
Aborigeni
da eliminare: la generazione rubata
C’è
una cosa che va chiarita per evitare di incorrere in equivoci: questo film, pur
essendo tratto dal romanzo di Doris Pilkington Garimara (figlia di Molly, una
delle protagoniste), narra una vicenda realmente accaduta. Ed
è questa, in fondo, la cosa che impressiona di più. Abituati a leggere, sentire
e deprecare ciò che accadeva in Europa con le leggi razziali naziste e
fasciste, ci siamo dimenticati delle ingiustizie che si commettevano altrove. E, ancora una volta, le vittime più indifese sono i bambini.
Ovest
dell’Australia, 1931. L’Inghilterra si propone di
rieducare gli aborigeni avviando una costante depurazione dei meticci, anche a
costo di privarli della loro identità. Per ottenere questo scopo, deporta le
bambine in colonie che hanno tutte le caratteristiche di campi di
concentramento, permette loro di avere rapporti
sessuali solo con "esemplari" di razza bianca e le prepara ad una
nuova vita nella società civilizzata.
Molly Craig è una di queste
ragazze mezzo-sangue. Ha 11 anni e vive a Jigalong,
nello sterminato deserto pietroso, accanto al recinto costruito dagli inglesi
per tenere lontani dalle piantagioni i voraci conigli; una barriera lunga
Quando il film è stato realizzato (2002) Molly Craig aveva ottantaquattro anni.
Intervistata, racconta: "Gli altri bambini che sono stati presi erano
molto più piccoli. Non conoscevano la mamma. Ma io ero
più grande. Io conoscevo mia mamma. Volevo tornare
dalla mia mamma".
Il tema del ritorno a casa, non nuovo nel
cinema, si arricchisce in questo film di nuovi significati, quali il ritorno
alle proprie origini, la voglia di non rinunciare alla propria identità
culturale e sociale, l’accettazione di una sfida impossibile, il coraggio
dell’uomo libero che lotta contro una società civilizzata. La rete di
recinzione anticonigli, che Molly prende come
riferimento per il suo cammino, attraversa l’Australia da nord a sud e dà
significativamente il titolo originale al film (sostituito nella versione
italiana da La generazione rubata). Simbolo
del paradosso che spesso contraddistingue la società moderna, dato che fu costruita a inizio secolo dai coloni bianchi contro una “peste”
da essi stessi introdotta, questo recinto fa anche da barriera contro un mondo
non governato da leggi, che spaventa perché esprime la natura senza tabù. Visto
con gli occhi di una bambina in fuga, il recinto capovolge la sua funzione e
diventa filo d’Arianna, cordone ombelicale che può ancora ricondurre l’uomo
moderno smarrito a casa, alle proprie origini, nella propria coscienza.
Esce, invece, condannata senza appello la politica dei
colonizzatori bianchi, giustificata dalle autorità governative come
provvedimento per il bene dei meticci. I bambini che ne rimasero vittime sono oggi
conosciuti come “la generazione rubata”.
Il pericolo, tra
revisionisti che negano il carattere razzista delle deportazioni ed altri che
puntano il dito sulla vergogna morale di una simile operazione, è quello di guardare la storia narrata in questo film come
qualcosa che tocca una realtà estranea ai nostri interessi immediati, problemi
di culture lontane nello spazio e nel tempo, anche se inseriti all’interno di
un continente che di norma si considera ricco, evoluto, civile. L’argomento, al
contrario, è di interesse universale e ci riguarda da
vicino, perché si collega a questioni di diritto e di rispetto per chi ha
cultura e modi di vita diversi dai nostri.
Quanto si narra nel film, quindi, è parte
della storia australiana.
Noyce ha detto: "Gli
australiani devono conoscere questa storia. L’ignoranza non è felicità, è solo
ignoranza.”
Aggiunge una giornalista australiana: "Le immagini, il grido
lamentoso e il genio di sopravvivenza storica di queste ragazzine australiane
protagoniste del film mi creano rabbia e tristezza. Mi scendono lacrime per la
sofferenza e sento rabbia per la brutalità messa in evidenza. E sono anche orgogliosa di poter considerare questa gente
parte della mia famiglia australiana. Hanno una bellezza d’anima e una dignità
che è, o almeno è stata, oltre la miope visione di tanti".
Regia: Phillipp Noyce
Con: Everlyn Sampi, Tianna Sansbury, Laura Monaghan, Ningali Lawford, Kenneth Branagh
Colonna sonora di Peter Gabriel.
Australia,
2002
Durata: