Locandina Il segreto di Esma

 

Il segreto di Esma

 

 

Grbavica, è un quartiere di Sarajevo. Letteralmente significa: “donna che porta un peso”. Qui, durante la guerra che ha martoriato la ex jugoslavia, i serbo-montenegrini hanno compiuto orrori difficilmente cancellabili dalla memoria dei superstiti. Ancora oggi si scoprono fosse comuni e la gente accorre nella speranza di riconoscere il corpo di un parente da un anello al dito, dalle scarpe, dalla dentatura. Molti hanno voglia di dimenticare quello che è successo e vanno a rintanarsi nei bar dove, tra fumo e alcool, le donne si prostituiscono e la malavita fa affari d’oro. Ma c’è pure chi non può dimenticare. Oltre ventimila donne sono state stuprate – il sesso usato come strategia militare per umiliare le donne e per distruggere un’intera etnia -  e a poco servono gli incontri di solidarietà organizzati come terapia di gruppo. Esma, bosniaca, è una di queste donne. Sulla sua vicenda, vera o verosimile che sia, la connazionale regista Jasmila Zbanic, documentarista agli esordi nel lungometraggio, ha realizzato Il segreto di Esma, presentato e premiato con l’”Orso d’oro” al Festival di Berlino 2006.

 

Il segreto che Esma (una Mirjana Karanovic straordinaria) si porta dentro è lo stupro che ha subito dodici anni prima e che adesso ha un nome e un volto: Sara (l’esordiente Luna Mijovic). In preda all’odio e alla disperazione, Esma avrebbe voluto abortire, ma non c’è riuscita; avrebbe voluto abbandonare la bimba appena nata, ma non ha resistito al suo pianto. E ora, con Sara convinta di essere figlia di un eroe morto al fronte, Esma non sa più cosa fare. Il segreto le scoppia dentro perché l’adolescenza è irrequieta e mette i genitori con le spalle al muro. Basta una gita scolastica per provocare la crisi. Accade, infatti, che per venire incontro ai figli dei caduti in guerra, la direzione della scuola decida di non fare pagare l’intera tariffa; ma è obbligatorio esibire un certificato. La decisione della scuola rappresenta per Esma un grosso problema. Per racimolare l’intera somma, infatti, la donna si massacra di lavoro, chiede anticipi, ci riesce persino grazie alla solidarietà di altre donne, ma deve fare i conti con Sara che intuisce di esser stata ingannata. Con la pistola che le trema tra le mani, costringe la madre a dirle la verità. Ed è così che Esma è costretta a urlare tra le lacrime ciò che s’è tenuto dentro per anni. E’ una liberazione, l’inizio di un nuova relazione, il passaggio dal rapporto da madre a figlia a quello da donna a donna.

 

Si può realizzare un bel film con pochi soldi? Si può parlare di guerra senza fare vedere carri armati, aerei, bombe, morti? Si può insistere sui primi piani e non ricorrere a trucchi ed effetti speciali per catturare l’attenzione degli spettatori? E si può, infine, rimanere in tensione vedendo un film dal ritmo decisamente lento?  Il segreto di Esma risponde in modo affermativo a tutti questi interrogativi e restituisce al cinema prerogative spesso messe in secondo piano, come quella di fotografare la realtà, di conservare la memoria storica, di fare riflettere. In fondo, con questo film al femminile che affronta il mondo della maternità, Jasmila Zbanic non ha fatto altro che proseguire il suo lavoro di documentarista, facendo ricorso a pochi dialoghi e a molti primi piani, a una fotografia nitida e a canti popolari struggenti, all’eloquenza dei gesti e degli sguardi. “La storia di Esma – ci tiene a precisare la regista – non parla solo della guerra. Parla prima di tutto d’amore, in particolare di un amore che non è puro perché è mischiato con l’odio, il disgusto, la disperazione”. Due citazioni, su tutte: Sara che ripudia definitivamente il mito del padre eroe quando, dopo avere appreso la verità, si taglia i capelli, la parte di sé che, a sentire la madre, aveva ereditato dallo stupratore; il saluto alla partenza per la gita scolastica, quando basta un abbozzo di saluto della figlia per restituire il sorriso ad Esma.

 

Una tecnica, come si vede, messa al servizio del messaggio che arriva dritto al cuore; campi e controcampi che sono anche modi di guardare la realtà, sensazioni d’animo che si traducono in distensione e tensione, attrazione e repulsione, sincerità e bugie. Si può anche volere che un figlio imposto con la violenza non veda mai la luce, ma quando il miracolo della vita si rinnova, l’odio diventa amore; una ragazzina ribelle si può anche schiaffeggiare e un attimo dopo stringerla al cuore ripetendole “Mai, mai, mai, mai… ti lascerò!”; i maschi lascivi e ubriachi possono provocare disgusto e riesumare il volto di uno stupratore, ma ciò non toglie che si possa cedere di fronte ad un gesto di tenerezza e di attenzione, sia pur proveniente da un uomo implicato in loschi giri.

 

Campi e controcampi che servono soprattutto ad evidenziare il rapporto tra Esma e Sara. Le donne che hanno vissuto la stessa dolorosa esperienza cercano nell’unione, nell’amicizia e nella complicità reciproca la vera medicina per sanare le loro ferite. Esma, in lotta con se stessa per trovare un equilibrio anche affettivo, partecipa solo raramente a questi incontri: le basta Sara. Accudirla, prepararle i cibi preferiti, scherzare con lei è già terapia. Non ha fatto i conti con il controcampo dell’esistenza che matura fuori dalle mura di casa, a scuola, nelle amicizie, nel posto di lavoro, nei locali notturni. La ricostruzione - di una città fredda e ancora sventrata, come di una popolazione ancora traumatizzata - è lenta e dolorosa. Nascondere ciò che è accaduto è impossibile; la storia, per quanto crudele, va narrata.  Esma, svelando il suo segreto alla figlia, prende atto dell’enorme capacità di reagire che le nuove generazioni hanno. Arriva anche per loro il momento di aprire gli occhi e di non farsi più condurre per mano. Sara si stacca dalla madre, ma la sua, a differenza di altri che intendono sparire per sempre da Sarajevo, è solo un’assenza provvisoria. La gita scolastica prevede il rientro dei ragazzi, con i genitori ad attenderli a braccia aperte.  

 

Il segreto di Esma 

(Grbavica)

Regia: Jasmila Zbanic

Con: Mirjana Karanovic, Luna Mijovic, Leon Lucev

Austria, Bosnia, Germania, 2006.

Durata: 90’