Locandina Baarìa

 La corsa di Baarìa

 

Cos’è Baarìa di Giuseppe Tornatore? Una corsa. Una corsa che il piccolo Peppino Torrenuova fa - e ci fa fare - nel tempo e nello spazio. Il tempo è quello tra gli anni Trenta e Ottanta del secolo scorso; lo spazio è un paese, una regione, una nazione.  Non un film autobiografico – come precisa il regista – ma un film personale”, con pennellate di malinconia per qualcosa che non c’è più. Pennellate che diventano affresco alla Guttuso con un intreccio di tradizioni e cultura, politica e religione, amore e rabbia. E così si corre oltre Bagheria, senza mai fermarsi, con la musica invadente di Morricone nelle orecchie e la frenesia di Peppino negli occhi. Un Peppino che raccoglie ulive nei campi, lascia la scuola per andare a pascolare in montagna, diventa attivista del PCI, sposa la donna che ama, forma una numerosa famiglia, vede la crescita dei figli e la trasformazione del paese. La storia di tre generazioni narrata tra l’andata e il ritorno di un bambino che va a comprare le sigarette. Il risultato? Lo stesso del turista che arriva a Roma con le ore contate e sale sul bus turistico. In due ore e mezza vede tutto: San Pietro, Castel Sant’Angelo, Piazza Venezia e il Vittoriano, il Colosseo, Piazza Navona, Fontana di Trevi… C’è che si accontenta perché, quando rientra a casa, può dire agli amici del bar che ha visto e conosce Roma. Ma c’è anche chi resta deluso, perché c’è una bella differenza tra la passeggiata e la sosta.

Baarìa è un film che non conosce la sosta. In tutti i sensi. Gli innumerevoli personaggi che lo popolano appaiono e scompaiono senza darci il tempo di poterli focalizzare. Quando non si corre, si vola. E allora anche la Storia con la S maiuscola – quella delle vessazioni dei campieri, del fascismo, dell’entrata in guerra, dello sbarco degli Alleati, della Liberazione, della strage di Portella della Ginestra, dei comizi in piazza e delle elezioni, del mito dell’Unione Sovietica, della Mafia, della TV in bianco e nero e delle prime avvisaglie della rivoluzione studentesca - si vede, ma solo dall’alto. Non si fa in tempo a gustare fatti e avvenimenti, che già si volta pagina.

Tornatore riprende a parlare della sua Sicilia rispolverando il bambino di Nuovo Cinema Paradiso che non colleziona più solo fotogrammi di film firmati Pasolini, Lattuada e Rosi, ma anche racconti dei nonni, ricordi personali e voci dei paesani. Il suo omaggio a Bagheria è una sorta di ex voto che recupera, in un certo senso, l’affresco dipinto e cancellato nella volta della chiesa, lo struscio e il viavai di Corso Re Umberto, lo spazio della campagna. Un materiale enorme che lo mette in crisi, perché lo costringe a selezionare, o a velocizzare. Scartata la selezione che gli imporrebbe sofferenze affettive (come fare a meno delle splendide figure del matto del paese, della mendicante veggente, del comunista con il cappotto nuovo, della maestra severa, del professore guardone? Come sacrificare, in una narrazione epica, la processione, la fuitina, la sommossa popolare, i giochi dei bambini, le superstizioni delle uova rotte e dei serpenti neri?), al Peppino regista non resta altro che velocizzare, consapevole del fatto che correre non è discorrere.

Baarìa  è un film sui generis, barocco e non raccontabile, non tanto perché non si riesce a raccontare, ma perché si può vedere e raccontare in più modi. E’ un’ immensa tavola imbandita dove ogni spettatore può prendere quello che gradisce: la vicenda d’amore tra Peppino e Mannina, le pagine di storia, gli intrallazzi del potere, il dialetto, l’impegno politico, la perdita delle tradizioni, la vita paesana… Una varietà di scelta che la doppia “cornice” – la corsa di Peppino e la punizione dietro la lavagna che aprono e chiudono il film - rende ancora più ampia, giacché autorizza a interpretare tutto con il viavai del tempo, come un sogno premonitore, o come un ritorno al passato; come una rivisitazione storica, o come un poema epico; come un atto d’amore, o come una metafora. Ecco, allora, la scelta di due sequenze estrapolate dal contesto e messe insieme da una lettura personale. Peppino lascia Baarìa e va all’estero. Ci resta un bel po’ di tempo, scrive lettere alla moglie, ritorna. Quando arriva nella piazza del Paese con la sua valigia di cartone i paesani gli chiedono: “Peppino, dove stai andando?” Non si sono accorti della  sua assenza.  A Bagheria, come in Sicilia e nel resto  del mondo, esserci o non esserci, è la stessa cosa?  Dappertutto il mondo gira vorticosamente, ma ci sono posti dove la trottola si chiama tuppètturu  e non è un gioco solitario, ma competizione, mors tua vita mea. Si  vince facendolo girare più degli altri, prendendolo in mano e dando pizzàti agli avversari; si partecipa alla gara sperando che, quando arriva la nostra sconfitta, la mosca seppellita viva abbia resistito oltre ogni ragionevole previsione.  

 

Baarìa

Regia: Giuseppe Tornatore

Con: Francesco Scianna, Margareth Madè, Enrico Lo Verso, Lina Sastri, Angela Molina, Nino Frassica, Raoul Bova, Luigi Lo Cascio, Salvo Ficarra, Valentino Picone, Laura Chiatti, Leo Gullotta, Beppe Fiorello, Donatella Finocchiaro, Monica Bellucci, Nicole Grimaudo, Giorgio Faletti, Vincenzo Salemme, Gabriele Lavia.

Italia, 2009

Durata: 150’