Quando la coperta è un film

Essere e Avere di Nicolas Philibert

 

"Tirare la coperta dalla propria parte" è, come si sa, una colorita metafora che sta ad indicare la voglia di appropriarsi di qualcosa, di avere una prova, di trovare una giustificazione, di assicurarsi una copertura. Nel cinema, questo tema è ricorrente in molti generi e in quello comico viene spontaneo accostarlo alle gags del periodo muto, quando le competizioni finivano inevitabilmente con il lancio di torte in faccia. Però, se si cambia genere e si va, per esempio, al western o al poliziesco, invece delle torte arrivano le pallottole e il sangue scorre a fiumi. Insomma, come direbbe Woody Allen,  Accordi & Disaccordi e Tutti dicono: I love you.

 

Accordi e disaccordi su un bel film francese sulla scuola che molti stanno cercando di tirare dalla propria parte, perché tutti dicono (alla scuola) "I love you".  Il film è Essere e Avere di Nicolas Philibert; un film che, pur avendo vinto il premio del cinema europeo EFA, non è stato visto da molti, anche perché si presenta con la veste del documentario, genere filmico economicamente poco redditizio. Narrarne la trama è facile, ma non ne fa risaltare i pregi che sono racchiusi in mille sfumature, nei particolari gustabili solo da chi, oltre a leggere una recensione, ne vedrà anche le immagini.

In una  piccola scuola rurale francese, esattamente a Saint-Etienne sur Ussan, nell'Auvergne, un maestro in procinto di andare in pensione insegna un po' di tutto ai suoi alunni: dalle prime nozioni al rispetto reciproco, dalle vocali alle tabelline, dal disegno alla lettura. Nella classe ci sono solo 13 allievi,  tra i 4 e i 12 anni, e il maestro è costretto a dividerli (e a dividersi) tra il gruppo dei piccoli e quello dei grandi. La macchina da presa - che Nicolas Philibert sembra aver piazzato nel paesino più come suppellettile che come occhio indiscreto da "Grande Fratello" - registra anche il susseguirsi delle stagioni, l'estenuante lavoro nei campi e nelle stalle, le abitudini familiari, i silenzi e gli sguardi, il ritmo  di una comunità che sembra dimenticata da Dio e dagli uomini.

 

Lo confesso: ho scelto questo film per parlare della scuola. Non di una scuola in astratto, ma di quella italiana in cui lavorano buoni e cattivi maestri, dove vivono  e si formano bambini, adolescenti, giovani. Seleziono, tra tante, una sequenza: quella in cui il maestro insegna ai suoi alunni come preparare una crèpe. La tecnica è uguale a quella della frittata: si rompono le uova, si sbattono, si lascia friggere, si dà un colpo secco per rigirare tutto, si assiste con trepidazione al volteggio in aria, ci si complimenta con se stessi se si riesce a farla  ricadere nella padella. Qualche alunno ci riesce, qualche altro fa un bel pasticcio e la creèpe-frittata cade a terra.

 

Con la coperta e con la frittata questo film ha molte cose in comune: qualcuno se lo sta tirando e girando a proprio piacimento. Per esempio, coloro che la pensano come il ministro Moratti lo stanno indicando come la conferma della validità e dell'importanza del maestro unico nella scuola elementare. E' bene - dicono - che gli alunni abbiano un esempio ben preciso a cui ispirarsi, un maestro, uno solo, al quale fare riferimento. Ciò che in Italia s'è sperimentato negli ultimi decenni (3/4 maestri) va abolito, perché i bambini hanno bisogno di relazionarsi con una sola figura, paterna o materna che sia.

La risposta (la coperta da tirare, la frittata da girare) non s'è fatta attendere. Se i maestri di tutte le scuole del mondo - s'è ribattuto - fossero come il maestro di Essere e Avere potremmo anche discuterne e stare tranquilli, ma quale punto di riferimento avrebbero quei bambini affidati alle cure di un cattivo maestro? Non è forse vero che un consulto tra medici dà ai malati maggiore affidabilità del parere di un singolo dottore? Tre o quattro maestri (e, per giunta, specialisti in varie materie) non costituiscono forse una maggiore garanzia per la  formazione dell'individuo? Il film, piuttosto, va letto in altro modo; esattamente come denuncia contro le classi numerose che da un po' di tempo il governo impone per far quadrare i conti della spesa pubblica. I tagli alla scuola e l'abolizione delle classi dove il numero degli alunni è ridotto stanno impedendo un lavoro più capillare, ostacolano il dialogo, non permettono di agire in profondità per la formazione dei ragazzi.

 

Chi ha ragione? Chi può tirare il film dalla sua parte?

Chiariamo subito una cosa. Solo in apparenza Nicolas Philibert ha girato un documentario. Le notizie di cronaca narrano, infatti, di una permanenza della troupe nella piccola scuola per l'intero anno scolastico. La macchina da presa è stata posizionata tra i banchi, all'interno delle case dei contadini, nelle stalle e nella campagna e ha registrato tutto quello che c'era da registrare. In realtà sappiamo benissimo che la mole di materiale raccolta è passata inevitabilmente attraverso le forbici del montaggio. Ciò significa, in altre parole, che le varie situazioni sono state ricucite e adattate. Di conseguenza la storia che si vede (meglio: la storia di alcune storie) è solo apparentemente veritiera. Ci saranno stati, in tutti quei mesi di riprese, molte altre cose che il film non dice, episodi di vita scolastica e familiare che non sapremo mai. Ma ammesso pure che le cose stiano come Nicolas Philibert le racconta, dire che Essere e Avere dà ragione al maestro unico significa strumentalizzare un film che ricuce in un unico ambiente singole storie di vita: da quella della ragazza portatrice di handicap a quella del ragazzetto robusto che fa a botte, da quella della bimba silenziosa a quella del simpatico monello che cerca scuse per non studiare, dalla gita scolastica  ai commoventi addii finali. Ma dov'è oggi possibile trovare un maestro che vive come un eremita, tutto casa e scuola,  senza moglie e figli, come un missionario d'altri tempi e d'altri luoghi? Dov'è questa scuola idilliaca di 13 alunni? Nella più grande riforma della scuola degli ultimi 90 anni - è il Ministro dell'Istruzione che l'ha annunciato - si prevedono classi formate da un minimo di 25 alunni. E il massimo? Non si sa. Io ne ho 36. Perché non ci va il Ministro a fare lezioni e a sperimentare quant'è bello e poetico insegnare in una classe numerosa?

Del film vero e proprio possiamo parlarne in seguito.

 

 

Essere e Avere  (Etre et avoir) 

Francia, 2002

Regia: Nicolas Philibert

Documentario

col. 104’