Locandina del film Il rosso e il blu

Dalle uova d’oro al brodo

Il rosso e il blu di Giuseppe Piccioni

 Anche la gallina dalle uova d’oro invecchia. E allora, il massimo che le si può chiedere, è il buon brodo. Più volte si è detto che la scuola è uno dei set preferiti dal cinema. Dall’epoca del muto ad oggi si è frugato in ogni suo angolo. E’ bastato spostare cinepresa e/o telecamera da un’aula al corridoio, dall’ingresso ai bagni, dalla palestra al cortile, dalla sala docenti alla presidenza. Qualcuno non ha fatto nemmeno questo sforzo: ha piazzato il cavalletto in classe e ciak, motore, azione, si gira. Il resto in sede di montaggio e, spesso, con buoni risultati: dal fresco Essere e Avere di Nicolas Philibert, a La classe - Entre les murs di Laurent Cantet. Protagonisti sempre alunni e docenti con contorno di presidi, bidelli, genitori. Uova d’oro della stessa gallina che, negli anni della sua giovinezza e in giro per il mondo,  ha già dato Zero in condotta, L’angelo azzurro, Addio Mr. Chips!,  Gli anni in tasca, Arrivederci ragazzi, Mio figlio professore, Il principio superiore, Diario di un maestro, Dov’è la casa del mio amico?, I quattrocento colpi, Una gita scolastica, L’attimo fuggente. Produzione di uova d’oro che sembrava continuare con i recenti  Detachment – Il distacco di Tony Kaye e Monsieur Lahzar di Philippe Falardeau. E invece…

Probabilmente è l’aria italiana che non fa bene alla gallina. In genere, quando proprio non ha fatto frittate con le uova da scarto della serie Pierino torna a scuola e La supplente, ci ha regalato solo uova d’argento. Ma non è sua la colpa, bensì dei germi della commedia radicati nel nostro DNA filmico. E’ più forte di noi dire una cosa seria con venature di grottesco e non resistere alla tentazione della battuta strappa risata. Che ci possiamo fare se siamo figli dei latini e siamo abituati al “ridendo dicere verum”?

Ecco Il rosso e il blu. Regista Giuseppe Piccioni, lo stesso di quel gioiellino di Fuori dal mondo. Nel cast, tre attori mica male: Margherita Buy, Riccardo Scamarcio, Roberto Herlitzka. Sceneggiatura tratta dall’omonimo libro di Marco Lodoli, scrittore ed ex insegnante. Insomma, tutte le carte in regola per un bel film. Volevo vederlo al suo debutto in sala. Niente di meglio del Cinema Giulio Cesare di Roma. Sala 1, 404 posti. Impossibile. Tutto occupato e la fila al botteghino che si allungava fino alle bancarelle fuori strada. Dentro, una marea di ragazzi; qualcuno con mazzi di fiori in mano. Spiegazione: sono i ragazzi della scuola romana dove il film è stato girato. E’ la loro serata. Immagino gli applausi finali. Ok, le multisale servono anche a questo. Cambio di direzione e via verso “E’ stato il figlio” di Daniele Ciprì. Ci riprovo qualche sera dopo. C’è posto? Sul display appare la scritta 301 posti liberi. Buio in sala: “Signore e signori il vostro spettacolo sta per iniziare.” La gallina d’oro mostra le rughe dopo appena un quarto d’ora di proiezione. Parte qualche risata, ma sembra l’eco di quelle che si sentono quando si assiste alla proiezione di raramente sopportabili corti, frutto di laboratorio cinematografico inserito tra le attività del Piano dell’Offerta Formativa. La trama? In un liceo romano, quattro storie si intrecciano: un vecchio prof di storia dell’arte stanco, disilluso, cinico e con tentazioni suicide che viene ritrovato da un’ex alunna; un giovane supplente di italiano che ha scelto di insegnare perché “gli piace” e che tenta (ovviamente con scontato successo finale) di fare interessare al piacere del sapere  l’intera classe e di riportare sulla giusta via la sgallettata di turno; una preside alle prese con il suo represso istinto materno che si prende cura di un ragazzo  demotivato e senza una famiglia alle spalle; un bravo figliolo rumeno che compie una sciocchezza per amore e spara al padre (quando si dice il caso: una sequenza di E’ stato il figlio che passa da una sala all’altra?). Il resto? Alunni indisciplinati, timidi, spocchiosi, maleducati, provocanti, con auricolare incollato alle orecchie e cellulare acceso durante le lezioni. E ancora: il ricevimento genitori con annessa grottesca lite,  il consiglio di classe, gli interventi del collaboratore scolastico, la lotta tra professori per accaparrarsi una sedia, la carta igienica portata da casa dalla preside, il videoproiettore che non funziona, i voti per il compito in classe, l’alunno che passa la notte in palestra (?!), la provvidenziale campanella del finis. Che manca? Ah, la gita scolastica con pigiama party, la partitella di calcio alunni – professori, l’ansia davanti ai risultati finali, i libri in aria. Non si può avere tutto dalla vita.

Alzo la mano: posso anch’io dire la mia? 40 anni nella scuola, insegnante in istituti superiori di Roma e con un curriculum che comprende un bel po’ di quella roba che si vede nei 98 minuti di proiezione: supplente, docente di ruolo, vicepreside, dirigente scolastico. E allora? Allora che? Ah, già: scusate! Colpa dell’età. Il mio giudizio su Piccioni? E’ bravo, si impegna, ma può fare di più, molto di più.

 

Il rosso e il blu

Regia: Giuseppe Piccioni

Con: Margherita Buy, Riccardo Scamarcio, Roberto Herlitzka, Silvia D’Amico, Davide Giordano, Nina Torresi, Ionut Paun, Lucia Mascino

Italia, 2012

Durata: 98’, col.