
Scialla!
(Stai sereno!)
Un
consiglio: non lasciate la sala all’apparire dei titoli di coda. Vi perdereste
una minisequenza relegata in un riquadro dello schermo che potrebbe tornarvi
utile per capire meglio le intenzioni di Francesco Bruni, oggi regista di Scialla!, ma fino a ieri sceneggiatore
di Romanzo criminale e di alcuni film
di Paolo Virzì. Accade, infatti, questo: il Prof. Bruno Beltrame, scrittore di
biografie per conto d’altri, si reca nel parlatorio di un carcere per un
colloquio con un detenuto conosciuto come “il Poeta”, suo ex alunno divenuto
boss e spacciatore. Ha scritto per lui una biografia così come gliel’ha
raccontata, ma il Poeta non è
soddisfatto. Convinto che da quel libro si possa trarre un film, vuole che
vengano inserite scene di violenza e sparatorie. Se non rispondono a verità,
poco importa: è quello che gli spettatori vogliono. Il professor Beltrame non è
d’accordo. Obietta, resiste, poi si alza e va via. Invano il Poeta cercherà di richiamarlo.
Nei 95
minuti del film, abbiamo seguito le vicende di Bruno Beltrame. Sappiamo che era
un professore di Liceo, che pur credendo nell’insegnamento ha lasciato la
cattedra perché stressato da un lavoro troppo impegnativo e pagato male, che
frequenta un bar più per leggere il quotidiano che per consumare, che vive
nella tana del suo appartamento e sbarca il lunario scrivendo su commissione
biografie di personaggi famosi e impartendo lezioni private ad alunni svogliati.
Una vita sciatta, insomma, che subisce una scossa inattesa quando, come un
fantasma del passato, gli si para dinanzi la madre del quindicenne Luca, il più
sfaticato e irriverente dei ragazzi che frequentano la sua casa. La donna è un’
ex fiamma di Bruno e Luca è il frutto della loro fugace relazione. Ora è in
procinto di partire per un lavoro di sei mesi da cooperante in Africa e ha
pensato di affidargli il ragazzo: mantenga il segreto, ma si prenda cura di
lui. Il professore trasandato e l’alunno ribelle si trovano, così, costretti ad
una convivenza forzata e, inevitabilmente, i loro dialetti e le loro vite si
intrecciano e si scontrano. Bruno, moderno Geppetto, tenta di recuperare la
paternità incolpevolmente tralasciata cercando di non far perdere al ragazzo
l’anno scolastico e di toglierlo dai guai, ma Luca è testardo e restio a seguire
qualsiasi consiglio. In un momento di tensione, Bruno non riesce a mantenere il
controllo di sé e quando, dopo l’ennesimo rimprovero, si sente urlare in faccia
da Luca “Ma che vuoi da me? Chi sei tu?”, reagisce con un angoscioso e
liberatorio “Sono tuo padre!” Tra
palestra e spaccio, provocazioni e spocchia, il ragazzo si monta la testa fino
a compiere uno sgarro a un boss della malavita. Tutto precipita: Luca capisce
di avere tirato troppo la corda e ritorna bambino chiedendo aiuto al padre. Che
non si tira indietro e fa da scudo al suo cucciolo, prendendosi una razione di
botte. E buon per lui che il boss turlupinato sia un suo ex alunno, al quale se
non altro è riuscito ad insegnare l’amore per la poesia. E’ Il Poeta, quello stesso che, incappato
nella giustizia, ritroveremo nella minisequenza finale. Una citazione
autoironica, come vedremo, più che una postilla al colpo di scena finale che
non è il caso di rivelare per non togliere agli spettatori il piacere della
sorpresa.
Presentato
alla 68a Mostra del Cinema di Venezia 2011, Scialla! - che ha vinto il premio come miglior film
nella sezione Controcampo Italiano – è un ennesimo film sulla scuola e sui
conflitti generazionali. Da non inserire, tuttavia, nel mucchio delle commedie
mordi e fuggi, perché c’è modo e modo di trattare gli stessi argomenti, di fare
entrare la cinepresa nelle aule e nelle case. Francesco Bruni lo fa con stile,
rispettando il ritmo narrativo e non calcando mai la mano. Magari a qualcuno
sembreranno esagerati i diverbi in famiglia, le battute di spirito, le
provocazioni dei ragazzi e i guai in cui spesso si cacciano. Eppure è proprio
così. E’ possibile che nella realtà avvenga ciò che nel film appare come più
improbabile: che si diventi padre senza saperlo, che dei ragazzi dati per
spacciati a scuola e nella società conservino dentro di loro semi di volontà e
di cultura, che un docente smetta di insegnare per delusione e stanchezza, che
un alunno chieda di essere bocciato per un senso di giustizia nei confronti dei
suoi compagni e per non rovinarsi le vacanze estive. E’ possibile. Francesco Bruni lo sa e, un occhio a Collodi
e l’altro all’insegnamento di Furio Scarpelli, “applica uno sguardo umoristico
alle cose serie”. A facilitargli il compito gli danno una mano un attore
affermato come Fabrizio Bentivoglio e un debuttante credibilissimo come Filippo
Scicchitano, oltre naturalmente a una bella schiera di comprimari, tra i quali
Barbora Bobulova, ex pornostar decisa a farsi scrivere una biografia dallo
spiantato ghostwriter. Con questo suo
debutto come regista Bruni regala materiale di riflessione soprattutto ai
genitori, invitandoli a considerare che “essere padre non significa solo essere
amico, ma anche imporsi ed imporre dei limiti”. Lo fa senza la pretesa di
moralizzare e/o di condannare; anzi, sottolineando che il suo mestiere è quello
di narratore. Per questo, alla fine, dice chiaramente quello che aveva
velatamente accennato con colte citazioni cinefile di Truffaut e Pasolini. E
così, la minisequenza dell’epilogo se, da una parte, condanna le finzioni delle
sparatorie e delle scene violente finalizzate a venire incontro ai gusti della
massa, dall’altra ammonisce a saper distinguere la finzione dalla realtà:
“Scialla, signori! – sembra dire Bruni - Ho solo fatto un film!”
Già: scialla. I Luca di Roma la ripetono come
espressione gergale che nasconde anche uno stile di vita, intendendo dire ciò
che nella locandina appare tra parentesi: “Stai sereno!” Da dove deriva il
termine? Qualcuno dice dall’arabo. Può darsi. Mia nonna, in siciliano, quando
mi augurava di distrarmi e di divertirmi, mi diceva “sciàlati”. E, allora, scialatevi: nell’epoca de I soliti idioti , non capita spesso di
uscire soddisfatti da una sala cinematografica.
Scialla! (Stai sereno!)
Regia:
Francesco Bruni
Con: Filippo Scicchitano, Fabrizio Bentivoglio,
Barbora Bobulova, Vinicio Marchionni, Giuseppe Guarino, Prince Manujibeya,
Arianna Scommegna, Giacomo Ceccarelli, Raffaella Lebboroni
Italia, 2011
Durata:
95′, col.