Le difficoltà della crescita
L’estate di mio
fratello di Pietro Reggiani
Il successo di un film dipende, in buona parte, dalla distribuzione. Se manca, l’opera perde la sua principale caratteristica: la
visibilità. Allora, è come se tutta una troupe avesse lavorato invano, come se
il regista avesse solo immaginato di raccontare una storia. A meno che…
A meno che a qualcuno non venga in mente una
brillante idea. Per esempio, un’idea come quella avuta dalla “Self Cinema” con
il progetto “Adotta un film”. Spieghiamo in che cosa consiste. Per supplire
alle deficienze della distribuzione nazionale, questo originale
canale contatta amici e cultori di cinema e li invita a preacquistare,
anche on-line, un biglietto al costo di 6 euro. In questo modo, viene assicurato agli esercenti il minimo garantito, il film
può uscire contemporaneamente nelle sale di molte città italiane e restare in
programmazione per un’intera settimana. Poi, se merita, se piace agli
spettatori, se convince i critici, potrà contare sul passaparola e andare
avanti con i suoi mezzi. E’ così che Tu devi essere il lupo di Vittorio Moroni è stato
visto da oltre venticinquemila spettatori ed è così che L’estate di mio
fratello, opera prima del veronese
Pietro Reggiani, dopo una gestazione di sette anni, ha finalmente trovato una spazio tutto suo. Ma questo è
solo l’ultimo atto di un travagliato percorso. Una storia nella storia che vale
la pena accennare perché, se non altro, ha in comune con la trama del film la difficoltà del crescere. Reggiani, classe 1966, dopo aver diretto diversi
cortometraggi e spot pubblicitari, scrive
la sceneggiatura di questo film nel 1998. Non trova, però, il produttore
disposto ad investire ed egli non ha soldi per
realizzarlo. Fonda, allora,
L’estate finisce. Passano cinque anni e Sergio è ormai
adolescente. E’ adolescente anche Davide Veronese, il piccolo interprete. Lo
vediamo, proiettato fuori dalla vicenda filmica,
mentre sale su un autobus, che è quanto di più normale si possa immaginare in
opposizione alla navicella spaziale dei suoi sogni infantili. Non è più solo;
da quell’estate, s’è portato sempre dietro il
costante ricordo del fratello mai avuto che, tuttavia, ha ugualmente e profondamente
segnato gli anni della sua crescita.
Tra le conclusioni scartate del regista c’era anche quella di fare
raccontare la storia allo stesso Sergio già adulto. A fargli cambiare idea è stata
la constatazione che le immagini dell’infanzia erano già da sole molto belle e forti; da qui l’interesse per un
racconto visto con gli occhi di un bambino. E’ così che viene fuori un film che
è anche un’analisi attenta dell’infanzia dove realtà e fantasia si fondono
insieme. La leggerezza, l’umorismo e il surrealismo scelti da Reggiani per tratteggiare
le inquietudini, i sogni, le emozioni, le speranze e le paure di un bambino fanno
de L’estate di mio fratello un film
semplice ma non banale, delicato ma non privo di consistenza. La crescita,
proprio perché è un passaggio doloroso e pieno di insidie,
non si compie mai da soli. Rifiutando gli altri – genitori, fratelli, amici -, si
rischia di vivere sulla luna e di rimanere
invischiati in cattivi pensieri e devastanti sensi di
colpa. La semplicità della storia è pertanto solo apparente. In realtà,
Reggiani ha messo sulla graticola dello
schermo una black comedy che – per dirla con Sam Adams
del Philadelphia City Paper – “comincia come un giocoso
viaggio all'interno dell'immaginazione di un figlio unico e si evolve in una esplorazione sorprendentemente appassionante del senso
di colpa cattolico, quando i desideri del bambino nei confronti del fratellino
che sta per nascere si realizzano tragicamente." Con il risultato che, alla
fine, anche gli spettatori imparano qualcosa di più sul mondo dei bambini.
L’estate di mio fratello
Regia: Pietro Reggiani
Con: Davide
Veronese, Tommaso Ferro, Maria Paiato,
Pietro Bontempo, Beatrice Panizzolo,
Davide Caramella
Italia,
2006
Durata: