Il sorriso dell'ombra

 

 

LUNA E L'ALTRA

 

Italia, 1996

 

con:       I. Forte, M. Nichetti, A. Fierro, I. Marescotti, L. Burruano, L. Manzalini

regia:    Maurizio Nichetti

durata:  99', col.

 

Milano, 1955. Una scuola elementare sta per cambiare nome: sarà intitolata all'eroica maestra "Luna Di Capua", morta per salvare i ragazzi. Flashback per conoscere l'intera vicenda. Siamo all'inizio dell'anno scolastico. Luna, maestra napoletana, vive  da 10 anni a Milano, dove si è trasferita con l'anziano padre che, lontano dal sole della sua città, si è progressivamente intristito.  A scuola, con il direttore burbero e squallidi colleghi,  c'è anche  il bidello Angelo Franchini, spasimante di Luna e componente del corpo bandistico diretto dal macellaio.  Quando nel quartiere arriva il circo Panforti (pochi artisti, un cammello e sei cani), due bambini circensi vengono assegnati alla signorina Di Capua. Si tratta, però, di alunni irrequieti che giocano in classe con la lanterna magica rubata ad Igor, il mago delle ombre. Luna sequestra l'oggetto e se lo porta incautamente a casa; durante una notte di temporale, infatti, la lanterna magica dà vita all'ombra di Luna (Ombretta) e le fa acquistare una personalità autonoma del tutto diversa. Pertanto, ad una Luna  timida, introversa e chiusa, si oppone  una Ombretta sfacciata, decisa e intraprendente; al punto da rivoluzionare anche le esistenze delle due persone maggiormente interessate a lei: il padre e il bidello. Il contrasto Luce-Ombra è, però, troppo forte; a poco a poco, la vera Luna prende coraggio, cambia carat­tere, si fa coinvolgere da Angelo e dalla magia del circo. L'oc­casione per uscire fuori dall'ambiguità arriva durante la tradi­zionale festa degli alberi, quando viene rinvenuta una bomba che rischia di provocare una strage tra i ragazzini. Sprezzante del pericolo, Luna si avvicina all'ordigno e lo fa esplodere. Ma a morire è solo Ombretta; la vera Luna fugge con Angelo e il circo e va a ricostruirsi una vita meno ambigua.

 

Maurizio Nichetti

(Milano, 1948)

 

Interrompe la carriera di architetto per seguire corsi di recita­zione al "Piccolo". Dopo essersi interessato alla pubblicità, alla creazione di cartoni animati (per Bruno Bozzetto) e alla mimica, fa il suo esordio nel cinema nel 1979 con Ratataplan, presentandosi con un personaggio-macchietta che si richiama ai comici del cinema muto (Chaplin, Keaton, Lloyd) e comunica con la gestualità, la mimica, gli sguardi. Servendosi di storie fanta­stiche e surreali denuncia i falsi miti del cinema, della televi­sione e della pubblicità, con Ho fatto splash (1980) e Ladri di saponette (1989), racconta favole ottimiste con  Domani si balla (1982), Palla di neve (1995) e Luna e l'altra (1996),  mescola realtà e animazione con Volere volare (1991), invita a sorridere sulle stranezze della vita con Stefano Quantestorie (1993). Altri suoi film: Il bi e il ba (1989), L'eroe dei due mondi (1994), Honolulu Baby (2001).

 

Premiato a Bruxelles al festival del cinema fantastico, Luna e l'altra non ha avuto il successo di pubblico e di critica che meritava. Nichetti, intervenendo ad un corso di aggiornamento del C.C.R., tenuto a Roma nel maggio del 1997, ha consigliato di "vedere il film a seconda della propria voglia", autorizzando in qualche modo letture e interpretazioni personali. Non è, pertan­to, una forzatura vedere in Luna una portatrice di quell'handi­cap pirandelliano che assilla spesso l'uomo: essere o apparire? volto o maschera? persona o personaggio?  Non riuscire a gestire la propria ombra  significa non controllare quella  parte di noi che non è obbligata a fare i conti con l'ufficialità. E' questo l'handicap  che Nichetti vuole sottolineare con la diversa frequentazione dei luoghi (Luna: nel grigiore della casa e nello squallore della scuola; Ombretta: nella magia del circo e nel divertimento della casa di tolleranza), con le diverse reazioni (Luna sviene quando scopre la sua ombra, non sa cosa fare, si nasconde, diventa "l'ombra di se stessa"; Ombretta ride, non ha paura, sceglie l'amore, suggerisce "di cambiare vita"), con altri piccoli particolari che sono meno casuali di quanto si possa credere (i due bambini - uno bianco e uno di colore - che salgono sul palco durante la festa degli alberi, la funzione catartica dei baci, la paura di Luna di avere perso con l'ombra una parte di sé, l'esplosione dell'ordigno bellico sotto la scritta "Cinema gigante", ecc.)

