
Sorrisi neri
ARSENICO E VECCHI MERLETTI
(Arsenic
and Old Lace)
USA, 1944
con: C. Grant, P. Lane, R. Massey, E. Everett Horton, P. Lorre
regia: Frank Capra
durata: 118’, b/n
Mortimer Brewster, accompagnato dalla fidanzata
Elaine, va a trovare le sue zie Abby e Martha, due amabili vecchiette che
vivono a Brooklyn, a due passi dal
cimitero. Con le due anziane donne vive da tempo il nipote Teddy, che
non ha tutte le rotelle al posto giusto, tant’è che è convinto di essere
addirittura il presidente Roosevelt. Ma le sorprese per Mortimer continuano:
girando da una stanza all’altra della casa,
egli infatti scopre un cadavere nascosto in una cassapanca. Le zie,
tuttavia, lo “rassicurano” e gli confidano candidamente che quello è solo
l’ultimo di una lunga serie di cadaveri, giacché, con lo scopo di liberarli
dalla infelicità e dalla solitudine,
hanno già ucciso una dozzina di vecchietti. La tecnica è semplice: li
invitano a casa, offrono loro del vino avvelenato e, a morte sopraggiunta, affidano i cadaveri a Teddy che provvede a
seppellirli in cantina. L’imbarazzante situazione si complica ulteriormente con
l’arrivo di un terzo nipote, Jonathan Brewster, incallito criminale che,
sfruttando come compare un perfido dottore,
vuole sottoporsi a una plastica facciale e utilizzare la casa delle due
zie come base per la sua losca attività. Quando tutto sembra incredibilmente
complicato, arriva la soluzione. Jonathan e l’amico dottore vengono arrestati
dalla polizia, Teddy viene internato in un manicomio e le due zie promettono di
sospendere la loro “opera di
beneficenza”. Con grande sollievo, infine, Mortimer scopre che nessun legame di
parentela lo unisce alla famiglia Brewster e si allontana da quella casa in compagnia della fidanzata.
Frank Capra
(Bisacquino,
Palermo, 1897 – La Quinta, California, 1991)
Nato in Sicilia, emigra a sei anni in California
con la famiglia. Dopo aver frequentato gli studi tecnici secondari, si diploma come ingegnere chimico, ma resta
disoccupato a causa della crisi industriale sopraggiunta alla fine della prima
guerra mondiale. Sbarca il lunario esercitando vari mestieri, fino a quando,
nel 1921, non approda casualmente al
cinema. Percorre nella sua carriera quasi tutte le tappe: autore di brevi
comiche, assistente alla regia, direttore artistico. Dirigendo alcune comiche
di Harry Langdon, basate sul soccorso della fortuna, matura il tema dell’uomo
semplice che, alle prese con situazioni apparentemente senza scampo, riesce
comunque a venirne fuori. Con Femmine del
mare (1928) esordisce nella regia. In quel periodo il cinema sta vivendo
una profonda trasformazione, passando dal muto al sonoro. Capra si adatta a
girare film minori, ma quando incontra sul suo cammino artistico l’attrice
Barbara Stanwyck realizza alcuni drammi sentimentali di insolita finezza
psicologica: Femmine di lusso (1930),
La donna del miracolo (1931), Proibito (1932), L’amaro
tè del generale Yen (1933). Si tratta di commedie caratterizzate da un
pathos commovente e crudele che si risolve nella catarsi finale. E’ il preludio
a film più convincenti – come Accadde una
notte (1934) – che rinnovano il genere della commedia brillante rendendolo più realistico nella sostanza
e più frizzante nel ritmo. Sostenitore
della politica di Roosevelt, cerca di
rifletterne lo spirito democratico in alcune commedie musicali: E’ arrivata la felicità (1936), L’eterna illusione (1938). Chiamato alle armi durante la seconda guerra
mondiale (che gli costa la sospensione di Arsenico
e vecchi merletti), si dedica alla serie di cortometraggi Perché combattiamo (1942-45), destinata
alle truppe e realizzata con materiale tratto da documenti filmati rielaborati
e ricostruiti in studio.
Nel dopoguerra,
il tramonto degli ideali del New
Deal smorza il suo ottimismo, ma non la sua carica nel denunciare sempre e
comunque la logica del sistema che calpesta
gli ideali democratici. Con La
vita è meravigliosa (1946) e con Lo stato dell’unione (1948) raggiunge,
probabilmente, la vetta più alta della sua carriera (che gli frutterà
complessivamente 3 Oscar); poi, deluso dal sistema hollywoodiano di fare cinema
che reputa inconciliabile con la libertà che ogni autore dovrebbe avere,
abbandona volutamente il set e si chiude in una sorta di esilio artistico.
Torna ad occuparsi di cinema negli anni Cinquanta con una serie di spiritosi
documentari didattici per la televisione e con Un uomo da vendere (1959)
e Angeli con la pistola (1962), ma
già da tempo aveva esaurito quello che doveva dire.
Altri suoi film: Signora per un giorno (1933), Orizzonte
perduto (1937), Arriva John Doe
(1941), La gioia della vita
(1950), E’ arrivato lo sposo (1951).
C’è un umorismo nero che non significa piacere
della cattiveria umana, ma gusto di giocare anche con la morte, probabilmente
per sdrammatizzarla, o per ridicolizzarla. Non si dice, d’altra parte, che “non
c’è matrimonio senza pianto, né funerale senza riso”? L’impostazione teatrale
che Capra dà al film (tratto dalla commedia di Joseph Kesselring) accentua l’idea del gioco, inteso come travestimento,
mimesis. E tutti, in questa commedia,
sembrano non essere se stessi, ma solo dei commedianti che interpretano delle parti all’interno di un
gioco collettivo, in attesa di un deus ex
machina (la polizia) che, calando dall’alto, sbrogli la matassa e autorizzi
tutti a togliersi la maschera per una risata finale.
Così la critica:
"Lo
spunto ironico della trama, che gioca sul rituale della presentazione dei
familiari in occasione dei fidanzamenti ed ammicca crudelmente al problema
della solitudine degli anziani, è sviluppato da Capra con molto humour.
Maliziosa e leggera, la commedia segnò una pausa tra i grandi film degli anni
’30 e la ripresa del discorso sociale nel dopoguerra." (A. Bencivenni, Dizionario Universale del Cinema, a cura
di F. Di Giammatteo, Editori Riuniti)
“Il
ritmo vivace e l’accavallarsi grottesco delle scene, irresistibilmente comiche,
nascondono comunque uno sguardo cinico e macabro, che fa del film una delle
migliori commedie nere del cinema americano.” (Dizionario dei film, a cura di P. Mereghetti, Baldini &
Castoldi)
“Quando
guarda nella cassapanca Archibald Leach è assolutamente irresistibile. Lì
dentro ci sono i cadaveri di diversi signori che due simpatiche e arzille
vecchiette uccidevano e raccoglievano, compostamente. (…) E’ il momento più alto di questa deliziosa commedia di Frank
Capra. (…) Il film subì un intervallo di quattro anni dal momento in cui fu
girato a quello in cui uscì nelle sale. In quegli anni Frank Capra partì militare e la violenza e i morti, con
cui aveva delicatamente giocato in questo film, li vide davvero.” (W. Veltroni, Certi piccoli amori, Sperling & Kupfer Ed.)
“Quando si parla di commedia leggera, è
istintivo pensare a Lubitsch; ma quando si allude alla commedia leggera
tipicamente americana, occorre pensare a Frank Capra. (…) Egli vide nella
commedia leggera il mezzo più opportuno e più redditizio per sermoneggiare e
propagandare al pubblico princìpi ideologici più o meno diversi nella forma, ma
tutti sostanzialmente improntati al più fiducioso degli ottimismi. (…) Il
metodo umoristico era ed è ciò che maggiormente caratterizza Frank Capra; ciò
che maggiormente lo preoccupa è invece ancor più dello svolgimento dell’azione,
l’approfondimento psicologico dei personaggi.”
(L. L. Ghirardini, Storia generale
del cinema, Ellemme ed.)