La locandina di Certi bambini

 

 

Come “certi bambini” diventano killer   

 

 

In una piazza di città, alcuni ragazzini stanno giocando al calcio. Rosario, in maglietta e pantaloncini, li osserva e, quando il pallone arriva ai suoi piedi, chiede e ottiene di unirsi a loro. L’inquadratura si allarga sull’allegro e spensierato gruppetto. E’ l’ultima immagine di Certi bambini, il film che Andrea e Antonio Frazzi hanno tratto dall’omonimo romanzo di Diego De Silva, edito da Einaudi,  e girato in otto settimane, tra Napoli e Salerno. Sarebbe un bel finale se Rosario fosse uno dei tanti bambini che siamo abituati a vedere nelle piazze e nei campetti di tutti i paesi. Ma  non è così. Qualche istante prima di tuffarsi in mezzo ai suoi coetanei, Rosario ha commesso il primo omicidio della sua vita, sparando a bruciapelo a un uomo che  non conosce. Lo ha fatto solo perché qualcuno gliel’ha ordinato, perché in dodici anni ha già consumato una vita, giocando con la morte solo per dimostrare che ha coraggio da vendere, bevendo e fumando come un adulto, frequentando una sala giochi che è un covo di delinquenti, rubando su ordinazione e sperimentando il sesso a pagamento, vendicandosi e facendo il delatore, nutrendosi di tutte le sporcizie che gli adulti gli hanno messo davanti. Eppure, Rosario non è un ragazzo cattivo, tant’è che si prende amorevolmente cura della nonna vecchia e malata e frequenta un centro di volontariato diretto da un prete. E allora come mai compie un delitto così efferato con semplicità allarmante? Nel viaggio in metropolitana che lo porta da casa al luogo dell’appuntamento con la sua prima vittima, rivediamo in rapidi flash-back il percorso che di  girone in girone ha portato fatalmente Rosario a compiere quel gesto che segna il suo ingresso ufficiale nella camorra che conta. E’ un percorso senza ritorno che rende amara la visione di questo film soprattutto per la sottile perfidia con la quale i grandi modellano a loro piacimento la coscienza dei bambini, svuotandola di ogni moralità e riducendola indifferente al bene e al male, senza partecipazione e senza sensi di colpa.  

 

Un anno fa, vedendo City of God del brasiliano Fernando Meirelles, s’era sperimentata la stessa sensazione di amarezza per la felicità negata agli “olvidados”,  ma la distanza geografica dalle favelas e la collocazione storica (la Buenos Aires degli anni '60) avevano fatto da scudo; i bambini che emergono dal libro di Diego De Silva e dal film di Andrea e Antonio Frazzi, per quanto meno spietati e sanguinari dei loro coetanei sudamericani, ci fanno aprire gli occhi su una Napoli di casa nostra, quella che non odora di pizza e non ha come colonna sonora le note del mandolino. Per una pallida consolazione non resta che aggrapparsi al titolo: fortunatamente si tratta solo di “certi bambini” e non di “tutti i bambini”.

 

Dietro i bambini, con la cattiveria e lo squallore che li caratterizza, ci sono gli adulti. Dice De Silva, che ha anche partecipato alla sceneggiatura del film:Provo affetto per Rosario: non è un mostro, è solo il prodotto di una società violenta e lasciata allo sbando, un bambino che porta in sé i segni della colpa di un mondo adulto che lo ha partorito e dimenticato”. E replica all’accusa di pessimismo: “Non sopporto le falsità, detesto questa idea edulcorata e light della vita che quotidianamente ci propina la televisione. Credo che programmi come i reality show o quelli alla "Saranno famosi" facciano malissimo, ci abituano a credere che si ha del talento solo se riesci ad essere simpatico e a bucare lo schermo. I giovani non devono farsi capire, devono imparare a tenersi i propri misteri, il loro fascino risiede nella incomprensibilità dei loro sentimenti. Rosario è un innocente; dov'è la politica? le istituzioni? Se non cadi nell'illegalità ti accontenti di lavori che durano lo spazio di pochi mesi, sei costretto a vivere in casa coi genitori.”

 

La galleria di personaggi adulti che dovrebbero in qualche modo supplire all’assenza dei genitori,  se non appare totalmente squallida (come il laido camorrista di mezza tacca che commissiona furtarelli, il cliente pedofilo, i poliziotti violenti, i camorristi prepotenti, il cattivo maestro Damiano, l’imbucato e falso obiettore di coscienza, la mamma snaturata che fa prostituire la figlia ragazzina), difetta sempre di qualcosa (il prete che dirige il centro di accoglienza non ha spessore, il volontario Santino amoreggia con la ragazza ospite più carina,  il dottore che dovrebbe salvare Caterina incinta è troppo freddo e razionale) e così, stringi stringi, per pescare un adulto simpatico bisogna ricorrere alla vecchia nonna Lilina, ormai fuori cervello e tagliata fuori dalla società.

 

Insomma, c’è poco da stare allegri se “certi bambini” (a Napoli come a Palermo, Bari e in qualsiasi altra città dove regna la prepotenza) maturano la loro crescita senza sorridere e passando attraverso il battesimo della violenza. E c’è molto da riflettere se “certi bambini” hanno abbandonato la scuola per diventare killer e non trovano giochi più divertenti di quelli all’adrenalina della sfida pericolosa nell’attraversare  la strada mentre le macchine sfrecciano ad alta velocità.

 

Anzi: non “c’è da riflettere”, ma “ci sarebbe da riflettere” se questo film avesse una degna distribuzione nelle sale e se non rischiasse – come rischia – di uscire presto fuori circuito, sulle orme del  precedente Il cielo cade degli stessi fratelli Frazzi. Peccato, perché non sarebbe male se educatori, politici, genitori decidessero di imbastirci sopra un bel dibattito. Ma come si fa a procurargli un piccolo spazio in TV quando è stato distribuito, a tutt’oggi, in sole 24 cinema su 3.000 ed è stato lanciato in contemporanea a Troy,  il kolossal di Wolfgang Petersen? E poi: come si fa a mettere a confronto il tredicenne scugnizzo Gianluca Di Gennaro che uccide solo un uomo, con l’affascinate Brad Pitt che fa strage di nemici fuori e dentro le mura di Troia? Bisognerebbe sperare nel ripetersi della storia; quella di Davide, intendo, quando sconfisse il gigante Golia con un solo lancio di fionda. Ma quella era storia sacra, piena zeppa di prodigi e di miracoli. Ora il mondo è diventato più laico e, di conseguenza, più scettico.

 

Certi bambini

Italia, 2004

RegiaAndrea Frazzi e Antonio Frazzi
Con: Gianluca Di Gennaro, Carmine Recano, Arturo Paglia, Sergio Solli
Col. ‘94