locandina di Il ragazzo con la bicicletta

Il ragazzo con la bicicletta

Per educare i ragazzi bisogna pedalare al loro fianco

Rieccoli, i fratelli Dardenne. Non tanto quelli che avevamo lasciato tre anni fa ne Il matrimonio di Lorna, quanto quelli de La promesse, Rosetta, Il figlio, L’Enfant. Ovvero, quelli dell’infanzia abbandonata, dei genitori immaturi, dei ragazzini ribelli e della società che sembra indifferente. Leggi Jean-Pierre e Luc Dardenne e vedi Vittorio De Sica e François Truffaut. I due fratelli, che non hanno mai fatto mistero della loro passione per il neorealismo italiano e per la nouvelle vague francese, hanno preso lo stampo dei due Sciuscià, Giuseppe e Pasquale, l’hanno amalgamato con quello del ribelle Antoine Doinel de I 400 colpi e hanno sfornato Cyril, il dodicenne protagonista di questo Le gamin au velo, Grand Prix speciale della Giuria a Cannes 2011. Persino il titolo sembra un intreccio tra Il ragazzo selvaggio e Ladri di biciclette. Ma non siamo di fronte a un plagio, perché, come al solito, il cinema dei Dardenne è brevettato con il marchio d’autore.  

Affidato a un centro di accoglienza, Cyril (un bravissimo Thomas Doret) non si rassegna all’idea di essere stato abbandonato dal padre. Gli assistenti cercano di farlo ragionare e di tenerlo a freno, ma il ragazzo fugge dall’istituto e ingaggia una battaglia personale contro tutto e contro tutti. L’incontro fortuito con la dolce parrucchiera Samantha, che riesce a ricomprargli la bicicletta venduta dal padre e che accetta di occuparsi di lui nel fine settimana, sembra ridargli un po’ di fiducia. Cyril rintraccia il genitore, ma la sua gioia dura poco. L’uomo si sta rifacendo una vita e non lo vuole più tra i piedi. La delusione rende Cyril ancora più ribelle: pedala sulla sua bici con irrefrenabile rabbia, vaga per la città, fa a botte con i coetanei, cade nella rete di uno spacciatore, partecipa ad un furto, ferisce al braccio Samantha, si procura guai con la giustizia. Dopo l’ennesimo rifiuto del padre, Cyril trova la forza di chiedere perdono alle sue vittime e a Samantha.  E’ il primo passo verso la retta via.  

Luigi Comencini, che di ragazzi se ne intendeva, disse a suo tempo che c’era un solo modo per liberare l’infanzia dalle ingiustizie dei grandi: mettersi al suo stesso livello. E’ quello che continuano a fare i Dardenne. Seguono passo passo questo ragazzino con gli anni in tasca che vive il dramma dell’abbandono. Con una tecnica che fa largo uso di lunghi silenzi e di tempi morti, gli incollano la cinepresa alle spalle più per documentare che per raccontare la sua vana ricerca del padre. Qualcuno ha visto in questa storia un adattamento moderno di Pinocchio, perché anche Cyril non dà retta agli educatori, si arrampica sui muri e sugli alberi, imbocca la strada sbagliata, sbatte il grugno e prende coscienza del suo errore. E’ un accostamento frettoloso che fa torto soprattutto a Geppetto. La differenza sostanziale è, infatti, legata al rapporto padre-figlio: il personaggio di Collodi era solo un monello che faceva disperare il babbo; qui è il babbo che fa disperare Cyril. Il ragazzo con la bicicletta, piuttosto, è il piccolo Jimmy de L’Enfant cresciuto troppo in fretta. Forse non per caso i Dardenne hanno affidato il ruolo di padre immaturo allo stesso attore (Jérémie Renier) e l’hanno riproposto con gli stessi difetti. E’ bene ricordare che anche in quel film l’incosciente padre si era disfatto del figlio appena nato vendendolo a degli sconosciuti. La salvezza dell’infanzia, in L’Enfant come ne Il ragazzo con la bicicletta, viene affidata alle figure femminili, madri naturali o adottive che siano. Quella di Cyril è una fata turchina (splendida l’interpretazione di Cécile de France), che non esita a rinunciare al fidanzato pur di restare al fianco di un ragazzino sbandato. La lezione dei Dardenne è chiara: per educare un ragazzo bisogna pedalare con lui. E’ questa, in ultima analisi, l’elementare norma di didattica che ci suggerisce il piano sequenza della passeggiata in bici che Cyril e Samantha fanno insieme e che, molto opportunamente, è stata scelta per la locandina. Esaminiamola nei dettagli. Cyril, fino a quel momento, aveva pedalato da solo e si era cacciato nei guai. Dopo la presa di coscienza dei suoi errori, lo vediamo per la prima volta sereno e con una figura materna alle spalle. Non fugge più, non rincorre ladri, non compie pericolosi volteggi, ha il volto sereno e sorridente, ha una meta di relax da raggiungere. Ad un certo punto, gli viene voglia di giocare e propone di trasformare la promenade in gara di velocità, ma la sua bici da ragazzino non ha la stessa potenza di quella della donna. Quando Samantha lo supera, le chiede di invertire le bici. Samantha accetta ed è come se gli concedesse la patente della maturità. I genitori naturali restino pure nell’ombra (la madre), o tra i fornelli di un ristorante (il padre). Merende all’aria aperta, barbecue con gli amici e una fata con il cuore d’oro, bella e raggiungibile, attendono Cyril che ha finalmente trovato ciò che cercava: la strada di casa e l’affetto.

Il ragazzo con la bicicletta  (Le gamin au velo) 

Regia: Jean-Pierre e Luc Dardenne

Con: Cécile de France, Thomas Doret, Jérémie Renier, Fabrizio Rongione, Egon Di Mateo, Olivier Gourmet

Belgio, 2011

Durata: 97′, col.