
e con le mani in alto
Quando
si dice il caso. Vedo questo film di Romain Goupil lo stesso giorno in cui su “Il
Messaggero” (4/6/2011) appare la seguente notizia di cronaca: “Terrorizzata a
scuola dalle baby bulle. Offese e minacce per mesi, denunciate sette
quattordicenni”. Il confronto tra la
scuola di Ostia, definita “il Bronx” dallo stesso dirigente scolastico, e quella di Parigi, che fa da sfondo alla
vicenda narrata in Tutti per uno, è
inevitabile. E se, come è stato detto da molti, il film di Goupil “è una favola
moderna”, ciò che è accaduto nell’istituto Pasolini, purtroppo, “non è un
film”. Cinema e cronaca che si fondono e confondono, con il pericolo di fare
apparire inventati l’uno e l’altra. Dopo A
mort la mort (1999), Goupil, formatosi alla scuola di Godard e di
Polanski, torna a dirigere un film, ispirato a ciò che sta avvenendo in Francia
e in altri paesi europei. “Nel 2007, - dice
il regista - quando Sarkozy ha cercato di sedurre l'estrema
destra, ha decretato questa politica del rimpatrio forzato, anche per le
famiglie e i bambini, e ha provocato in me un disgusto totale, un sentimento di
rivolta. Ho fatto questo film non per denunciare ma per rinascere, far vedere
l'assurdo in cui viviamo. In Italia accade lo stesso: si fa leva sulle paure
della popolazione, si cerca di compiacerla con pratiche incivili quando
dovremmo essere fieri di accogliere queste persone. Nell'agosto 2010, con il
rimpatrio forzato dei Rom, abbiamo raggiunto l'apice di questa politica
allucinante”. Per allontanare il più
possibile ciò che sta accadendo, Goupil sposta in avanti le lancette di oltre
50 anni e ambienta la vicenda nel futuro (2067), affidando la narrazione dei
fatti a una donna anziana, Milana, che pur ricordando i particolari delle sue
vicissitudini, ha dimenticato il nome dell’allora Presidente. E’ la stoccata
iniziale verso chi crede di lasciare una scia nella storia e, sic transit gloria mundi, passa nel
dimenticatoio come i comuni mortali. Milana, dunque, una ragazzina cecena che
nel 2009 era una piccola clandestina a Parigi. Con i compagni di classe, Milana
vive la sua infanzia tra compiti da svolgere e l’allestimento di un commercio
di dvd pirata, gomme, temperini, caramelle. A capo della combriccola c’è
Blaise, che non le nasconde tenere attenzioni. Il giorno in cui il loro
compagno Youssef viene espulso dalla Francia, cominciano giorni tristi anche
per la piccola cecena. Cendrine, la madre di Blaise, al contrario del cognato e
del marito, si batte a favore dei sans papier e, con il consenso dei
parenti della ragazzina, la accoglie in casa propria. Milana, pur vivendo giorni
sereni, viene spesso assalita da ansie e da sensi di colpa. E’ felice, ma ha
paura. I giorni passano e la “caccia all’immigrato clandestino” non cessa. La
legge francese diventa la strega cattiva delle favole. Una donna si suicida. I
ragazzini temono che anche Milana possa essere espulsa, dichiarano “Siamo tutti
Milana” e architettano una vera e propria sparizione di gruppo. Il loro gesto
mette in allarme le famiglie, mobilita la polizia e i media, ottiene
solidarietà da altri bambini in altre parti della Francia. Messo sotto torchio
dalla polizia e convinto dalle implorazioni di Cendrine, uno del gruppo,
rimasto a casa per la febbre, rivela il nascondiglio dei ragazzi. Qualche
scapaccione da parte dei genitori per la pericolosa bravata, ma grande
soddisfazione dei ragazzini. Con le mani
in alto (questo il bel titolo originale), i ragazzini passano tra ali di parenti
e curiosi che li applaudono. E’ un’immagine che ricorda la celebre foto dei
bambini del ghetto di Varsavia che sfilano davanti alle SS con le mani alzate.
Una
storia semplice e delicata che pone in primo piano l’amicizia e la solidarietà,
in un momento in cui spira il vento della tolleranza zero nei confronti di chi
cerca disperatamente di rifarsi una vita fuori dalla propria patria. I
ragazzini non fanno i conti con i numeri e sono meno complicati degli adulti.
Se c’è da aiutare chi soffre non si tirano indietro. “Dopo le manifestazioni in favore dei sans papier del 1997, e
soprattutto da quando Sarkozy è stato eletto presidente – precisa ancora
Goulpil - la situazione degli immigrati
in Francia è radicalmente peggiorata. Lo straniero oggi è un nemico e a questa
idea la società si è ormai arresa. Per questo in ‘Tutti per uno’ il mondo
cercano di salvarlo i bambini”. Non saprei dire quanto possa incidere un
film del genere nel dibattito politico sulla diversità e sull’immigrazione.
Commuove, ma non irrita più di tanto; non spiega, per esempio, le ragioni dell’accoglienza,
la questione cecena, il dramma dei clandestini, la loro angoscia e il senso di
impotenza che li coglie quando scattano le retate. Il pericolo è quello di
confonderlo con una delle tante storielle che vedono i ragazzi come
protagonisti, piccole canaglie che ne
combinano di tutti i colori. Nonostante queste perplessità, tuttavia, sono
dell’idea che sarebbe opportuno proporlo ai ragazzi delle nostre scuole. Alle
quattordicenni baby bulle di Ostia, poi, glielo farei vedere tre volte di
seguito.
Tutti
per uno (Les mains en l’air)
Regia:
Romain Goupil
Con:
Valeria Bruni Tedeschi, Linda Doudaeva, Jules Ritmanic, Louna
Klanit, Louka Masset, Jérémie Yousaf, Dramane Sarambounou, Hippolyte Girardot,
Romain Goupil, Malika Doudaeva, Sissi Duparc, Hélène Babu, Alice Butaud,
Clémence Charpentier, Florence Muller, Vincent Deniard, Souz Chirazi, Marion
Scali
Francia, 2010
Durata:
90′, col.