Locandina del film "All the Invisible Children"

 

Milioni di Bambini invisibili

in sette cortometraggi  

 

 

Partiamo da una serie di dati desunti dalle stime ufficiali dell'UNICEF e riguardanti milioni di bambini che, a causa dell’egoismo e della crudeltà degli adulti, vedono i loro diritti negati da sfruttamento, guerre, malnutrizione, violenza, povertà: 300 milioni soffrono la fame, oltre 100 milioni non sono mai entrati in un’aula scolastica, ogni anno 48 milioni non vengono registrati alla nascita e conseguentemente non hanno diritti legali per poter accedere all'assistenza medica, all'educazione e a tutte le altre tutele statali. In conclusione: un terzo dei bambini del mondo ufficialmente non esiste.

 

A tutti loro è dedicato il film All the Invisible Children, realizzato con il sostegno della Cooperazione Italiana allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri, delle Agenzie delle Nazioni Unite PAM e dell’UNICEF, presentato fuori concorso alla 62esima edizione della Biennale del Cinema di Venezia. Bambini invisibili, come hanno ufficialmente dichiarato i produttori Maria Grazia Cucinotta, Chiara Tilesi e Stefano Veneruso, mira a fare ascoltare la voce, le storie e le speranze di bambini ignorati dai media e dalla maggior parte dell’opinione pubblica. Con questo intento sono stati chiamati alla  sua realizzazione registi di diversa nazionalità e cultura che, in 7 drammatiche storie di appena 12 minuti ciascuna, hanno condensato le loro denunce contro chi ruba l’infanzia. Storie vere, o verosimili portate sullo schermo perché, come ha detto Chiara Tilesi, “il cinema, come la musica e le altre forme d’arte, è un mezzo perfetto per alzare il livello di consapevolezza, empatia, compassione e comprensione.

 

Il primo episodio, firmato da Mehdi Charef  e girato in Burkina Faso, narra la storia del dodicenne Tanza, il quale, dopo avere assistito al massacro della sua famiglia, imbraccia un fucile e si unisce ad un gruppo di soldati capitanato da un ragazzo di 21 anni. Qualcuno di loro morirà, qualche altro farà esplodere una scuola. Tanza, come gli altri suoi coetanei, si lascia definitivamente alle spalle un’infanzia mai vissuta.

 

Uros, zingarello detenuto per furto, è il protagonista dell’episodio diretto da Emir Kusturica che ha per titolo Blue Gypsy. Uscito dal carcere, Uros deve fare i conti con suo padre che lo costringe con la violenza a rubare di nuovo. Scatta, allora, in lui la convinzione che restare in famiglia è peggio che andare in galera.

 

Il terzo episodio -  Jesus children of America  di Spike Lee – narra la vicenda di Blanca,  una ragazzina afroamericana di New York, che ha ereditato l'HIV dai genitori. La sua vita, in apparenza normale nonostante lo squallore e la povertà che la circonda, è condizionata dal suo debole stato di salute che la costringe a frequenti visite in ospedale. Dopo un incidente a scuola, Blanca apprende di essere sieropositiva dai compagni di classe i quali, come dice il regista,  appena sentono la sua debolezza, la azzannano come un branco di lupi”. 

 

La regista brasiliana Katia Lund firma il quarto episodio che narra la giornata di Bilu e Joao, due bambini di San Paulo, alla ricerca di rifiuti da vendere per sopravvivere nel vortice di una città globalizzata. I loro tesori sono lattine vuote, cartone ed altri oggetti che la società getta via. Grazie alla loro immaginazione, i due bambini sono in grado di trasformare lo squallido panorama urbano che li circonda nel loro magico terreno di gioco.

 

Jonathan, girato da  Jordan Scott e Ridley Scott, svela i fantasmi di un fotografo di guerra, incapace di sopportare gli orrori che ha visto. Disilluso, desidera adesso liberarsi dal suo passato per riscoprire l’essenza della vita attraverso l’infanzia.

 

Ciro, un baby-scippatore napoletano, è il protagonista dell’episodio diretto da Stefano Veneruso.  Con la complicità di un amico, Ciro aggredisce un automobilista e gli ruba il rolex. Dopo la fuga e la consegna della refurtiva a un adulto ricettatore, Ciro va a spendere i pochi soldi ricavati al Luna Park.

 

L’ultimo episodio,  Song Song & Little Cat,  porta la firma di John Woo, maestro del cinema cinese che, per l’occasione, lascia da parte i proiettili per fare ricorso alla poesia e al neorealismo. Al centro della sua storia l’infanzia parallela e opposta di due ragazzine – una borghese e piena di giocattoli e l’altra poverissima e adottata da un barbone - inconsapevolmente legate tra loro da una bambola gettata via dalla prima e finita nelle mani della seconda.

 

Che dire di questo film,  necessariamente discontinuo sotto l’aspetto formale, ma  che non può lasciare indifferente chi ha a cuore la salute e l’avvenire dei bambini?

 

Prendo in prestito due dichiarazioni e le riporto fedelmente. “Quanto al messaggio generale di un'opera come All the invisible children  spero convinca tutti che le lacrime sono più potenti dei cannoni." (John Woo)

 

"Senza un'identità ufficiale un bambino non solo non è in grado di raggiungere le sue piene potenzialità perché privo dei diritti fondamentali (come la salute e l'educazione), ma è soprattutto maggiormente vulnerabile. E' in balia di coloro che vogliono abusare di lui, siano essi trafficanti di bambini o sfruttatori del loro lavoro." (Baronnes Nicholson, Commissaria Europea per gli Affari Esteri)

 Un solo consiglio agli amici lettori: non ve lo perdete.



Bambini invisibili

(All the invisible children)

 

Regia: Mehdi Charef; Emir Kusturica; Spike Lee; Katia Lund; Jordan Scott & Ridley Scott; Stefano Veneruso; John Woo

Il tema musicale “Teach Me Again” è interpretato da Tina Turner ed Elisa

Italia, 2005

Durata: 108’