Capitolo III: Dalla fine all'inizio dell'estate

 

 

Il calendario scolastico dura nove mesi e ha il suo gennaio dopo le vacanze estive. Ad interrompere la monotonia delle lezioni alcune ricorrenze: le vacanze di Natale, la gita scolastica, gli esami, lo scrutinio.

 

 

 Nicolas Philibert in Essere e Avere (2003) ne ricostruisce le tappe seguendo il lavoro di un maestro di un paesino montano dell’Alvernia (Saint-Etienne sur Ussan) in procinto di andare in pensione che insegna un po' di tutto ai suoi alunni: dalle prime nozioni al rispetto reciproco, dalle vocali alle tabelline, dal disegno alla lettura. Nella classe ci sono solo 13 allievi,  tra i 4 e i 12 anni, e il maestro è costretto a dividerli (e a dividersi) tra il gruppo dei piccoli e quello dei grandi. La macchina da presa - che Nicolas Philibert sembra aver piazzato nel paesino più come suppellettile che come occhio indiscreto da "Grande Fratello" - registra anche il susseguirsi delle stagioni, l'estenuante lavoro nei campi e nelle stalle, le abitudini familiari, i silenzi e gli sguardi, il ritmo  di una comunità che sembra dimenticata da Dio e dagli uomini.

 

Gli alunni di Zero in condotta (Zéro de conduite) (1933) di Jean Vigo, vivono il loro primo giorno di scuola come se le vacanze non fossero finite: fumano, prendono in giro il sorvegliante, schia­mazzano, organizzano burle. Le loro intemperanze, scoperte dai docenti, sono punite con lo zero in condotta, ma essi non tardano a vendicarsi trasformando una cerimonia ufficiale in una ghiotta occasione di lotta e un nugolo di borghesi altolocati in diverten­ti bersagli umani.

 

Vacanze in America

 

Dopo tre mesi di scuola arriva Natale e si può riparlare di vacan­ze. Ma la parentesi scolastica non è uguale per tutti. Il gruppo di alunni che Carlo Vanzina, in Vacanze in America (1984), porta  a Las Vegas si perde tra banalità e comicità di serie B. 

 

Il giovane Athos, protagonista de L'ultimo giorno di scuola prima delle vacanze di Natale (1975) di Gian Vittorio Baldi, deve fare i conti, invece, con il destino. Per non  perdersi il rituale degli auguri in classe, egli sale sulla corriera che dovrebbe portarlo  a scuola, ma siamo nel 1944 e, in Emilia (dove si svolge l'azione), come in molte altre regioni italiane, qualcuno ha perso la testa. Tre fascisti della repubblica di Salò si impossessano del mezzo pubblico  e uccidono senza pietà tutti i passeggeri, compreso l'innocente alunno.

 

 

Un' altra occasione per rompere la monotonia delle lezioni arriva con  la gita scolastica. Oggi, per essere presa in considerazione e rispondere alle attese degli alunni, una gita deve durare diver­si giorni e avere come destinazione una città estera; i ragazzi la vedono, infatti, come un'occasione unica per uscire dall'ambito familiare e per non sottostare al controllo dei genitori, per fare disperare i docenti accompagnatori, per scatenarsi in schiamazzi notturni e scherzi pesanti, per provocare la nascita di nuovi amori. Una volta, invece, ci si allontanava solo per pochi chilo­metri e la gita aveva  il sapore di una scampagnata; esistevano già, tuttavia, i presupposti per far gridare allo scandalo e per far riunire il consiglio di disciplina.


 

Una gita scolastica

 

 

In Una gita scolastica (1983) Pupi Avati racconta di un professore e di una professoressa che, nel 1911, accompagnano i loro allievi in una gita sull'Appennino da Bologna a Firenze. Lui (un Carlo Delle Piane per la prima volta protagonista a quarantasette anni) è innamorato di lei, ma la giovane docente fa gli occhi dolci a un allievo ed è con questi che ha un'avventura. Scoppia lo scandalo e qualcuno deve pagare. Il professore prende le difese della collega e si "sacrifica" al suo posto.

 

Okno v Parizh

 

Nessuno scandalo, ma solo divertente umorismo, invece, nella surreale gita scolastica organizzata dall'insegnante di Educazione Estetica del film di Jurij Mamin Insalata russa (Salades russes- Window to Paris) (1994). Dalla porta-finestra di un appartamento di Pietroburgo, che il docente condivide con un gruppo di compagni operai, si passa direttamente sui tetti di Parigi. L'occasione è buona per evadere dalla Russia di Eltsin: ne approfittano gli operai per ammirare le vetrine stracolme di cibo e il docente per portare in gita i suoi alunni. Ma, come in tutte le commedie, bisogna fare i conti con gli imprevisti; e così in molti finiscono in mezzo ai guai.

