Bimbi robot e bimbi veri

Da Artificial Intelligence a Viaggio a Kandahar

 

 

Sembra domani ed è ieri; sembra ieri ed è oggi.

 

Non è un indovinello, ma il riassunto di due film che, nell'indecisione della scelta, ho messo insieme, ben consapevole di mischiare capre e cavoli, sacro e profano, fantasia e realtà.

Ma andiamo con ordine. Fino all'ultimo sono stato indeciso se scegliere, per la consueta riflessione, Artificial Intelligence, che doveva essere il quattordicesimo film di Stanley Kubrick e che Steven Spielberg ha fatto suo, oppure lo sconvolgente Viaggio a Kandahar dell'iraniano Mohsen Makhmalbaf. Due film diametralmente opposti non solo perché firmati da due registi che hanno poche cose in comune, ma anche per molti altri motivi: la tecnica (da quella altamente tecnologica e computerizzata a quella tradizionale), il costo di produzione (dai miliardi ai milioni), il genere (dalla fantascienza alla cronaca), la vicenda (dalla fiaba al realismo crudo), l'ambientazione (dalla ricca e opulenta America al poverissimo Afganistan)…

 

E allora perché questo accostamento? Perché, nonostante tutto e a costo di passare per visionario, trovo almeno tre cose in comune tra questi due film.

 

La prima è la loro sconvolgente attualità. Benché precedenti all’  11 settembre 2001, tutti e due i film sembrano ideati e girati dopo quel triste  episodio che ha cambiato la storia degli USA e del mondo. E se nel film americano appaiono scene computerizzate di una New York distrutta, con le torri gemelle e altri grattacieli ridotti in macerie e sommersi dal mare, in quello iraniano si parla di talebani e di controlli alla frontiera, di donne "teste nere" e di mine.

 

La seconda cosa in comune tra i due film è questo giocare con il tempo, per l'appunto. Spielberg sembra raccontarci una storia che verrà, dove l'alta tecnologia dovrebbe provvedere a sanare la tristezza dell'uomo e a riempire il vuoto lasciato dalla morte. "Sembra", perché, in realtà, invece di guardare avanti, non fa altro che girarsi indietro e ispirarsi a Le avventure di Pinocchio che Collodi scrisse per l'infanzia nel 1880.  Makhmalbaf, invece, racconta una vicenda dei nostri giorni, sconosciuta ai più e tanto assurda da sconvolgere gli spettatori occidentali, increduli di fronte a ciò che accade altrove ancora oggi.

 

La terza cosa - quella che qui ci interessa sottolineare in modo particolare - è la presenza dei bambini.

 

Il piccolo David di A.I. è un bambino robot, un cyber-Pinocchio. E come il burattino di Collodi compie monellerie (anche se con una malizia inferiore a quella dei bimbi veri), sperimenta l'abbandono e la fuga, rischia la morte, desidera diventare un bambino reale, ricorre al suo costruttore (un Geppetto High-Tech), va alla ricerca della Fata Turchina, vuole la mamma. D'accordo: sappiamo (anche se con notevole sforzo di fantasia davanti alla simpatica faccina del piccolo Haley Joel Osment) che abbiamo davanti un giocattolo; ma come si fa a non intenerirsi quando, alla fine della sua odissea - costretto a scegliere da tanto progrediti quanto smaterializzati esseri provenienti da altri pianeti - gli sentiamo dire ciò che migliaia di psicologi, pedagoghi e sociologi hanno sempre sostenuto, e cioè che un bambino preferisce una giornata di vero affetto materno a secoli di gelo?

 

Di carne ed ossa (più le seconde che la prima, purtroppo) sono, invece, i bambini che la protagonista del film di Makhmalbaf incontra nel suo Viaggio a Kandahar. Hanno fame, sono mutilati dalle mine, piangono, guardano con occhi smarriti quello che sta succedendo intorno a loro, non capiscono il motivo di tanta sofferenza. Avrei pagato chissà cosa per sentirmi dire che quei bambini erano attori e che io stavo assistendo "solo a un film".

 

Sono stato recentemente invitato a intervenire in un progetto di educazione audiovisiva organizzato dall'Associazione culturale "Mitreo Film Festival" e dall'Unicef di Santa Maria Capua Vetere (CE). In quell'occasione, ho visto questi documentari: Undici settembre di Rino Della Corte, Scarpette bianche di Marco Tullio Giordana, La condizione dell'infanzia nel mondo e Amari proverbi afgani. Li ho visti in una sala gremita di ammutoliti alunni delle scuole superiori. In sala, durante la visione del film, si respirava incredulità e tristezza. La mia sensazione - confermata, peraltro, dai ragazzi che hanno preso la parola durante il dibattito - è stata quella di assistere ad una lezione senza pari.

 

Se mi nominassero, anche per un solo giorno, Ministro dell’ Istruzione, obbligherei tutti gli alunni di tutte le scuole d'Italia (ma anche i genitori e i docenti) a vedere sia il film di Makhmalbaf, sia i documentari citati. E se qualche insegnante o dirigente scolastico obiettasse che non si può saltare la lezione perché i programmi ministeriali vanno svolti e i tempi di programmazione rispettati… credo che non esiterei un solo istante ad emanare una serie di provvedimenti disciplinari e di licenziamenti in tronco!

 

 

A.I. Intelligenza artificiale (A.I. Artificial Intelligence)

USA, 2001

Regia: Steven Spielberg

Con: Haley Joel Osment, Jude Law, Frances O’Connor, Brendan Gleeson

Col. 145’

 

Viaggio a Kandahar (Safar-e Gandehar)

Iran, 2001

Regia: Mohsen Makhmalbaf

Con: Nelofer Pazira, Hassan Tantai, Sadou Teymouri, Hayalatah Hakimi

Col. 85’