Locandina Full Monty - Squattrinati organizzati

 

English humour

 

 

Full Monty - Squattrinati organizzati

(The Full Monty)

 

Gran Bretagna, 1997

 

con:      R. Carlyle, T. Wilkinson, M. Addy, P. Barber, S. Huison 

regia:    Peter Cattaneo

durata:  91', col.

 

A Sheffield, il più grande centro siderurgico britannico, il lavoro scarseggia e lo spettro della disoccupazione costringe ad aguzzare l'ingegno. Chi ha famiglia si arrangia come può: rubando una trave di ferro dalla fabbrica in smantellamento, chiedendo prestiti, facendo lavori alternativi o inventandosi qualcosa di nuovo.  Sei amici (Gaz, David, Gerald, Horse, Lomper e Guy), più per disperazione che per il gusto della trasgressione, vedendo quanto pubblico femminile e quanto denaro lo spogliarello, peral­tro parziale, frutti ai "Chippendales", ballerini che si esibi­scono nel cittadino night per sole donne, decidono di improvvi­sarsi spogliarellisti offrendo "il servizio completo". Non hanno il fisico adatto, non hanno grazia, non hanno il ritmo nel san­gue, ma hanno la voglia di lottare e di ritrovare la fiducia in se stessi. Il successo arriva, travolgente e inatteso, al ritmo di Donna Summer, Garry Glitter, Sister Sledge e Tom Jones e, con il successo, arriva anche la gioia di vivere.

 

Peter Cattaneo

(Gran Bretagna, 1964)

 

Formatosi al "Royal College of Art" di Londra, inizia la sua attività nel 1989,  girando un video musicale che gli vale il "Sony Promo Award". Dallo spot commerciale (soprattutto con la "Paul Weiland Film Company") e dal video-music, passa alla collaborazione con la "Thames TV" per la realizzazione di un cortometraggio e alla regia di alcuni episodi per serials televisivi (Diary of a Teena­ger Health Frerak, The Full Wax e The Bill). Nel 1996, per conto della "BBC Screen Two", dirige il suo primo lungometraggio: Loved Up. Nel 1997, con The Full Monty, esordisce  nel grande circuito commerciale, ottenendo un incredibile succes­so di pubblico e di critica e ben 4 candidature agli Oscar (miglior film, miglior regista, migliore sceneggiatura originale, migliore colonna sonora per film commedia).

Altro film: Lucky Break (2001)

 

E' vero che c'è poco da ridere quando si è disoccupati; ma in The Full Monty non si può fare a meno di lasciarsi trascinare dalle esilaranti trovate dei 6 lavoratori che, in modo buffo ma mai volgare, trovano il modo di sbarcare il lunario. Gli accostamenti più spontanei rimandano all'Inghilterra proletaria e piena di problemi di Kean Loach, (Riff-Raff e Piovono pietre) e di Mark Herman (Grazie signora Thatcher), ma, con il gusto della trovata, c'è in questo film di Peter Cattaneo una più dichiarata intenzio­ne a non disperare, a ritrovare il sorriso prima ancora del posto di lavoro.

 

"Ricordo che lessi la sceneggiatura al mattino molto presto e che mi piacque moltissimo. L'elemento che più mi entusiasmava era lo humour di cui era intrisa: una comicità che a mio avviso scaturi­sce proprio dalla transizione di questo gruppetto di metalmeccani­ci - rudi, virili, che non parlano mai di sé e non accennano mai al proprio corpo - che finiscono per trovarsi in una situazione in cui devono addirittura spogliarsi in pubblico." (Peter Catta­neo)

 

Così la critica:

 

"Nonostante l'apparenza The Full Monty riesce a circondare di ironia e discrezione un argomento scabrosetto, dispensando garbo e humour lungo tutta una commedia rosa che intreccia estro ita­liano e aplomb britannico. Ma il film va oltre e, al di là di una sapida vicenda che non scade quasi mai nella volgarità, fa risal­tare gli aspetti della disoccupazione anche sul piano psicologico e familiare. E lo fa con equilibrio, evitando il facile patetismo e il sermone a sfondo sociale. Tanto da guadagnarsi 4 candidature all'Oscar." (E. Natta, Famiglia Cristiana, n.12, 1998

 

"...il riuscito cocktail di temi peraltro serissimi, come la disoccupazione, i rapporti genitori-figli, la decadenza delle grandi città industriali e quella del ruolo del maschio lancia con ironia uno sguardo che riesce ad andare in profondità e a farci sorridere." (I. Monici, Cinestudio Archivio Film, 1997/’98)

 

"...Full Monty è una commedia che offre uno spaccato preciso e reale della vita operaia dopo la meccanizzazione delle industrie e che, rifuggendo gli atteggiamenti pietistici e la facile retori­ca, invita attraverso l'ironia a riflettere sulla realtà della disoccupazione e sulle sue ripercussioni a livello sociale e culturale, come ad esempio il rovesciamento dei ruoli tradiziona­li all'interno del nucleo familiare, fenomeno questo che ha portato a non pochi mutamenti nella gestione della casa e nell'educazione dei figli. Molto interessante a tal proposito è seguire nel film l'evoluzione del rapporto padre-figlio, rapporto che la coppia Carlyle-Snape tratteggia in maniera sottile e senza mai cedere a facili emozioni. Un film sociologico, dunque, Full Monty, ma così intriso di humour da non cadere mai nel didascali­co." (M. S. Taccone, reVision, 1998)

