Locandina Peter Pan          Locandina La passione di Cristo

 

Il bisogno di ri-leggere

Dal bacio di Peter Pan al sangue de La Passione

 

 

 

Non basta leggere. A volte, si sente il bisogno di rileggere. La “ri-lettura” dà risalto ai particolari, mette in luce nuovi aspetti, allarga la visione, ribalta i giudizi. A  condizione  che venga fatta da noi stessi, o da chi la pensa come noi. Se ci viene imposta da altri, al contrario, può disorientarci e disturbarci.

 

Tutti i film tratti da testi letterari sono “riletture” fatte da altri e difficilmente coincidono con la nostra lettura, con la nostra interpretazione, con la nostra traduzione in immagini, con il nostro personalissimo film. Mi sono occupato di questo problema qualche anno fa, esaminando (in “Liberamente tratto da… - Quando la letteratura si fa cinema”, Ed. CCR, Roma 2001) dieci film e    mettendoli  a confronto con i testi letterari (romanzi, testi teatrali, poesie, novelle, il vangelo) dai quali erano stati tratti. In quella occasione scrissi: “Il racconto letterario, poiché "evoca delle immagini", è già un film; anzi: è la migliore trasposizione filmica che il lettore possa immaginare, giacché è lui stesso a realizzarla, a fare da regista, sceneggiatore, scenografo, montatore e interprete. Quando alla lettura del libro fa seguito la visione del film, la versione filmica personalizzata del lettore entra in contrasto con la versione che altri gli impongono ed è inevitabile che il confronto-scontro tra noi e gli altri - nel quale, tra l'altro, sosteniamo l'incompatibile duplice ruolo di contendente e di giudice - non può che concludersi a nostro vantaggio.” Non ho cambiato idea, nemmeno dopo avere visto - uno dopo l’altro - due film che non hanno nulla in comune tra di loro se non il tema della “rilettura”: The Passion  di Mel Gibson e  Peter Pan di P. J. Hogan. Visto che il primo è del tutto fuori posto in questo contesto (lo tratterò solo in coda e di riflesso), concentriamoci sul secondo.

 

Il romanzo, come si sa, è stato scritto da J.M.Barrie un secolo fa. Da allora, Peter Pan è stato per tutti i lettori il ragazzo folletto che non vuole diventare grande e che rifiuta di entrare nel mondo degli adulti. Ghiotta materia per i seguaci di Freud e di Jung  che si sono dati battaglia nel “rileggere” la favola in chiave psicoanalitica, ma anche tenera storia amata da quei genitori che vorrebbero fermare il tempo per il piacere di coccolare in eterno i loro figli. Non ho particolari ricordi personali legati a questo personaggio; forse non l’ho mai amato, ma mi è stato – come dire? – simpatico per quella sua voglia di sbeffeggiare Capitano Uncino, per quella sua capacità di volare, per la sua amicizia con la dispettosa Campanellino. Ho anche analizzato i motivi di questa mia “simpatia non amore” e credevo (credo ancora) di averli individuati sia  nel fatto che - diversamente da lui – da piccolo non vedevo l’ora di crescere per non dovere sempre ubbidire agli ordini dei miei fratelli più grandi, sia nell’averlo sempre considerato un personaggio non reale, folletto per l’appunto. Bene aveva fatto, nel 1953, Walt Disney a realizzarlo in animazione, perché cartoon e solo cartoon, a mio avviso, può essere Peter Pan.

 

Se l’amore non c’è mai stato, la simpatia è finita ora che P. J. Hogan, in una sua personale rilettura, l’ha trasformato in adolescente in carne e ossa,  modificando sostanzialmente personaggio e trama e facendolo diventare completamente scemo. Non saprei come definire diversamente uno che confonde un bacio con un ditale e che, pur avendo la fortuna di imbattersi nella bellissima Wendy, alla sua eloquente domanda “Quali sono i tuoi veri sentimenti, Peter? Felicità? Tristezza? Gelosia? Amore?”, risponde incavolato: “Amore? Non ne ho mai sentito parlare. Basta il suono ad offendermi. Perché vuoi rovinare tutto? Noi ci divertiamo così, no? Cosa si può volere di più?”.  Ammesso pure che i personaggi dei romanzi non invecchiano mai e che, anche dopo un secolo, Peter Pan continua ad avere 10-12 anni, ma si può essere più broccoloni di così? Se fosse rimasto folletto non avrei avuto nulla da obiettare, ma ora che è diventato ragazzino, ora che ha provato cosa vuol dire prendere fuoco per un bacio, ora che Wendy gli muore davanti e il Capitano Uncino è sparito per sempre nelle fauci del coccodrillo con la sveglia, ora che i suoi amici dell’”Isola-che-non-c’è” hanno preferito ritornare a casa e riabbracciare genitori veri o adottivi, che significa rinunciare a far festa con gli altri e continuare a volare con la fatina sulla spalla? Ho visto il film nella proiezione pomeridiana del lunedì di Pasqua. La sala era gremita di ragazzini accompagnati dai loro genitori e c’era un tifo da stadio: tutti volevano che, alla fine, Peter Pan si fidanzasse ufficialmente con Wendy. Quando, sull’ultima inquadratura, si è risentita la stessa frase che aveva aperto il film - “Tutti i ragazzi diventano adulti, tranne uno: Peter Pan” -  la delusione è stata generale. Caro P. J. Hogan, visto che hai deciso di “rileggere” a modo tuo la favola, che ti costava darle un ultimo ritocco? Ma come? Fai provare a Peter per la prima volta in cento anni l’ebbrezza dell’amore e poi lo fai scappare via?

 

In questo discorso – lo dicevo prima - The Passion di Mel Gibson non c’entra nulla. Apparentemente. In realtà, anche qui è stata fatta un’operazione di “rilettura” della parte più drammatica della vita di Cristo e anche qui, ancora una volta, ho sperimentato la differenza di interpretazione di un testo. Se si potessero mettere a confronto i 100 film che fino ad oggi sono stati realizzati sulla figura di Cristo, probabilmente si scoprirebbe che non ne esistono due uguali. Questo di Mel Gibson, tuttavia, si scosta dagli altri per la violenza delle immagini. La flagellazione, l’incoronazione di spine, le torture, lo strazio della Madonna, i chiodi sulle mani e sui piedi, il sangue che scorre a fiumi: una sorta di compiacimento sadico (sottolineato anche tecnicamente dall’eccessivo ricorso al ralenty) che ha soddisfatto (sembra) gli integralisti cattolici. Ho letto anch’io il Vangelo e l’immagine filmica che ho amato di più è stata quella del laico Pier Paolo Pasolini, dove la sofferenza del Figlio di Dio non è solo fisica ed esplode nonostante l’uso del bianco e nero, senza schizzi di sangue e (rientriamo in tema) senza bambini sadici che si divertono a tormentare il già tanto tormentato Giuda.

Ma i gusti sono gusti; come le letture e le riletture.

 

 

 

Peter Pan

USA, 2004

Regia: P.J. Hogan

Con: Jason Isaacs, Jeremy Sumpter, Rachel Hurd-Wood, Ludivine Sagnier

Col. 113

 

La Passione di Cristo (The Passion of the Christ)

USA, 2004

Regia: Mel Gibson

Con: Jim Caviezel, Monica Bellucci, Maia Morgenstern, Mattia Sbragia, Luca Lionello, Rosalinda Cementano, Sergio Rubini, Claudia Gerini

Col. 126’