 

Dopo la gita scolastica ci si rituffa nello studio in modo più serio: si intensificano le interrogazioni, ci si prepara per gli esami. Nelle scuole medie superiori, per gli alunni  dell'ultimo anno l'appuntamento più atteso è con gli esami di maturità. Il rituale vuole che l'agitazione contamini l'intera famiglia; in realtà, poi, tutto si sdrammatizza davanti a prove sempre più facili e a commissioni sempre meno esigenti.

 

 

In Ecce Bombo (1978) Nanni Moretti ha saputo cogliere con anni di anticipo la comicità del cosiddetto "colloquio orale".  La tesina del candidato sul poeta sardo vivente che nessuno dei commissari conosce è un pezzo di antologia filmica. C'è, in essa, con la ridicolizzazione della prova d'esame, la presa in giro del docente cattedratico e onnisciente.

 

 

La scuola

 

Diciassette anni dopo (1995) Daniele Luchetti realizza La scuola e, prendendo lo spunto da tre libri di Domenico Starnone ("Ex cathedra", "Fuori registro" e "Sottobanco"), affonda i colpi. E' l'ultimo giorno di scuola in un istituto tecnico della periferia romana: i professori sono riuniti in palestra per lo scrutinio finale e gli alunni attendono il responso.  Seguendo le tappe di un anno scolastico (dalle lezioni fatte ad una scolaresca annoiata alle ansie  dei docenti durante la compilazione dell'orario, dal collettivo di classe alla gita scolastica), sfila un campionario di macchiette che solo a chi non ha dimestichezza con la scuola può sembrare esagerato e del tutto inventato. Il professore idea­lista che cerca di salvare gli studenti a rischio e il vicepreside burbero che pensa alla carriera, l'alunno esaurito che fa la mosca per i corridoi e quello che si diverte a fare battute stupide e fuori luogo, la giovane professoressa innamorata e quella anziana che si è dimenticata dei suoi impegni, il professore insofferente di tutto e di tutti e la professoressa svampita, anche se non concentrati nello stesso istituto, esistono realmente. Eccome, se esistono!

 

L'ultimo giorno di scuola si festeggia con incontrollata allegria: fiori alle professoresse e scambi di indirizzi, ma anche libri che volano in aria e urla di liberazione.

Dazed and Confused

 

In La vita è un sogno (Dazed and Confused) (1993) di Richard Link­late, tuttavia, si assiste a qualcosa che va oltre la normalità. Calderòn de la Barca - con buona pace di chi ha deciso il titolo nella versione italiana - c'entra ben poco. L'ultimo giorno di scuola del 1976 di alcune matricole di un liceo americano si trasforma, infatti, in incubo a causa delle angherie perpetrate dai più grandi. Tra spinelli, risse e amori che vanno avanti per tutta la notte, un ragazzo e una ragazza, "storditi e confusi", sperimentano la crudeltà dei loro compagni e la frase di uno di loro suona come la condanna di tutta una generazione: "Se comin­ciassi a pensare a questi come ai migliori giorni della mia vita, ricordami di suicidarmi".

 

       locandina     Classe Mista 3A  

 

 Se le cose stanno così, non c'è dubbio che sono preferibili gli alunni di Notte prima degli esami (2006) e Notte prima degli esami – Oggi (2007) di Fausto Brizzi, i quali cercano inutilmente di conoscere le tracce dei temi, sdrammatizzano gli imminenti esami di maturità, confezionano buffe disavventure, parlano male dei docenti, si innamorano e si tradiscono. Ricordano gli spensierati alunni della Terza liceo (1953) di Luciano Emmer e gli allievi della Classe mista 3a A (1966) di Federico Moccia, i quali, tra amori, amicizie, incomprensioni e delusioni,  crescono nell’Italietta degli anni Cinquanta e Sessanta, degni seguaci di Rita la zanzara (1966) di Lina Wertmuller la quale, in combutta con le sue amiche, prende di mira il professore impacciato e la stagionata direttrice innamorata, e si scatena in avventure comico-sentimental-musicali.

Alla fine non ci si spellerà le mani, ma non si andrà nemmeno alla ricerca del primo ponte per buttarsi nel fiume.