Capitolo VIII: Parliamo d'altro
Solo chi vive fuori dalla scuola, o chi ha paura di
uscire fuori dai programmi ufficiali conserva dell'istituzione un'immagine
vecchia e stantia. In realtà e per fortuna, invece, da un po' di tempo si assiste
ad una fioritura di iniziative che rinnovano di fatto l'insegnamento e i
programmi.
Stanchi di aspettare direttive dall'alto, molti
docenti (con o senza l'avallo di direttori, presidi e organi collegiali) hanno
di fatto modificato i programmi delle discipline curriculari, o svolto attività
extracurriculari di rilevante interesse. Queste attività - probabilmente
perché sono svincolate da interrogazioni
e voti - suscitano grande interesse negli alunni e contribuiscono in modo
determinante ad una formazione più ampia ed articolata.
Il cinema, a tale riguardo, ha sempre svolto il
compito di registrare e di anticipare le innovazioni contenutistiche e
metodologiche. Lo ha fatto scherzandoci sopra e suscitando riflessioni,
suggerendo nuove strade e criticando proposte didatticamente pericolose,
trasferendo iniziative da un paese all'altro e provocando la nascita di nuove
idee.

Cronologicamente il primo posto spetta alla politica,
che ha sempre trovato il modo di entrare all'interno dell'aula. Già in All'ovest
niente di nuovo (All Quiet on the Western Front) (1930), Lewis Milestone
aveva denunciato l'errore commesso da un docente tedesco che, allo scoppio
della prima guerra mondiale, convince i suoi giovani allievi ad arruolarsi
volontariamente e a morire al fronte. Molti altri film, in seguito, si
presenteranno come esplicite accuse alle ideologie belliche e razziste del
fascismo e del nazismo che, penetrando tra i banchi di scuola, distruggono
affetti e sentimenti di amicizia. Si pensi - tanto per citare due film di
grande successo - a Il giardino dei Finzi
Contini (1970) di Vittorio De Sica e a Arrivederci
ragazzi (Au revoir les enfants) (1987) di Louis Malle.

Sempre nel campo dell'impegno sociale, dietro l'onda
della contestazione del Sessantotto e facendo ricorso ancora una volta ai toni
caustici peculiari del suo cinema, Luigi
Zampa realizza, nel 1970, il film ad episodi Contestazione generale, all'interno del quale (esattamente negli
episodi Concerto a tre pifferi e Università) viene riproposto il
problema della scuola scossa dalle ideologie politiche di docenti e alunni. Nel
primo, infatti, si racconta la storia di un padre che, convinto dal figlio
capellone e poco studioso, si ribella al proprio datore di lavoro, viene da
questi licenziato e decide di impartire al giovane contestatore una lezione di
vita facendogli trovare a tavola una invisibile "pasta al piffero";
nel secondo, è documentata una ben nota scena di quel periodo: studenti che
occupano l'università e che, invece di
reagire all'intervento delle forze dell'ordine, si lasciano trasportare
a braccia fuori dall'aula.

Anche Mauro Bolognini affronta i conflitti scolastici
di quegli anni, ma lo fa in chiave drammatica, raccontando in Imputazione di omicidio per uno studente
(1972) la storia di un ragazzo politicizzato, figlio di un giudice, che
durante una manifestazione di piazza uccide un suo coetaneo.

Dalla contestazione del Sessantotto agli anni di
piombo: in Colpire al cuore (1983),
Gianni Amelio affronta il problema del terrorismo che, partendo dalla scuola,
penetra nella famiglia. Protagonista di questo film è un docente amico di
alcuni brigatisti che viene "tradito" dal suo stesso figlio e da
questi denunciato ai carabinieri.

Politica a scuola anche in Anni ribelli (1994), dove Rosalia Polizzi narra la crisi di una
ragazza (Laura), figlia di genitori italiani, che vive in Argentina nella metà
degli anni Cinquanta, quando il governo Perón stava per essere spazzato via.
Capita dalla madre, ma completamente succube del padre autoritario, Laura,
grazie alle lezioni della sua professoressa di sinistra, trova a forza di
reagire e di ribellarsi al genitore.

Ma non è solo la politica ad intrufolarsi tra i
programmi ministeriali. Motivati da personali attitudini e convinzioni, o
provocati da esplicite richieste degli alunni, molti docenti hanno introdotto
nella loro didattica approcci originali alle discipline tradizionali e
sperimentato nuovi canali per trasmettere la cultura. Sono la musica, il
teatro, la poesia e lo sport a suscitare i maggiori interessi. E se ne Gli
indiavolati (Rock, Pretty Baby) (1956) di Richard Bartlett l'idea di
formare all'interno della scuola un complesso musicale parte da alcuni alunni
amanti del rock'n'roll e desiderosi di prendere parte ad un concorso, in Goodbye Mr. Holland (1995) di Stephen
Herek è il docente a introdurre a scuola il rock, rivoluzionando la mentalità
degli alunni e scandalizzando (soprattutto e ovviamente) la presidenza.

Politica, teatro e poesia si mescolano in Petofi 73 (1973), un film di Ferenc
Kardos. Agli alunni di un liceo ungherese l'occasione per allestire uno
spettacolo drammatico, con balli e canzoni, è data, questa volta, dalla
ricorrenza del 150° anniversario della nascita di Petofi. La manifestazione
diventa anche contestazione a desueti programmi scolastici e così essi non
celebrano nel loro spettacolo solo l' eroe nazionale che muore combattendo
contro i russi, ma anche il poeta romantico che canta la libertà.

Sport e scuola - con tutte le distinzioni che i due
termini comportano quando si mettono a confronto l'Inghilterra e l'Italia
meridionale - hanno interessato sia Hugh Hudson in Momenti di gloria (Chariots of Fire) (1981), che Luigi Comencini in
Un ragazzo di Calabria (1987). Nel
primo film, l'amicizia di due studenti podisti britannici che partecipano alle
Olimpiadi del 1924 deve fare i conti non solo con la sana competizione
sportiva, ma anche con le opposte credenze religiose; nel secondo, invece, la
"lotta" è interna alla famiglia e al paese, giacché il piccolo
protagonista, che ha più passione per la corsa che per lo studio, prima di
partecipare ai Giochi della Gioventù e tagliare da vincitore il traguardo, deve
superare l'ostacolo di un padre che, a differenza dello sciancato e
improvvisato allenatore, non vuole che suo figlio anteponga l'atletica ai
libri.

