The Millionaire: la vita in gioco

 Aveva ragione Michelangelo Antonioni quando sosteneva che la rielaborazione fantastica della realtà è una fonte inesauribile di storie da raccontare. Ci si guarda intorno, si focalizza l’interesse su un avvenimento e ci si lascia andare sulle ali della fantasia per costruirvi sopra una, dieci, cento storie.  Probabilmente è così che Vikas Swarup, diplomatico indiano, ha inventato il romanzo “Le dodici domande”, dal quale Danny Boyle (il regista britannico di Trainspotting, Sunshine e Millions) ha tratto The Millionaire. Lo immaginiamo alle prese con una crisi di idee, quand’ecco, una sera qualsiasi, mentre se ne sta seduto davanti alla TV, gli si accende una lampadina. Sta andando in onda uno dei tanti quiz televisivi, “Se vuoi essere Milionario”, un fortunato format che nell’era della globalizzazione ha spopolato in tutti i paesi, India compresa. Da una parte il conduttore, dall’altra il concorrente: il primo a porre domande,  il secondo a indovinare le risposte. In mezzo, apparecchi elettronici a segnalare 4 opzioni, tre aiuti, una risposta esatta. Il tutto, al centro di due arene: quella ridotta dei presenti nello studio televisivo e quella allargata degli spettatori incollati al video.  Le domande abbracciano tutto lo scibile  - dalla letteratura all’ arte, dallo sport al cinema, dal teatro alla moda, dalla storia alla politica – e ci sono solo due modi per rispondere esattamente: o si è dei pozzi di cultura, o si è semplicemente fortunati. Jamal Malik, il diciottenne protagonista del romanzo e del film, è l’uno e l’altro, ma  a modo suo. Egli, infatti, non ha mai amato la scuola perché, nella bidonville di Mumbai (ex Bombay) nella quale è nato, la priorità era quella di procurarsi il cibo con qualsiasi espediente, di difendersi dalla polizia e dal fanatismo dei religiosi, di trovare un posto dove ripararsi nelle notti di pioggia, di scappare dalle grinfie dei malavitosi. Ma siccome non esiste solo la scuola della scuola, ecco allora la trovata geniale di Swarup e Boyle: proiettare Jamal nella scuola della vita e fargli apprendere tutto quello che gli servirà per rispondere esattamente alle 12 domande di “Chi vuol essere Milionario”. Egli conosce le risposte solo perché, prima di affrontare il gioco televisivo, ha affrontato quello della vita, si è messo in gioco sin da piccolo ed ha arricchito il suo bagaglio culturale con una buona dose di furbizia e di fortuna. E’ per questo che ogni esperienza passata gli tornerà utile e gli farà intuire i trabocchetti dell’invidioso conduttore Prem Kumar,  lo farà resistere alle torture della polizia e gli darà il coraggio di sfidare la fortuna. E così, la moderna favola mediatica si chiude, e non poteva essere altrimenti, con una favolosa vincita che farà vivere “felici e contenti” il giovane cavaliere senza macchia e senza paura e la sua bella, strappata dalle grinfie della prostituzione e della malavita.

Bella favola? Sì, ma non solo; perché, come tutte le favole, anche questa storia ha radici nella cruda realtà. L’India è un paese di slum e di grattacieli, di ricchezza e di povertà, di fanatismo religioso e di tolleranza, di odio e di amore. Contraddizioni ben sottolineate nella vita del diciottenne cameriere che, prima di rispondere all’ultima domanda da 20 milioni di rupie, ha provato il freddo, la fame, la sporcizia, la fuga, l’umiliazione, la tortura. I riferimenti al cinema di Capra e di Tarantino e alla narrativa di Dickens non sono casuali; come non è casuale la scelta del regista di girare il film a Bollywood pensando a Hollywood. I due estremi si incontrano in una scena che, a storia finita, si rivela come iniziale riassunto di ciò che accadrà. Jamal e il fratello maggiore Salim hanno trovato il modo di racimolare qualche spicciolo occupando una lurida latrina pubblica e rivendendola a bisognosi clienti. Un giorno, qualcosa non va per il verso giusto: Jamal, senza volerlo, fa saltare l’affare e Salim lo punisce rinchiudendolo dentro. Non sarebbe grave se la punizione non coincidesse con l’arrivo di un campione sportivo. Per vederlo e per ottenere l’autografo, il piccolo Jamal non esita a uscire dalla trappola immergendosi completamente nel liquame puzzolente. Stalle e stelle si toccano; e si toccheranno sempre nella vita di questo ragazzo indiano perseguitato dalla società e baciato dalla fortuna. Una chiave di lettura metaforica che rende accettabili certe esagerazioni filmiche (fughe, cadute e botte senza conseguenze) e che trasforma la coreografia dei titoli di coda da tipica firma di Bollywood a canto di giubilo intonato in coro a dispetto della miseria, della cattiveria e della morte.

The Millionaire (Slumdog Millionaire)

Regia: Danny Boyle

Con: Dev Patel, Anil Kapoor, Freida Pinto, Madhur Mittal, Irfan Khan, Mia Drake, Imran Hasnee, Faezeh Jalali, Shruti Seth ed Anand Tiwari.

Gran Bretagna, USA, 2008

Durata: 120’