La
kryptonite nella borsa
Napoli, 1973. Peppino, 7 anni, è il più giovane membro della famiglia
Sansone. Miope, più ingenuo che tonto, è spesso preso in giro dai suoi compagni
i quali, quando giocano a calcio, gli affidano il ruolo di “palo della porta”.
A casa lo attendono due amorevoli ma fragili genitori, nonni strambi, il cugino
Gennaro che, credendosi Superman, va a cercare kriptonite
persino nelle borse della spesa, due zii hippie
e un terzo che da cinque anni prepara un esame da sostenere all’università. Una
serie di traumatiche circostanze si abbatte sull’infanzia di Peppino: Gennaro
viene travolto dall’ autobus che voleva fermare con la sua forza di supereroe, la
madre entra in depressione quando scopre che il marito trasforma la sua Fiat
850 in alcova dove consumare le sue scappatelle extraconiugali, gli zii
alternativi lo trascinano nel vortice delle loro esperienze di collettivi,
balli e sballi, una collega della madre lo utilizza come paravento nella sua angosciosa
ricerca di un marito. Quando anche le tre M – Madonna, Mamma, Maestra – che
dovrebbero assisterlo nella crescita svaniscono una dopo l’altra, Peppino non
può fare altro che costruirsi una sua vita fantastica e affidarsi completamente
a quel cugino matto che, al tirare delle somme, è l’unico ad impartirgli la prima
vera lezione di vita: la normalità è un concetto sopravvalutato e la diversità
è bella.
Con La kriptonite nella borsa Ivan Cotroneo, già scrittore di romanzi e
sceneggiatore di film e telefilm (Mine
Vaganti di Ozpetek, Tutti pazzi per
amore), passa dietro la macchina
da presa. Debutto felice, anche se non entusiasmante,
apprezzato al Festival di Roma 2011 più dalla critica che dal pubblico. Una
spanna sopra le commedie di cassetta e i cinepanettoni, questa piccola storia
di vita ordinaria di una famiglia
napoletana mette a nudo quanto avviene nelle mura domestiche. Lo fa
calcando a tratti la mano, sconfinando nel surrealismo tratteggiato da
Jean-Pierre Jeunet ne Il favoloso mondo
di Amélie e rivisitando con ironia e nostalgia gli anni Settanta, quando
Napoli non era ancora sommessa dalla monnezza
e l’Italia cominciava a mettere in dubbio non solo l’indissolubilità del matrimonio,
ma anche la triade Casa-Chiesa-Scuola. Si ride come in alcuni episodi di Napoli Milionaria, ma si riflette come
ne I bambini ci guardano. Nella
famiglia sgarrupata dei Sansone,
infatti, è possibile specchiarsi e riconoscere milioni di altre famiglie dove –
agli inizi degli anni Settanta come oggi - c’è sempre qualcuno che dà di matto,
tradisce, sballa, entra in depressione. E’ in questo variegato e pittoresco microcosmo di una Napoli senza camorra che
seguiamo con crescente tenerezza l’iniziazione del piccolo Peppino che, trascurato
dalla madre e goffamente assistito dagli altri adulti della famiglia, si affida
al meno affidabile del nucleo per evadere, osservare dall’alto, capire. Cotroneo
trae il film dal suo romanzo omonimo e precisa “Questa è una storia che parla di un supereroe,
di una famiglia e di un bambino con gli occhiali, ma non è una storia
sull'infanzia. E' una storia sull'amore".
Un amore agrodolce di personaggi
alternativi che si danno convegno in una famiglia disfunzionale. La trappola
del grottesco è lì a due passi, ma scatta con discrezione, grazie anche alla professionalità
degli interpreti: da una Valeria Golino bella e depressa, a Luca Zingaretti
imbarazzato padre fedifrago; dalla strana coppia di scatenati zii Capotondi-De
Rienzo, alla zitella Monica Nappo; dal superman Vincenzo Nemolato, al piccolo
Luigi Catani debuttante con successo. E’ quest’ultimo, pescato nel coro del San
Carlo di Napoli, a meritare una citazione particolare, perché si cala con
naturalezza e dolcezza nella non facile parte del “brutto anatroccolo” che, a
differenza dei tre pulcini ricevuti in regalo dal padre, riesce a crescere
nonostante la presenza di tutti quei picchiatelli che gli stanno intorno.
Con:
Valeria Golino, Cristiana Capotondi, Luca Zingaretti, Libero De Rienzo,
Fabrizio Gifuni, Vincenzo Nemolato, Luigi Catani, Lucia Ragni, Monica Nappo, Gennaro
Cuomo
Italia, 2011
Durata: 98’ col.