
Il
silenzio di Makhmalbaf: la lezione di un bambino
Cosa passa
nella testa di un bambino cieco? E quali immagini egli vede nel buio della sua esistenza?
Mohsen
Makhmalbaf, regista tra i più noti in Iran, ha
tentato una sua personale risposta con Il silenzio, un film che
racconta la storia di Khorshid, un ragazzo cieco di dieci anni, che vive da solo
con la propria madre in un piccolo villaggio del Tagikistan. Nonostante ciò, egli riesce a
crearsi un mondo tutto suo dove sentirsi pienamente felice, ed è un mondo fatto
di piccole cose, come il rumore del pane croccante, di cui sa apprezzare ogni
minima sfumatura. Tutti i giorni, Nadereh, la
piccola protetta del liutaio presso il quale lavora il ragazzo, lo aspetta alla
fermata dell'autobus per condurlo con sé fino alla
bottega. Lei è il suo sguardo sul mondo. Khorshid è molto attento ai più piccoli suoni che
riesce a percepire: quello dell'acqua, della strada, della collera, della
musica, della paura, della bellezza. I
rumori della città e della vita
guidano il ragazzo, lo trascinano, spesso fino a perderlo; è attraverso la
musica del mondo che gli vibra intorno che Khorshid impara a conoscere la vita. Un giorno, per
seguire un musicista girovago che suona
molto bene, perde l'orientamento
e non raggiunge il posto di lavoro. Il padrone, stanco dei suoi continui
ritardi, lo licenzia e Khorshid non può racimolare i
soldi per pagare l'affitto. Nonostante l'inevitabile
sfratto, l'amore per la musica resta vivo nel
ragazzo.
Presentato alla 55a Mostra internazionale del cinema di
Venezia (1998), Il silenzio ha
ottenuto la "Medaglia d'oro" della Presidenza del Senato, il premio
"Arca Cinemavvenire" e il premio "La Navicella". Tutti questi riconoscimenti, tuttavia,
non sono serviti a fare ottenere al film il successo che merita. Rimasto nelle
sale pubbliche per poco tempo, questo piccolo gioiello di coproduzione
Francia, Iran, Tagikistan ritorna ora in
videocassetta e chi ama il cinema non può perdere questa occasione per gustarsi
un film fatto di poesia e di tenerezza. Oltre la critica all’integralismo
islamico (Makhmalbaf sostiene che le convinzioni
religiose degli iraniani, soprattutto dei più poveri, sono spesso più profonde
delle loro convinzioni rivoluzionarie) e l'amarezza per le ostilità che un
artista incontra (per la realizzazione del precedente Pane e fiori il regista s’è venduto la casa e per sfuggire
alla censura e per trovare "un mondo pieno di colori e di poesia"
adatto a Il silenzio si è recato in Tagikistan e ha
dovuto lottare persino per impedire il taglio della sequenza del casto e
dolcissimo ballo della piccola Nadereh) c’è, in
questo film, la risposta di uno spirito
libero.
Makhmalbaf,
prima di affidare al piccolo Khorshid
il suo messaggio, aveva già sperimentato sulla sua pelle l' efficacia della
fantasia: quando l'avevano messo in carcere, in una cella che rinchiudeva altre
40 persone, s'era inventato, per sopravvivere, l'isolamento mentale adatto a
creare il silenzio. E, dal silenzio, aveva fatto
emergere la musica dell'universo. “Khorshid - egli
dice - mi assomiglia; anche lui è vittima di tanti divieti, eppure riesce a
crearsi un mondo suo in cui è felice, in
cui percepisce il bello e il brutto dei suoni della città e attraverso la musica
impara a conoscere la vita. “
Ecco, probabilmente, in queste parole del regista c’è tutto il valore
di un film che, pur uscendo fuori dal ritmo
hollywoodiano (qualche critico lo ha accusato di esasperante lentezza), avvince
per la poesia che sprigiona, per l’incanto di certe sequenze, per la dolcezza
che i bimbi comunicano.
Immagini e suoni utilizzati come terapia; solo che il malato non è
un bimbo non vedente, ma un’intera generazione di adulti
che non capisce la sensibilità dei piccoli, che guarda senza vedere, che si
crede possidente e in realtà è solo “pezzente” d’affetto.
Il
silenzio (Le silence
– Sokout)
Francia,
Iran, Tagikistan, 1998
Regia: Mohsen Makhmalbaf
Con: Tahmineh Normatova, Nadereh Abdelahjeva, Golbibi Ziadolahyeva
Col. 76’