   

Così la critica:

 

"Film leggero e piacevole, nel quale alla realtà spesso dura della vita quotidiana si contrappone la forza dei sogni e della fantasia, l'aspirazione ad una esistenza tranquilla e la capa­cità di apprezzare tutto il bello che ci circonda." (Segnalazioni cinematografiche, n.2 del 16/I/1997

 

"Luna e l’altra coniuga, con candore, Edmondo De Amicis ed Ernst Lubitsch, la nostalgia dei banchi di scuola e la “bambola di carne” che, con le sue birichinate, svolazza tra nubi tempestose. (…) Nichetti crea una fiaba affascinante, divertita, con accenti soavi che ticchettano sui vari personaggi, in un coro ammiccante e amabile. L’inno di Mameli e Bandiera Rossa, l’Internazionale socialista e gli accordi di un’orchestrina da circo equestre, esaltano il colore dei numerosi caratteri, dominati dall’autore, che sperimenta la sua comicità surreale chiedendo qualcosa in prestito a Charlie Chaplin e qualche altra sottraendola a Pierre Etaix.” (G. Napoli, Il Giornale di Sicilia, 20/XI/1996

 

“…raccontino abbastanza flebile di vecchie gag comiche, tanti fellinismi a perdere, lentezze di ritmo, stereotipia di genere nelle figure caricate per eccesso e negli ambienti di ricalco convenzionale tra interno borghese, scuola elementare, circo e bordello. Persino il trend resta sospeso a mezzo: il film ora indulge infantile ma con troppa semplicioneria, ora ammicca adulto ma con ingenuità di intenti.” (A. Pesce, Il Giornale di Brescia, 17/XI/1996)

 

“Candore e grazia, come spesso nei film metà reali, metà fantastici di Nichetti. Non sempre con bozzetti tutti di grana fina e con qualche incertezza nello svolgere le vicende dell’altra in contrasto o in opposizione con quelle di Luna (qualche passaggio scricchiola, la verosimiglianza e la logica, anche là dove la favola avanza le sue pretese, suscitano perplessità e riserve), momenti felici, però, ce ne sono, specie quelli che riguardano personaggi di contorno, tratteggiati spesso con mano ferma e nello stesso tempo garbata.” (G.L. Rondi, Il Tempo, 22/XI/1996)

 

“Vediamo bene però (…) quanto ci sia in lui di felliniano. Intanto l’idea geniale della donna-ombra, che qui è l’asse portante, sarebbe piaciuta assai all’autore di Otto e mezzo; poi ci sono due condizioni tipicamente felliniane: il circo, sgangherato e coloratissimo, con i suoi numeri trasognati messi assieme alla giornata, e il bordello, con le sue trillanti “signorine” di corpo buono quanto di cuore grande.” (F. Colombo, L’Eco di Bergamo, 18/XI/1996)

 

“Continuando a cercare ispirazione per le sue storie in quel territorio che sta a cavallo tra la realtà e la fantasia, Nichetti è diventato un caso praticamente unico nel panorama del cinema italiano. Le sue radici, tra il cartoon e il mimo, gli aprono strade espressive originali e spesso intriganti, come qui l’idea di un’ombra che si stacca dal corpo della sua padrona e si trasforma in una specie di alter ego liberato e impertinente, che non deve più rispettare conformismi e galatei vari. Che cosa c’è allora che non convince in questa sua ottava regia? Per dirla con un termine medico, la bulimia a cui Nichetti sembra autocondannarsi. E’ come se lo stesso regista non si fidasse di quello che sta raccontando e cercasse di “farcire” a più non posso il film, mettendoci tutto quello che può catturare l’attenzione del pubblico. E magari qualcosa di più.” (P. Mereghetti, Sette del Corriere della Sera, 28/XI/1996)

 

“In questa commedia deliziosamente retrò, che può essere letta come una risposta civile all’esagitato leghismo secessionista che infuria, tra i personaggi di contorno, tutti cesellati con cura e brio, spiccano il torvo insegnante in camicia nera di Marescotti e, pur con qualche smarginatura patetica, il vecchio cantante Aurelio Fierro che si strugge di nostalgia per la Napoli lontana.” (M. Morandini, Il Giorno, 18/XI/1996)

 

“Maurizio Nichetti è uno dei pochi italiani che corteggia il surreale e la fantasy – se è fantasy anche l’intervento di un evento soprannaturale e sorprendente nel mondo regolare e predeterminato in cui viviamo (…) Qualche volta questo suo corteggiamento si traduce in un piccolo capolavoro come è stato a suo tempo Ladri di saponette, qualche volta gli riesce meno felicemente, come capita con Luna e l’altra, ma il risultato ha sempre la grazia e la lievità che sono il tratto distintivo del Nichetti Touch.” (I. Bignardi, La Repubblica, 23/XI/1996)