Il marcio del mondo del calcio
4 – 4 - 2 (Il gioco più
bello del mondo)
Il
gioco più bello del mondo, che fa da sottotitolo a questo film realizzato a
quattro mani sotto la supervisione di Paolo Virzì,
sarebbe il calcio. A film visto, tuttavia, è giusto chiedersi con quale
inflessione di voce va letta questa definizione. Il successo della
nazionale italiana al campionato del mondo disputato in Germania e lo
straordinario impatto che ha avuto sulla massa indurrebbero a scegliere un tono
d’orgoglio e di soddisfazione, ma gli scandali delle partite truccate e degli
arbitri corrotti che hanno provocato il terremoto di Calciopoli fanno storcere il muso
e invitano a inflessioni di sarcasmo. Insomma, se nel gioco più bello del mondo
accade ciò che accade nei quattro episodi di “4 – 4 –
Ma perché? Che accade? Riserviamo solo
un accenno alla trama del secondo e del quarto episodio, per dedicare più
spazio al primo e al terzo che hanno come protagonisti due bambini. Ne La donna del mister,
diretto da Claudio Capellini, una ragazza venuta da Lecce per sposare
l’allenatore di una squadra di calcio femminile, passa dall’entusiasmo alla delusione
nel giro di pochi giorni e trova il coraggio di voltare le spalle a un mondo
che non le appartiene e a un uomo che mostra improvvisamente tutta la sua
inconsistenza. Ne Il
terzo portiere, il regista pisano Roan Johnson denuncia il fenomeno delle scommesse clandestine
dei giocatori con un finale di orgoglio e riscatto che richiama la parata di Sylvester Stallone in
quel Fuga per la vittoria di John Huston, giudicato
da molti come il miglior film mai realizzato sul calcio. E
veniamo adesso al primo e al terzo episodio - Meglio
di Maradona e Balondòr – firmati
rispettivamente da Michele Carrillo e da Francesco Lagi. Nel primo, uno scugnizzo napoletano, più bravo di Maradona, viene notato da un
osservatore della Juventus, selezionato e invitato a
trasferirsi a Torino. E’ il sogno di tutti i ragazzi che cominciano a
calpestare i campi di gioco e chiunque avrebbe fatto
salti di gioia per questa opportunità offertagli dalla sorte su un piatto
d’argento. Ma Antimo è un ragazzo sui generis. Ha il
calcio nel sangue, ma non intende sottoporsi a tutti i sacrifici che gli vengono imposti: allenamenti, disciplina fisica, scuola,
visite mediche… Per questo, non
resistendo al richiamo della libertà, molla tutto, salta sul primo treno
diretto a Napoli e torna a dare calci come sa e come vuole.
Il
terzo episodio vede come protagonisti un ex giocatore,
Antonio Colnaghi,
e Omar, un bambino africano. L’uomo, in ristrettezza economica, tenta di
tamponare il suo fallimento facendo il procuratore e andando a scovare talenti
in Africa. Intuendo nel piccolo Omar la stoffa del campione, convince
facilmente i genitori ad affidarglielo, lo nasconde nel bagagliaio della sua Citroen e lo importa clandestinamente in Italia. Nella speranza di incassare una buona percentuale, Colnaghi si presenta con il bambino a Milanello,
dove lavora un suo vecchio amico. Sottoposto alle visite mediche, però,
Omar rivela una malformazione cardiaca e viene scartato. L’affare andato a male manda su tutte le furie il procuratore e le sue attenzioni nei confronti del
bambino si tramutano in vessazioni, a tal punto da indurre Omar alla fuga. E’
allora che nel maldestro procacciatore di talenti si fa strada il rimorso.
Messosi all’affannosa ricerca del bambino, lo ritrova in un campetto della periferia
di Milano mentre, attorniato da altri ragazzi, incanta tutti con i suoi
palleggi e la sua bravura.
Della
commedia all’italiana, nei quattro episodi che compongono 4 – 4 – 2, non c’è solo la formula, ma anche l’ironia amara che fu
de I Mostri di Dino Risi e de I nuovi
mostri di Scola, Monicelli, Risi. Meno scontata, invece, la riflessione sullo sfruttamento dei
ragazzi che sognano di emulare Pelè e Maradona. Verrebbe da dire, parafrasando Shakespeare, che c’è
del marcio nel mondo del calcio, ma si rischia di dire
una cosa risaputa da tutti. Pur così distanti tra di
loro nell’ambientazione, i quattro episodi che compongono il film hanno in
comune la denuncia di un sistema che vive di interessi e non risparmia nessuno.
L’irritazione che si avverte quando a pagare sono gli adulti, diventa
indignazione e rabbia quando scopriamo che le vittime sono
bambini. Per il personaggio che
in Balondòr
getta una luce sinistra sui procuratori di calcio, il regista dice di essersi
ispirato a qualcosa di veramente accaduto e testimoniato dallo stesso Virzì: un incontro in Senegal, dove osservatori occidentali
speravano di reclutare il ragazzino fenomeno che avrebbe potuto cambiare la
loro vita. Di certo, Francesco Lagi avrà tenuto conto
anche di un altro film del 1994, firmato da Cheik Doukouré e coprodotto da Francia
e Guinea. Aveva come titolo proprio Le ballon d’or e narrava di un ragazzo
di colore bravissimo nel gioco del calcio che veniva scoperto da un procuratore.
Di quel bambino, che coronava il suo
sogno finendo in una squadra francese, si erano perse le tracce. Ora Lagi sembra voler dare un seguito a quella storia e sceglie
uno sviluppo amaro, quasi a denunciare che per un ragazzo che diventa campione
ce ne sono altri 99 che falliscono. Ha fatto bene, allora, lo scugnizzo Antimo
a mandare in aria i sogni dei suoi genitori e del suo mister di quartiere (un Nino D’Angelo perfettamente calato nella parte) per seguire
solo il suo istinto. Al piccolo napoletano va tutta la nostra simpatia, perché
è l’unico ad avere interpretato lo sport come gioia di vivere, fantasia,
libertà. Non diventerà mai un altro Maradona, ma che
bella e pulita vittoria è la sua.
4 – 4 – 2
(Il gioco più bello
del mondo)
Regia: Michele
Carrillo, Roan Johnson, Francesco Lagi, Claudio
Cupellini.
Con: Con Valerio Mastandrea, Francesca Inaudi
, Nino D'Angelo, Roberto Citran, Antonio Catania, Rolando Ravello.Durata: