura e alla storia, ma i risultati da lui raggiunti sono decisamente inferiori.

Tra i suoi numerosi film, da ricordare: Il vedovo (1959), Il mattatore (1959), Una vita difficile (1961), Il sorpasso (1962), Il tigre (1967), In nome del popolo italiano (1972), Mordi e fuggi (1973), Profumo di donna (1974), Telefoni bianchi (1975), Anima persa (1976), La stanza del vescovo (1977), I nuovi mostri (1977), Caro papà (1979), Fantasma d'amore (1981), Scemo di guerra (1985).

 

Sorrisi amari dietro questa galleria di personaggi proposta da Risi. Tanto più amari, quanto più si riflette sul fatto che un po' di "mostruosità" c'è anche in noi, nascosta dietro le conven­zioni e le convinzioni.

"La mostruosità fisica nel film era dovuta al fatto che bisognava dare ai personaggi il volto della loro anima." (Risi)

 

 Così la critica:

 

"Sia nei film d'autore che nella bassa cucina dei generi, più che gli aspetti positivi vengono indicati e denunciati (...) anche un'aggressività data dall'eccessiva concentrazione abitativa e da un incremento della conflittualità economica e sociale, il regre­dire dei rapporti interindividuali a forme di sopraffazione e lotta per la sopravvivenza (esemplare a questo proposito il primo episodio dei Mostri con un padre che insegna al figlio i mille modi per farsi furbo, per poi essere massacrato dal figlio qual­che anno dopo). (...) I mostri di Risi sembra voler fare il punto, nel modo più grottesco e amaro, delle devastazioni prodot­te dal miracolo economico nel tessuto sociale e affettivo." (G. P. Brunetta, Cent'anni di cinema italiano, Laterza)

 

"Un panorama sociale a volte grottesco e virulento, più spesso solo cinico e compiaciuto. Barzellette sulle corna e satira politica: alla fine tutto si appiattisce nella ricerca della risata." (Dizionario dei film, a cura di Paolo Mereghetti, Baldi­ni & Castoldi)

 

"Il più breve dura trentasei secondi. Gli altri, una valanga, mostrano tutte le brutture possibili dell’italiano medio nell’Italia media dei primi anni Sessanta. (…)  Quando portarono il film a Dino de Laurentiis, che avrebbe dovuto produrlo, questi rispose serio: “Siete comunisti, andate a farvelo finanziare da Togliatti”. Doveva essere interpretato da Sordi, come Il sorpasso, e invece i mostri furono incarnati da Tognazzi e Gassman, perfetti nel trasfigurarsi, qualche volta nel fisico, qualche altra nel cervello. Si sfiora l’autentica poesia nell’episodio del pugile e autentico orrore per l’inumano cinismo del tifoso della Roma, campanaccio e lingua di fuoco, che affama la famiglia pur di andare allo stadio. (…) Raramente un film a episodi riesce a essere un film vero. I mostri ci riesce." (W. Veltroni, Certi piccoli amori, Sperling & Kupfer Editori)

 

“Le risate di Sordi sono sempre amare, le spacconate di Gassman, nel cinema di Risi, sono sempre intrise di malinconia, come davanti a un mondo che sta per finire, o a un mondo nuovo che non comincia mai. Da Il vedovo a Il mattatore, da Il sorpasso a I mostri: sono tutte curiose gallerie di mostri di cui non potremmo fare a meno di ridere se la macchina da presa non ci ricordasse che in fondo siamo sempre noi quelli che stiamo guardando.” (Cinema, Dal muto ai giorni nostri, 100 anni di cinema, Il Corriere della Sera, 1994, p. 164)

 

“Al di là della maschera (all’inizio divertente, poi grottesca e funerea) c’è tutto un itinerario di comportamenti obbligati, di condizionamenti. I mostri perfeziona questa idea di rappresentazione, sottolineando la normalità assoluta dei comportamenti “mostruosi”. Il discorso anticonsumistico dei Mostri è più apparente che reale: in effetti nel discorso non c’è condanna, quanto piuttosto registrazione di eventi.” (G. P. Brunetta, Storia del cinema italiano, Editori Riuniti, p.769)