
Il sesso del calcio e (soprattutto) altro
in Sognando Beckham di Gurinder Chada
Quando uscì Billy Elliot di Stephen Daldry
(2000), furono in molti a parlare di un argomento secondario: è giusto che un ragazzino di 11
anni, contro la volontà del padre e del fratello, appenda i guantoni della boxe
per dedicarsi al balletto? E qualcuno disse, allora, che anche lo sport e
l’arte hanno, a pensarci bene, un’identità sessuale. A
distanza di tre anni, questo film di Gurinder Chada - campione
d’incassi nella stagione 2002/2003 - rischia di riproporre
un analogo secondario argomento: di che sesso è il gioco del calcio? Con Sognando Beckham si
disquisisca ancora una volta, se si vuole, sul sesso degli angeli, ma con la
consapevolezza che si stanno tralasciando altri più interessanti temi, come,
per esempio: il rapporto tra genitori e figli, l’amicizia, il divismo, i
turbamenti dell’adolescenza, l’integrazione sociale e culturale, la felicità…
Gurinder Chada,
regista di origini indiane, nata e cresciuta nel West London, afferma che la vicenda è in parte autobiografica. Anche lei, da piccola, si ribellava alle costrizioni dei
genitori, rifiutava di vestirsi secondo la tradizione e disobbediva ai precetti
religiosi. Tuttavia, realizzando questo film, ha voluto parlare non solo
dell'integrazione di due culture diverse in un contesto
di immigrazione, ma anche del rapporto generazionale all'interno della stessa
tradizione. "Non volevo parlare della cultura indiana", dice, "mi interessavano i giovani, sapere come i giovani si
relazionano alla cultura". Ed è per questo che le
maggiori difficoltà che Jess e Jules
incontrano non derivano da impedimenti esterni, ma da incomprensioni e
malintesi familiari.
Questa la vicenda. Jess,
una ragazza con radici indiane, e la sua amica inglese, Jules,
sono due adolescenti fanatiche di David Beckham. Divisa tra la passione per il calcio e il rispetto
delle tradizioni della sua famiglia, Jess sogna di
diventare un giorno professionista, magari volando negli U.S.A.. La sua camera è tappezzata dalle foto del divo del calcio
inglese e con lui parla ogni giorno delle difficoltà che incontra per fare
accettare la sua passione alla famiglia che la vede futuro avvocato e, non apprezzando
le virtù dello sport occidentale, la vorrebbe in cucina a preparare il miglior chiappati del quartiere. Jules, da parte sua, pur avendo il sostegno incondizionato
del padre, ha una madre che, incapace di accettare quel gioco così poco
femminile, tenta di riportarla sulla retta via comprandole biancheria intima e augurandosi
di vederla presto appesa al collo di un ragazzo. Jess,
che sa cosa vuole dal suo futuro, è costretta suo malgrado a
nascondere ai genitori gli allenamenti, le scarpe sporche, le partite in
trasferta. Come se non bastasse, si innamora
dell'allenatore: un piacente irlandese magrolino che ha acceso anche il cuore
di Jules. L’amicizia e i sogni delle due ragazze sono
messi a dura prova, ma alla fine – meglio:
“al novantesimo”, come si direbbe in una partita al
cardiopalmo – arriva la vittoria.
Commedia anglo-indiana, dal ritmo spedito, con una
protagonista davvero straordinaria, il cui viso intenso e mobile racconta,
ancora meglio di quanto non faccia la sceneggiatura, i tormenti giovanili
nell'inutile tentativo di assecondare i propri e gli altrui sogni, Sognando Beckham,
più che rimandare a precedenti illustri (Gurinder Chada non è – non potrebbe esserlo mai – l’erede di Ernest Lubitsch
e di Billy Wilder; così
come il cinema di oggi non è quello di 50 anni fa e gli spettatori di oggi non
sono quelli di ieri) richiama alla memoria East is East di Damien O'Donnell.
La “leggerezza” con la quale vengono
trattati certi argomenti non tragga, tuttavia, lo spettatore più critico
ad esprimere affrettati giudizi. Sì, è
vero che siamo di fronte a una storia dal finale
scontato e piena di sequenze “già viste” (il qui pro quo di certe situazioni, il cellulare che squilla in
momenti inopportuni, la baldoria e la rissa durante il matrimonio, il rigore
sbagliato e la prodezza del goal all’ultimo minuto, il ritornello del “non
subire la vita, ma vincere e combattere”,
il “Vincerò!” come colonna sonora, ecc.), ma è anche vero che sui sogni
dei ragazzi non si discuterà mai abbastanza. Il Beckham del titolo equivale non
solo ai vari Maradona, Baggio,
Del Piero e Totti, ma a tutti i divi dello spettacolo,
dal cinema alla musica. Molti genitori ed educatori condannano
troppo frettolosamente questi sogni
etichettandoli come “sciocchezze” e “inutili perdite di tempo”, eppure essi
fanno parte integrante del processo di crescita e vanno di pari passo con la
realtà, si fondono con essa, esattamente come accade nella sovrapposizione adottata
da Gurinder Chada delle sequenze
a montaggio parallelo della festa di
matrimonio e dell’incontro decisivo del
campionato di calcio.
Non si tratta di un espediente tecnico casuale,
giacché allo spettatore più attento non potranno sfuggire almeno due altre
scelte operate dalla regista.
La prima è quella di racchiudere tutta la vicenda
tra due apparizioni di David Beckham: una fittizia e
immaginata da Jess all’inizio del film; l’altra
reale, in conclusione, quando il campione sognato appare in carne e ossa, ma in
lontananza, sfilando in aeroporto come su una passerella.
La seconda scelta riguarda l’utilizzazione
di “ritagli” a vicenda finita, in concomitanza con i titoli di coda:
inquadrature e sequenze sbagliate, errori coperti da bips, foto di gruppo, scenette
volontariamente o involontariamente comiche, battute a sipario chiuso, relax
fuori campo… Come se ci volesse ricordare che era sua intenzione fare solo un
film, da non confondere con la realtà, dove troppo spesso le partite si perdono
e gli aerei si guardano da lontano.
Sognando Beckham (Bend It Like Beckham)
Gran Bretagna,
2002
Regia: Gurinder Chadha
Con:
Parminder K. Nagra, Keira Knightley, Jonathan Rhys-Meyers
Col. 112'