“L’innesto”
venne rappresentato per la prima volta al Manzoni di Milano nel 1919 e quella
storia di stupro e aborto suscitò scalpore. La Grande Guerra si era appena
conclusa e c’erano da ricostruire non solo i brandelli di muro, ma anche le
coscienze. Oggi, con l’approvazione della legge 194, le motivazioni ammesse per
l’interruzione di gravidanza, le maternità programmate e le prove di DNA, una vicenda come quella raccontata da
Pirandello sarebbe apparsa meno scandalosa, ma anche meno coinvolgente. Attualizzandola
e trasformandola in “thriller sentimentale” Michele Placido la fa diventare il tormentato
percorso di una coppia che, ieri come oggi, deve fare i conti con il perbenismo
della morale comune.
La
vicenda. Siamo in Puglia, a Bisceglie per l’esattezza. Laura (Ambra Angiolini)
e Giorgio (Raoul Bova), sono felicemente sposati da sette anni. Lei ama Mozart
e dirige un coro di bambini; lui gestisce un ristorante-enoteca. Sono giovani e
belli, si amano. Un solo cruccio: non hanno figli. Forse non ne potranno mai
avere. Una sera, la stessa sera del suo compleanno, Laura viene aggredita e
stuprata. La felicità della coppia sparisce d’incanto. Con il passare dei
giorni, forse, potranno ritrovare la serenità. Forse. Quando Laura scopre di
essere incinta, la voragine si spalanca ancora di più. Che fare? Ecco la
dolorosa “scelta”: abortire o portare avanti la gravidanza? Tutto sarebbe
facile se si sapesse con esattezza chi è il padre di quel bambino, ma
Pirandello non lo dice (non sarebbe Pirandello) e non lo dice nemmeno Placido.
Ma è proprio così importante avere la certezza del legame biologico? Laura,
forte del suo amore per il marito, rifiuta analisi e supporti psicologici;
Giorgio tentenna. Anche lui ha subito violenza ed è sul punto di abbandonare
Laura al suo destino. La decisione finale è dettata più dal cuore che dalla
testa: i problemi si risolvono insieme, magari rinunciando alla conoscenza
della verità. Due anni prima de “L’innesto”, in quella che fu la versione n.1
del “Così è (se vi pare)” e che aveva per titolo “La Signora Frola e il Signor
Ponza, suo genero”, l’autore siciliano aveva vestito con un velo nero la verità
e le aveva fatto dire: “Io sono colei che mi si crede!”.
Placido
non è Pirandello, ma lo ama, lo trova attualissimo, lo ha interpretato ne
“L’uomo dal fiore in bocca” e ne “La carriola”, ha curato la messa in scena del
“Così è (se vi pare)”. La sua regia in questo film non è tra le migliori (e la
prova del duo Angiolini-Bova non è da Oscar), ma bisogna senz’altro
riconoscergli il pregio di avere riproposto una non banale pirandelliana storia
d’amore, di avere intelligentemente utilizzato una scenografia che con quei vicoli
stretti e tortuosi è metafora del labirinto del cuore e di avere realizzato un
film che pone delle domande e fa riflettere.
E
con le insulse commedie che allungano la lista del made in Italy non è certamente
cosa da poco.
LA
SCELTA
Regia: Michele
Placido
Con: Ambra
Angiolini, Raoul Bova, Michele Placido, Valeria Solarino, Manrico Gammarota,
Monica Contini, Gennaro Diana, Marcello Catalano, Vito Signorile
Italia, 2015
Durata: 86’, col.