
Dalle uova d’oro al brodo
Il rosso
e il blu di Giuseppe Piccioni
Probabilmente è l’aria italiana che non fa bene alla
gallina. In genere, quando proprio non ha fatto frittate con le uova da scarto
della serie Pierino torna a scuola e La supplente, ci ha regalato solo uova
d’argento. Ma non è sua la colpa, bensì dei germi della commedia radicati nel
nostro DNA filmico. E’ più forte di noi dire una cosa seria con venature di
grottesco e non resistere alla tentazione della battuta strappa risata. Che ci
possiamo fare se siamo figli dei latini e siamo abituati al “ridendo dicere verum”?
Ecco Il rosso e
il blu. Regista Giuseppe Piccioni, lo stesso di quel gioiellino di Fuori dal mondo. Nel cast, tre attori
mica male: Margherita Buy, Riccardo Scamarcio,
Roberto Herlitzka. Sceneggiatura tratta dall’omonimo
libro di Marco Lodoli, scrittore ed ex insegnante. Insomma,
tutte le carte in regola per un bel film. Volevo vederlo al suo debutto in
sala. Niente di meglio del Cinema Giulio Cesare di Roma. Sala 1, 404 posti.
Impossibile. Tutto occupato e la fila al botteghino che si allungava fino alle
bancarelle fuori strada. Dentro, una marea di ragazzi; qualcuno con mazzi di fiori
in mano. Spiegazione: sono i ragazzi della scuola romana dove il film è stato
girato. E’ la loro serata. Immagino gli applausi finali. Ok, le multisale servono anche a questo. Cambio di direzione e via
verso “E’ stato il figlio” di Daniele
Ciprì. Ci riprovo qualche sera dopo. C’è posto? Sul
display appare la scritta 301 posti
liberi. Buio in sala: “Signore e signori il vostro spettacolo sta per
iniziare.” La gallina d’oro mostra le rughe dopo appena un quarto d’ora di
proiezione. Parte qualche risata, ma sembra l’eco di quelle che si sentono
quando si assiste alla proiezione di raramente sopportabili corti, frutto di laboratorio
cinematografico inserito tra le attività del Piano dell’Offerta Formativa. La
trama? In un liceo romano, quattro storie si intrecciano: un vecchio prof di
storia dell’arte stanco, disilluso, cinico e con tentazioni suicide che viene
ritrovato da un’ex alunna; un giovane supplente di italiano che ha scelto di
insegnare perché “gli piace” e che tenta (ovviamente con scontato successo
finale) di fare interessare al piacere del sapere l’intera classe e di riportare sulla giusta
via la sgallettata di turno; una preside alle prese
con il suo represso istinto materno che si prende cura di un ragazzo demotivato e senza una famiglia alle spalle;
un bravo figliolo rumeno che compie una sciocchezza per amore e spara al padre
(quando si dice il caso: una sequenza di E’
stato il figlio che passa da una sala all’altra?). Il resto? Alunni
indisciplinati, timidi, spocchiosi, maleducati, provocanti, con auricolare
incollato alle orecchie e cellulare acceso durante le lezioni. E ancora: il
ricevimento genitori con annessa grottesca lite, il consiglio di classe, gli interventi del collaboratore
scolastico, la lotta tra professori per accaparrarsi una sedia, la carta igienica
portata da casa dalla preside, il videoproiettore che non funziona, i voti per
il compito in classe, l’alunno che passa la notte in palestra (?!), la provvidenziale
campanella del finis. Che manca? Ah, la gita scolastica con pigiama party, la
partitella di calcio alunni – professori, l’ansia davanti ai risultati finali, i
libri in aria. Non si può avere tutto dalla vita.
Alzo la mano: posso anch’io dire la mia? 40 anni nella
scuola, insegnante in istituti superiori di Roma e con un curriculum che
comprende un bel po’ di quella roba che si vede nei 98 minuti di proiezione:
supplente, docente di ruolo, vicepreside, dirigente scolastico. E allora?
Allora che? Ah, già: scusate! Colpa dell’età. Il mio giudizio su Piccioni? E’
bravo, si impegna, ma può fare di più, molto di più.
Il
rosso e il blu
Regia: Giuseppe Piccioni
Con: Margherita Buy, Riccardo Scamarcio,
Roberto Herlitzka, Silvia D’Amico, Davide Giordano,
Nina Torresi, Ionut Paun,
Lucia Mascino
Italia, 2012
Durata: 98’, col.