locandina di "La Nostra Vita"

 

La nostra vita

 

Se la nostra vita è quella narrata da Daniele Luchetti nel suo ultimo film, c’è di che preoccuparsi.  E a poco servirebbe consolarsi con il pensiero che il cinema è finzione, che svolgiamo lavori differenti da quelli del protagonista, che viviamo un’altra realtà. L’aria si respira comunque. Pertanto, l’unica cosa da augurarsi è quella di non vivere dove e come vive Claudio, l’operaio edile romano al centro della vicenda. Ma se non ci viviamo noi, non è detto che non ci viva nessuno. E non è detto che tutto quello che accade sia circoscritto alla periferia romana e al mondo dell’edilizia. Per questo, è opportuno non giudicare troppo frettolosamente un film che, pur con qualche difetto, ha il grosso pregio di denunciare il malcostume e il coraggio di lavare i panni sporchi nella piazza virtuale dello schermo. La polemica per la dedica di Elio Germano, migliore attore a Cannes dopo 23 anni dal trionfo di Marcello Mastroianni in Oci Ciornie,  all’Italia e agli italiani che fanno di tutto per rendere migliore il nostro Paese, nonostante la classe dirigente”, ha fatto passare in secondo ordine osservazioni più strettamente cinematografiche, come i troppi temi trattati, la scelta dei primi piani più televisivi che cinematografici, il richiamo a La promesse dei fratelli Dardenne, le belle figure di contorno di attori (Raoul Bova, fratello bello e imbranato; Luca Zingaretti, spacciatore portatore d’handicap dal volto umano) e attrici (Isabella Ragonese, moglie dolce e sensibile;  Alina Madalina Berzunteanu, rumena decisa e arrivista; Awa Ly, prostituta senegalese e amorosa baby sitter). 

Claudio ha trent’anni, un lavoro, un fratello, una sorella, una bella moglie (Elena), due figli e un terzo in arrivo. Ama la vita, le canzoni di Vasco Rossi, le scampagnate al mare, le sortite al centro commerciale. Nulla gli fa presagire la tempesta che improvvisamente si abbatte su di lui. Elena muore dando alla luce il piccolo Vasco e Claudio si scopre impreparato a vivere da solo. Reagisce sfidando il destino, con l’unico obiettivo di raggiungere il benessere e dare ai figli e a se stesso quello che la vita gli ha tolto.  L’occasione gliela offre la scoperta della morte bianca di un operaio clandestino. Ricattando l’imprenditore,  riesce ad ottenere  in subappalto la costruzione di una palazzina ed entra nel mondo dell’edilizia abusiva assumendo muratori extracomunitari e irregolari. Ma non tutto va per il verso giusto. Contestato e abbandonato dagli operai, con i tempi di consegna prossimi alla scadenza, in mano agli usurai e sull’orlo del fallimento, non trova altra strada che mettere da parte ogni residuo di onestà e affidarsi a loschi e navigati individui del mondo dell’edilizia. Ultimati i lavori a tempo di record, Claudio può restituire il denaro avuto in prestito e godere del successo ottenuto.  Il rimorso per aver dovuto pagare il prezzo della disonestà non lo sfiora nemmeno: è così che va il mondo; è così che va la nostra vita.

Una delle idee centrali del film – dice Luchettiè il venir meno della figura femminile: il padre cerca di gestire l’emergenza, ma non sa come fare. Non parla mai veramente con i figli, li tratta come pacchi postali. I figli sono considerati solo dei pesi ingombranti. La paternità , invece, dovrebbe essere un valore importante.“  Non solo, quindi, un film sulla società italiana, sulle furbate della cricca di costruttori, sullo sfruttamento dei clandestini, sul mondo della periferia; all’interno di questo tema fin troppo evidente, c’è ne La  nostra vita  l’analisi della famiglia, vista in tutte le sue componenti: fratelli, parenti, genitori e, soprattutto, figli.  Una famiglia fragile che si sfalda di fronte alla morte, sia quella accidentale di un incidente sul lavoro, che quella provocata dalla nascita di un bambino. Claudio è un padre affettuoso a modo suo, esattamente come è costruttore, marito, fratello, amico a modo suo. E cioè cercando scorciatoie e anteponendo il successo e il denaro ad ogni altro valore. Sembra costruire il cantiere familiare con la stessa tecnica con la quale costruisce quello edilizio: senza andare per il sottile, con folate di rimproveri e improvvisi scoppi di allegria. E non basta l’ultima sequenza a rendercelo più simpatico, perché per i tre orfanelli vorremmo qualcosa di più prezioso e duraturo della gioiosa ammucchiata sul sacrario del letto matrimoniale. Vorremmo qualcosa che, cementata da affetti veri, non crolli al primo scossone della vita.

La nostra vita

Regia: Daniele Luchetti

Con: Elio Germano, Isabella Ragonese, Raoul Bova, Stefania Montorsi, Luca Zingaretti, Giorgio Colangeli, Alina Madalina Berzunteanu, Marius Ignat, Awa Ly, Emiliano Campagnola

Italia, 2010

Durata: 95 minuti