Sorrisi made in USA

 

 

INNAMORATI CRONICI

(Addicted to love)

USA, 1997

con:    M. Broderick, M. Ryan, K. Preston, T. Karyo, M. Stapleton

regia:  Griffin Dunne

durata: 100', col.

   

Sam, astronomo di una cittadina del Midwest, è  un tipo ingenuo  e sentimentale.  Maggie, fotografa e artista  alternativa,  è una donna cinica e sofisticata. L'unica cosa che hanno in comune è il pensiero  ossessivo  che li lega ai rispettivi ex amanti  che  li hanno appena piantati per vivere insieme in un romantico apparta­mento  a  Soho, nel cuore di New York.  Sam  vuole riconquistare Linda,  suo unico amore dai tempi dell'infanzia; Maggie,  invece, pensa  solo a vendicarsi di Anton, affascinante amante  francese, proprietario di un ristorante. Così mentre Linda e Anton, assolu­tamente ignari, continuano la loro love-story, nell'appartamento di fronte, Sam e Maggie incominciano a spiarli, grazie a sofisti­cate apparecchiature video e audio. Ma questo è solo l'inizio  di un  piano architettato nei minimi particolari.  Per  interrompere definitivamente  la relazione dei loro ex,  i  due  costruiscono false prove di infedeltà  e provocano litigi e disastri economici. Qualcosa, tuttavia,  sfuggirà  alle loro  previsioni:  lo scatto della trappola dell'amore nella quale resteranno  invischiati  a loro volta.

Griffin Dunne

 ( New York, U.S.A., 1955)

 

Attore americano, noto al pubblico per avere interpretato da protagonista nel 1985 il  bel film di Martin Scorsese Fuori orario, per la sua partecipazione a Un lupo mannaro americano a Londra (1981) di John Landis  e per essere  stato al fianco di Madonna in Who's that girl? (1987) di James Foley. Nel 1997 esordisce come regista ottenendo un buon successo di pubblico proprio con Innamorati cronici. Anche il suo secondo film – Amori  & incantesimi (1999)  ricalca il genere della commedia romantico-fantastica. .

 “La situazione è tragica ma non è seria”, direbbe Campanile a proposito della storia d’amorenarrata in questa tipica commedia americana che va avanti a colpi di sotterfugi, ripicche,  vendette. Si ride e si sorride in Innamorati cronici, ma non solo per le trappole che Sam e Maggie tendono ai rispettivi ex, ma anche per la trappola che  Amore riserva loro. L’idea del “cacciatore cacciato” non è certo una novità nella storia del  cinema (da L’innaffiatore innaffiato dei fratelli Lumière, alle innumerevoli comiche del cinema muto; dalla commedia italiana degli anni Sessanta e dalla  commedia rosa americana al Johnny Stecchino di Benigni, sono tanti i registi che ci hanno  scherzato sopra), e anche lo spettatore più sprovveduto  capisce immediatamente come questa vicenda andrà a finire; eppure il divertimento conserva intatta la sua freschezza. E’ questione di ritmo, non solo di idee.

 

Così la critica:

"Innamorati cronici è una pellicola ironica che riflette sull'amo­re e sulla sua mutevolezza. Si può amare un pochettino, ci si può divertire,  si può amare follemente o in maniera  distratta  da altro,  eppure  le  conseguenze dell'arrivo  e della   partenza dell'amore  sono  sempre disastrose e esplosive  nella  vita  di tutti. (…) Innamorati cronici è  indubbiamente  una  commedia newyorkese, recitata da bravi attori capaci di portare al  limite estremo l'ironia e la comicità delle situazioni, ma anche attenti  a toccare le corde più intime degli spettatori con sguardi  ed espressioni del viso e del corpo, commoventi al limite del  sedu­cente. La regia di Griffin Dunne è vagamente "retro'", ma per questo  intensa  o inessenziale. Dunne,  infatti,  riesce  a sfruttare,  valorizzando al massimo le capacità individuali del suo  ottimo  cast, spingendo al limite del melenso (senza però travalicarlo) Meg Ryan e Matthew Broderick. Un  bel film davvero,  che  negli USA ha fatto sfracelli al  botteghino e che racconta  una  storia  semplice, forse scontata  e forse ancora prevedibile sin dall'inizio, ma non per questo non originale  nel modo in cui viene raccontata." (M. Spagnoli, Cinestudio  Archivio Film, 1997-‘98)

"Razza  ormai  in  via d'estinzione, la commedia  rosa  trova in questo  Innamorati  cronici una riserva naturale protetta e ben custodita  dai robusti steccati della  tradizione hollywoodiana. (...)  Dunne si gingilla con la porporina più  appariscente  della commedia  sentimentale  che fu, (...) ma così facendo  perde  di vista  le strutture portanti che rendevano stabile  e  perentoria quella tipologia cinematografica. (...) Il risultato c'è e proce­de  persino con sicura eleganza lungo la triade che  governa  gli amorosi sensi:  contemplazione  vouyeristica,  sesso  e sulla  mensa  di Hollywood  di certo non è che tutti i giorni piova  caviale.” (F. Lalli,  Film,  Centro  Studi  Cinematografici,  n.29, settembre-ottobre 1997)

 

“Commedia senza pretese che parte bene e diventa via via prevedibile.” (P. Farinotti, Dizionario di tutti i  film, Ed. Esedra)

“Esordio alla regia di Dunne, già protagonista di "Fuori orario" di Scorsese: all'inizio sembra una commedia piuttosto convenzionale, ma la storia si dipana in maniera imprevista e le occasioni comiche sono numerose e non scontate. In particolare, la scena che si svolge all'interno del ristorante francese è da antologia. Il lieto fine tipico da commedia non distoglie dal fatto di trovarsi di fronte a personaggi articolati. Broderick si candida per essere uno dei pochi adolescenti del cinema americano capace di passare a personaggi adulti, Meg Ryan sfoggia un sorriso e mossette che manderanno in visibilio i suoi ammiratori.” (http://www.film.tv.it)

 

“... La vendetta è un piatto da servire caldo. Ma poi i due dispettosi s'innamorano l'uno dell'altra. Commedia sentimentale con un nevrotico crescendo di sadismo. Quel che fa la differenza di questo film svelto, pimpante e ben recitato sono le sue trovate visive. Il suo motore è lo spionaggio geloso.” (Morandini, 2007)