
L’uomo nero
Sergio
Rubini
Italia
Sinossi:
Enrico Rossetti, capostazione frustrato, nutre la passione
per la pittura e per i quadri di Cézanne, ma nel paesino in cui vive non c’è
spazio per i sognatori come lui. L’occasione per farsi notare gli viene offerta da donna Valeria, mecenate attratta più dalle
attenzioni che Enrico le dimostra che da vero amore per l’arte. Cattiverie e
malignità di arroganti intellettuali locali affossano
l’ambizione artistica del ferroviere. Dopo la cocente delusione, Rossetti
medita e consuma la sua vendetta di artista con uno
stratagemma che non rivelerà a nessuno e che sarà scoperto molti anni dopo da
suo figlio Gabriele. Accorso al capezzale del padre morente, Gabriele rivivrà l’ infanzia
passata nella Puglia provinciale degli anni Sessanta: la noia dei compiti
svolti a casa sotto l’occhio della madre professoressa, il fascino dello zio
scapolone, i giochi e le marachelle con gli amici, l’incontro con l’altro
sesso, le feste paesane, i viaggi in città e le visioni della sua fantasia, tra
le quali quella di un uomo nero dal
cuore d’oro che gli strizzava l’occhio, lo invitava a seguirlo e lanciava dal
treno in corsa caramelle agli orfanelli.
Il
regista : Sergio Rubini (Grumo Appula, 1959)
Figlio
di un capostazione, frequenta le scuole superiori di Altamura
e nel 1978 si trasferisce a Roma per frequentare l’Accademia Nazionale di Arte
Drammatica Silvio d’Amico. Appassionato di teatro, ricopre ruoli di secondari importanza e, dopo qualche esperienza
radiofonica, esordisce nel cinema nel 1985. Solo sue anni
dopo, però, gli si offre la grande occasione, grazie a Federico Fellini che lo
sceglie come suo alter ego giovanile in Intervista.
Nel 1989 inizia il suo sodalizio artistico di autore
e sceneggiatore e, in collaborazione con Umberto Marino, esordisce nella regia
di La stazione (1990) vincendo il David di Donatello e il Nastro d’argento come miglior regista
esordiente. Il suo cinema – secondo la
critica – risente dell’influenza di due figure fondamentali: l’attrice
Margherita Buy, compagna di lavoro e poi di vita, e il regista Gabriele Salvatores.
Altri
suoi film: La bionda (1993), Prestazione straordinaria (1994), Il viaggio della sposa (1997), Tutto l’amore che c’è (2000), L’anima gemella (2002), L’amore ritorna (2004), La terra (2006), Colpo d’occhio (2008)
Note:
Uno
sguardo all’infanzia che, rivisitata da adulti, diventa
ancora più magica di quanto non lo sia stata realmente. Un film che non
è solo l’omaggio di Rubini alla sua Puglia, ma anche uno squarcio di storia tra
l’ Amarcord di Fellini e la Baarìa di Tornatore. Viene da pensare a Sciascia quando, esaminando il rapporto
che nel meridione unisce i figli maschi ai padri, scrisse
di un contrasto in vita che si muta in amore sviscerato dopo la scomparsa dei
secondi. Il percorso a ritroso di Gabriele porta lo spettatore non solo
all’interno di una famiglia, ma anche nel cuore della fantasia infantile. L’uomo nero non è quello con il sacco che si porta via i
ragazzi cattivi, ma un amico e complice. E’ la creatura fantastica che altri
non possono vedere, perché non hanno gli stessi occhi di un bambino.
“Realizzato
con un’attenzione ai dettagli non indifferente, certamente frutto anche
dell’esperienza ormai più che consolidata del regista pugliese, L’uomo nero
non è solo la classica storia di provincia che punta esclusivamente su caratterizzazioni più o meno riuscite, ma cerca di andare
oltre, entrando in altre parole nelle anime dei personaggi portando a galla le
passioni, i risentimenti, le ambizioni e le mille sfaccettature che
contraddistinguono ogni essere umano. Se Ernesto è
diviso tra l’amore verso la famiglia e le proprie mire artistiche,
all’apparenza agli antipodi rispetto ai doveri di padre e marito, lo zio
Pinuccio è una sorta di vitellone senza legami affettivi che però trova nella
famiglia un punto d’appoggio e di sostegno irrinunciabili. Commedia
atipica che punta a far riflettere piuttosto che a generare risate
estemporanee, L’uomo nero è un film che guarda al passato per dare
risposte sul presente. Così come Gabriele, il figlio di
Ernesto, riuscirà a comprendere la genialità del padre solo quando sarà
troppo tardi, anche lo spettatore potrebbe capire come dietro facciate di
perbenismo che circondano la propria esistenza si nascondano in realtà zona
d’ombra d’ipocrisia e invidia”. (G. Lazzari, in NSC, anno VI, n.5)
“Ottima prova del regista
pugliese, che si conferma sempre più autore di storie popolari e capace di
raccontare il nostro Pese con il giusto miscuglio di
serietà ed ironia, senza mai perdere il contatto con la realtà”. (in I cinemamiaci, blog del 22 febbraio 2010)
“Recuperando il realismo sentimentale
made in Italy '60 (echi del Ferroviere di Germi, ancora stazioni) Rubini firma
il suo miglior film di memorie in una Puglia da West barocco. Sono le illusioni
perdute di un pittore col quiz Cezanne. Il meglio dell' Italia
che fu in una storia che ha i tempi della commedia avatiana,
recitata al meglio: intonatissima la coppia Golino-Rubini,
magistrale Gifuni e bravissimo Scamarcio,
il fratello ospite, ruolo da Eduardo ma pure di Amarcord. Ci si diverte con
intelligenza: cosa rarissima. (Maurizio Porro in Il Corriere
della Sera )
L’uomo nero
Regia:
Sergio Rubini
Con: Sergio Rubini,
Valeria Golino, Riccardo Scamarcio, Fabrizio Gifuni, Guido
Giaquinto
Italia, 2009
Durata:
116 minuti