locandina di Un gelido inverno - Winter's Bone

 

Il gelido inverno  di Ree Dolly

 

Il gelido inverno del titolo non è solo la stagione che avvolge la zona montuosa dell’Ozark, nel Missouri meridionale, dove si svolge la vicenda, ma anche l’atmosfera che un’adolescente è costretta a respirare. Si chiama Ree Dolly, ha diciassette anni e deve badare alla madre depressa e imbottita di farmaci, al fratello dodicenne Sonny e alla sorellina di sei anni, Ashlee. Tocca a lei spaccare la legna, curare le bestie, pettinare la mamma, cucinare, insegnare. Il padre? In prigione per produzione e spaccio di droga, ha inguaiato ancora di più la sua famiglia. Per riacquistare la libertà ha, infatti, garantito il pagamento della cauzione impegnando la casa, ma poi è sparito nel nulla. Per non restare senza tetto, alla giovane Ree non resta altro da fare che rinunciare alle sue aspirazioni e mettersi alla ricerca del genitore. Impresa non semplice in una società maschilista e violenta. Bussando di porta in porta, muovendosi tra freddi parenti e sospettosi bovari, drogati e omertosi, guardie federali e malavitosi, la ragazzina riuscirà a sopravvivere e a proteggere i fratellini.

Con questa storia, tratta da un romanzo di Daniel Woodrell, Debra Granik, alla sua seconda prova dopo Down to the Bone (2004), centra prestigiosi traguardi: il Torino Film Festival, il Sundance, 4 nomination agli Oscar. Non male per una regista che deve fare i conti con le ristrette risorse di un cinema indipendente. Merito anche della bella interpretazione di una Jennifer Lawrence cupa e solare, coraggiosa nell’affrontare gli zoticoni che la circondano, tenera quando presta assistenza alla madre, protettiva con la piccola Ashlee, decisa quando insegna a Sonny come usare il fucile e come scuoiare gli animali.  A metà tra il western e il noir, Un gelido inverno è un omaggio alla donna che non cede alla violenza e alle ingiustizie. L’inverno – quello delle coscienze - ha inaridito l’intera comunità che si trincera dietro silenzi, menzogne, sotterfugi, minacce e omertà e non vuole rinunciare a un equilibrio fondato sul crimine. In questo mondo di ostilità si muove la giovane Ree, costretta a fare i conti con un cugino che vorrebbe prendere in adozione il piccolo Sonny, con il vecchio Thump che gestisce allo stesso modo le bestie che porta al macello e gli esseri umani, con i freddi tutori della legge, con gli uomini boss e con le donne cagne addomesticate. Crollerebbe sotto il pestaggio se, ai margini della disfatta, non trovasse un minimo di solidarietà in Merab, l’anziana donna di Thump, e in Teardrop, lo zio paterno. E sarà Teardrop ad impartirle lezioni di sopravvivenza, facendole capire che, nella giungla degli homo homini lupus, più della musica country  e del banjo, conta l’azione di forza, mostrare i muscoli e il fucile. Da parte sua, la coraggiosa ragazzina sa che contano anche le motivazioni della lotta, racchiuse in una frase che dice ai suoi fratelli: “Senza il peso di voi due sulle spalle, mi sentirei persa.”   

In questo turbinio di passioni riveste particolare importanza la scenografia. A tal riguardo, torna senz’altro utile alla regista la sua provenienza dalla fotografia. La fosca atmosfera, le colline desolate, la vegetazione scarna, le case catapecchie rivelano uno spaccato inconsueto dell’America. Il freddo diventa immagine: statica quando deve descrivere l’abbrutimento che incastra i personaggi, gli sguardi minacciosi, le paludi stagnanti, gli avanzi di cibo, gli arbusti secchi, la legna accatastata; dinamica quando segue la protagonista che, capelli al vento, pantaloni larghi, camicia a scacchi e giaccone di pelle, raccoglie la sfida del destino e si aggira da un casolare all’altro. Ne viene fuori una ballata neo-medievale che, anche di fronte a pestaggi, bestiame, animali scuoiati e resti umani non si compiace mai del torbido. Con un finale consolatorio, dove la sorella maggiore fa da chioccia ai suoi fratelli-pulcini sui gradini di casa e la piccola Ashlee tira fuori dal banjo qualche nota di speranza.  

Un gelido inverno (Winter’s Bone)

Regia: Debra Granik

Con:  Jennifer Lawrence, John Hawkes, Lauren Sweetser, Kevin Breznahan, Isaiah Stone, Dale Dickey.

USA, 2010

Durata: 100′, col.