Verso una nuova didattica completamente rivoluzionata
vanno, invece, tre docenti di altrettanti film.
Il primo è il protagonista di Diario di un maestro, prodotto (e proposto come sceneggiato
televisivo) dalla RAI nel 1972 per la regia di Vittorio De Seta. Il maestro del
titolo opera nella borgata romana del Tiburtino e si accorge ben presto che, se
vuole incidere nella vita dei suoi ragazzi, non può aspettarli in classe.
Non sarà semplice per lui, ovviamente, superare tutte
le difficoltà burocratiche e vincere le diffidenze delle autorità restie, da
che scuola è scuola, a sperimentare nuovi metodi.
Non avrà vita più facile il professor Keating,
protagonista del fortunato L'attimo
fuggente (Dead Poets Society) (1989) di Peter Weir, la cui trama va
ricordata più dettagliatamente.
All'apertura del nuovo anno scolastico, nel Collegio
di Welton del Vermont, noto come il miglior luogo preparatorio di tutti gli Usa
per l'attaccamento alle tradizioni e per la severità degli insegnanti, arriva
un nuovo docente di letteratura: il professor Keating. Entusiasta di Walt
Whitman, egli si pone immediatamente all'attenzione dei suoi alunni sia per il
modo come si presenta (fischiando, portando i ragazzi fuori dall'aula,
facendoli alzare in piedi e invitandoli a strappare le pagine del libro), sia
per le sue originali lezioni sulla poesia. Dopo aver convinto i ragazzi che
"le parole e le idee possono cambiare il mondo", il professor
Keating, che fra l'altro è un ex allievo della stessa scuola in cui adesso
insegna, rivela ad essi l'esistenza della "setta dei poeti estinti"
che, ai suoi tempi, era solita riunirsi in una remota grotta per nutrirsi di poesia e per allenarsi al
libero pensiero. I ragazzi, ai quali il docente ripete "osate cambiare;
cercate nuove strade", all'insaputa dei superiori emulano le gesta della
setta dei poeti estinti e prendono coscienza delle loro capacità. Uno di essi,
in particolare, trova il coraggio di ribellarsi a un padre dispotico, seguendo
la sua passione per la recitazione e preferendo suicidarsi anziché contrastare
l'ottusità del genitore. Scoppia lo scandalo e il professor Keating, ritenuto
colpevole di avere sconvolto una tradizione intoccabile e di avere, anche se indirettamente, spinto i
ragazzi alla ribellione, viene rimosso dal suo incarico. Quando egli sta per
lasciare definitivamente la scuola, però, i ragazzi trovano il coraggio di
manifestargli, ancora una volta e nonostante le minacce del preside, il loro
ringraziamento.
L'attimo
fuggente, ambientato nel 1959,
rappresenta una sfida alle tradizioni scolastiche. La sfilata di apertura in occasione
della cerimonia di inizio anno, il vessillo con la scritta
"Tradition", il discorso del preside e l'intransigenza di un genitore
autoritario, vengono messe in discussione da un docente che rivendica, per sè
e per i suoi alunni, libertà di pensiero. L'abilità del docente è quella di
trasformare tutto in insegnamento: lo sport, l'amore, la timidezza, la musica,
il modo di camminare, la compilazione del giornalino scolastico, lo spettacolo
teatrale... Ma fino a quale punto è
concesso rivoluzionare una prassi centenaria? E a che prezzo? Il professor
Keating ("capitano" di un plotone di bravi ragazzi) sa di rischiare
sulla sua pelle e accetta una sfida che, pur costandogli il posto di lavoro,
gli darà la soddisfazione professionale ed etica di avere operato per il bene
dei suoi alunni.
" Al di là delle qualità artistiche, (si legge
nel Dizionario dei film, a cura di
Paolo Mereghetti, Baldini &
Castoldi) il film ha un grande merito:
aver scatenato l'immaginario pedagogico di tutta una generazione costretta a
subire una pedagogia che di immaginario non ha più niente."

E all'esaltazione di una nuova pedagogia si ispira
anche un video di soli 38 minuti - Oggi è
un altro giorno (Milano 1945-1995) - prodotto dall'assessorato alla Cultura
della Provincia di Milano e dal Centro regionale per i servizi didattici e
audiovisivi e realizzato nel 1995 da Bruno Bigoni e Giuseppe De Santis. Molto
probabilmente il grosso pubblico non avrà mai l'occasione di vederlo (il video
circola soprattutto nelle scuole della Lombardia), ma vale la pena accennare
ugualmente al suo contenuto. Un professore, per far conoscere ai suoi alunni
alcuni luoghi segnati dalla lotta partigiana, organizza un giro in bicicletta e
svolge la sua lezione dove fu ucciso Eugenio Curiel e dove operava la banda
Koch. I ragazzi ascoltano, intervengono, spiegano che cosa significhino per
loro, oggi, le parole Resistenza, Libertà, Guerra, Dolore, Morte.
Già alcuni anni fa, Ivan Illich, dopo aver constatato
che "tutte le informazioni sono al di fuori della scuola" e che
"le nostre scuole non sono più adatte per le generazioni dell'epoca
dell'elettricità", aveva lanciato un provocatorio appello: "Eliminiamo
le scuole; mandiamo i ragazzi per la strada: impareranno più fuori che dentro
la scuola."
Non sarà che il cinema ha assimilato questo concetto
molto prima della stessa istituzione scolastica?