 

“Sheffield, già principale centro siderurgico del Regno Unito, cinque operai e un caporeparto, licenziati e senza lavoro, decidono di esibirsi in un numero di spogliarello integrale per un pubblico femminile. Ovvero come far ridere sulla disoccupazione. Altri temi complementari: l'umiliazione dell'ozio obbligato, la perdita del lavoro che si trasforma in perdita di identità e autostima e, inedito, la presa di coscienza del proprio corpo. I 6 maschi di questa commedia british a 18 carati imparano quel che le donne sanno da sempre: quanto può essere umiliante essere classificati e giudicati in base all'aspetto fisico. Le donne, qui trasformate nella penultima ruota del carro – l'ultima sono i maschi in quanto disoccupati – si divertono in allegria allo strip senza la cupezza masturbatoria degli uomini. Il tutto è raccontato con intelligenza, leggerezza, rispetto e affetto. E con un'ironia che fa da filtro all'inevitabile demagogia, anche se è evitata con cura ogni sgradevolezza alla Loach. Scritto da Simon Beaufoy e diretto da P. Cattaneo, il 2° regista anglo-italiano dopo Anthony Minghella, prodotto da Uberto Pasolini (pronipote di L. Visconti), è stato – in termini relativi più di Titanic – il grande successo del 1997-98 e uno dei più grandi del decennio: costato 3,5 milioni di dollari, i suoi ricavi totali, videocassette comprese, ammontano a 500 milioni di dollari. Da notare come nel sottotitolo italiano – Squattrinati organizzati – si sia aggirato il tema della disoccupazione. Il titolo originale, che significa “servizio completo, per intero”, è una locuzione pare derivata dal fatto che il generale Montgomery (Monty) durante la battaglia di El Alamein (1942), pretendeva pasti serviti secondo la più rigorosa etichetta britannica.” (Morandini, 2007)

 

"...E' raro vedere un così felice connubio di divertimento ed intelligenza, riso e commozione, fruibilità e bel cinema. (...) Il film del semiesordiente regista P. Cattaneo parla di molte altre cose: la pena dello scorrere delle ore nell'inoperosità, l'umiliazione di chi si sente ingiustamente costretto all'inazio­ne forzosa, il polverizzarsi di ogni forma di identità nel con­trasto con il reale vissuto come ostile ed accantonante. Ed ancora: i rapporti con i familiari, il tentativo di nascondere quanto avviene o di minimizzarlo, lo smarrimento di chi si sente deprivato persino del ruolo di genitore. Con l'ausilio di un gruppo di attori in stato di grazia, The full monty adopera lo striptease come una sorta di Mac Guffin per proporci una rifles­sione sullo stato delle cose nient'affatto accomodante od affetta da carinismo. Poco importa se verso la fine diviene chiaro l'uso dell'espediente, se il fiato della narrazione si fa via via più corto: ci si alza dalla poltrona comunque appagati, divertiti. Ed il lieve retrogusto di malinconia nasce dalla consapevolezza che, finito il numero, ai nostri poveri eroi non resterà che percorre­re la via del giorno prima: l'ufficio di collocamento, in attesa di un giorno forse destinato a non sorgere." (F. Troiano, Cine­studio Archivio Film, 1997/’98)

 

"Sopravvalutato o sottostimato che sia, il film gioca con estrema grazia e ironia sul ruolo, sempre nuovo e diverso, dell'uomo che va delineandosi nei prossimi decenni. Un uomo certamente in crisi: le mogli che si rivolgono impazzite ad altro piuttosto che ai mariti, le donne più arroganti e maschili, gli stravolgimenti tecnici ed industriali... che lo portano a rimboccarsi le maniche e trovare, pena la sua estinzione, una via d'uscita. (...) Una commedia che affronta coraggiosamente con le armi pungenti dello scherzo un problema sociale e doloroso che di per sé poco o niente ha a che fare con il divertimento: la disoccupazione; e non è facile parlarne senza rimanerne irritati. Una commedia allora certamente dai colori accesi e violenti, ma che non cade mai nel banale o nel superficiale. Una commedia che ama conceder­si qualche pausa dolce-amara. Una commedia che premia l'attivi­smo, la voglia di cambiare e di crescere in una competizione più giusta." (M. Forconi, Film, Centro Studi Cinematografici, n.32, marzo-aprile, 1998)

 

"Che il cinema inglese ci marci clamorosamente nel mettere in scena i suoi poveracci, i suoi licenziati da tutte le industrie, i suoi disoccupati che cercano lavoro negli uffici di collocamen­to, è cosa ormai assodata. Ognuno ha le sue rogne, i suoi politi­ci da massacrare, le sue periferie sporche e puzzolenti, con radi parchi verdi e con il nerofumo che domina dappertutto. Full Monty non sfugge a tale iattura. " (d.s., Sentieri selvaggi, n.1, aprile, 1998)