
C’è poco da ridere
In barca a vela contromano
Italia, 1997
con:
V. Mastandrea, A. Catania, E. Rossi, D. Bechini,
M. Mattioli, E. Brignano,
U. Conti, P. Favino, M. Gammarota
regia:
Stefano Reali
durata:
95', col.
Massimo
è un giovane neolaureato in medicina che, per
poter essere assunto in un ospedale pubblico, ha accettato dalla
direzione l'incarico di smascherare un traffico di vendita dei
posti letto, facendosi ricoverare con la scusa di dover subire
un'operazione ai legamenti del ginocchio. Nella stanza che
gli viene assegnata si sono registrate, negli
ultimi sei mesi, ben 22
rinunce e i sospetti gravano su un certo Luigi, immobilizzato da
anni a causa di operazioni sbagliate e diventato
all'interno dell'ospedale una sorta di piccolo boss. Con la
complicità di medici e paramedici Luigi riesce a
spaventare i compagni di stanza, li induce a rinunciare
all'operazione, libera il posto e
lo rivende "a prezzo politico" ad altri pazienti
in lista di attesa.
Massimo, in un continuo susseguirsi di verità e bugie, riesce a scoprire non solo le truffe
di Luigi e compagni, ma
anche gli intrighi nascosti dei
primari e dei dirigenti
dell'ospedale. E siccome, a suo avviso, l'operato di Luigi è motivato
da una sorta di giustificazione etico-sociale (giacché favorisce
chi non può permettersi un ricovero presso una clinica privata), decide
di rinunciare al posto promessogli, pur di non prestarsi più al doppio gioco.
Stefano
Reali
(Frosinone,
1957)
Al suo buon
"biglietto di presentazione" (il cortometraggio Exit che si procura una nomination all'Oscar), segue
una prova dai risultati
poco convincenti: Laggiù nella
giungla (1986). Questo suo
film d'esordio, infatti, pur presentandosi come una moderna fiaba
ecologista, fa il verso al genere
esotico-avventuroso americano, senza trovare una sua precisa
collocazione. Nel 1988, a seguito di un ricovero in ospedale per subire un'operazione
al ginocchio, Reali "scopre" il mercato della vendita dei posti letto
e ne trae il soggetto per una commedia amara - Operazione - che viene rappresentata con successo per 5
anni ed è tradotta in 4
lingue (in Inghilterra, Alan Ayckbourn la presenta con il titolo Phisical Jerks). Da Operazione nasce, nel 1987, In
barca a vela contromano.
"Questa è una
storia che poteva capitare anche in un pomodorificio, invece che in un
ospedale, e non sarebbe cambiato molto. Non si tratta di un film sulla
"malasanità ". Vorrebbe essere piuttosto una commedia amara
(con qualche risata) sull'importanza della lealtà, in un mondo in
cui i rapporti umani sembrano basati essenzialmente sulla predazione.
(...) Un ospedale è un posto in cui scorre sangue, un posto in cui si è a
contatto con la sofferenza molto più che altrove. In più, è un
servizio gratuito che lo Stato mette a disposizione dei suoi cittadini,
quindi un'occasione dove fioriscono tutte le conseguenze inevitabili quando
c'è una "torta" da spartirsi: mercati neri, raccomandazioni,
assunzioni pilotate, sindacalismo rapace, boicottaggi del
personale, pressioni, violenze, nonnismo, molestie e
prepotenze di ogni genere. Non è un luogo
comune dire che la vita della corsia ospedaliera è
un condensato di ciò che la società è fuori." (Fausto
Reali, in Scheda di presentazione del
film)
C’è veramente poco da
ridere in questo film di Reali, soprattutto se si pensa che dietro certi
imbrogli ci sono sempre delle vittime indifese che non hanno alternative.
Quando il malato è anche poco colto la sua posizione di sudditanza si accentua:
ogni parola di conforto diventa per lui un’ancora di salvezza, ogni promessa uno scoglio al quale
aggrapparsi. Nel film di Reali le
risate si alternano continuamente alle sensazioni di rabbia. Ciò che avviene
all’interno dell’ospedale, è vero, non differisce sostanzialmente dagli
imbrogli che si registrano nella società; ma la condizione del malato (debole,
indifeso, completamente dipendente dagli altri) rende più amara la
speculazione dei lestofanti.
Così la critica:
"Il film
parte come una commedia sulla malasanità (sulle prime ricorda
un po' Il medico della mutua di
Luigi Zampa), poi si trasforma in un "giallo" e poi
ancora in una doppia metafora: la prima sull'amicizia; la
seconda sulle inesauribili risorse di questa nostra Italia che, con
la sua proverbiale "arte di arrangiarsi" ( in questo
caso, la povera gente contro i profittatori arroganti) riesce
sempre a trovare l'antidoto ai mali che l'affliggono. " (Enzo
Natta, Famiglia cristiana, n.42,
1997)
"...In barca a vela contromano
(come il navigatore solitario condannato da una malattia, ma
che non ne voleva sapere di morire), consente diverse
interpretazioni: una commedia che scivola quasi in un
poliziesco; un film di denuncia che finisce per
denunciare tutti e nessuno; un ritratto completo di un personaggio
vero in una situazione vera, magari arricchita con un gioco di
fantasia (ma quanto, poi?). La mescolanza dei generi che dà
respiro di film al tutto non sa gestirsi sempre con misura, per cui
ad un ottimo inizio segue una fase incerta, di assestamento. Il risultato complessivo,
anche solo per quanto riguarda la storia, resta
però di buon livello, e a questo si aggiunge la buona
descrizione dei caratteri con un impasto dialettale che
Reali giustamente considera determinante. C'è, insomma, un po' di tutto in questo
film: divertimento e dolore, amore e odio, realtà e mistero." (M. Medelin, Internet)
“Finalmente una storia
italiana senza contesti, che potrebbe valere dappertutto, in ogni città del
mondo. E’ davvero difficile che un nostro film riesca a tanto. Dunque bravo
Leali, benissimo coadiuvato dai suoi attori, con Mastandrea in evidenza. Ma che
è bravo lo sapevamo già.” (P. Farinotti, Dizionario
di tutti i film, Ed. Esedra)