I problemi degli adulti sui volti dei bambini

in Ricomincia da oggi di Bertrand Tavernier

 

Chi decide la validità di un film? Le mostre e i premi? Ma quanti film premiati con l'Oscar sono completamente ignorati da chi ha scritto una storia del cinema!

I critici? La cronaca è piena di clamorosi abbagli, di intrecci poco onesti tra produttori e addetti ai lavori, di favoritismi per interessi!

Il pubblico? Sappiamo tutti come negli anni Sessanta e Settanta certi film di Bergman, di Visconti  e di Pasolini sono stati smontati dalle sale cinematografiche  per lasciare il posto a La supplente e a Quel gran pezzo della Ubalda…!

E allora chi è il vero arbitro della validità di un film? Il tempo, forse, giudice incorruttibile che premia e condanna, seppellisce e spolvera inesorabilmente e senza clamore.

C'è un film francese di Francois Truffaut, per esempio, che, pur non avendo entusiasmato il pubblico quando apparve sugli schermi, è diventato con il passare degli anni il più bel film della storia del cinema sui bambini. Chi si interessa di infanzia e non l'ha mai visto, non perda tempo a recarsi in un negozio di videocassette e a comprarlo. Si intitola L'argent de poche; in italiano, Gli anni in tasca.

 

Ad esso fa riferimento l'ultimo film di Bertrand Tavernier - Ricomincia da oggi -  passato come una meteora sui nostri schermi e ingiustamente trascurato da molti  spettatori. Come nel film di Truffaut, anche in questo di Tavernier si raccontano più storie, tutte gravitanti sui bambini. Ad una prima lettura, Ricomincia da oggi appare come la storia di un direttore di asilo che crede nel suo lavoro, lo fa con coscienza ed è continuamente costretto a fare i conti con difficoltà di tutti i generi: la burocrazia dei politici, la mancanza di mezzi, i vandali locali, le istituzioni, il rapporto con il figlio della donna che ama, ecc. Gli spettatori più attenti, tuttavia,  non avranno difficoltà a notare come in questa vicenda privata si innestino tante altre "micro vicende" che vedono come protagonisti i bambini e i loro genitori. Con un gioco di rimandi a catena, di parentesi che si aprono continuamente una all'interno dell'altra, vengono chiamati in causa gli adulti, con i loro problemi di disoccupazione, emarginazione, disagio esistenziale, povertà, alcolismo, disperazione. Girato sulla falsariga del documentario e con studiato realismo, il film è - come ha detto qualche critico - "un pugno nello stomaco dello spettatore", ma è anche un ottimo  esempio di cinema impegnato, una prova di come 100 minuti di cinema  possano essere sufficienti per  comunicare mille messaggi.

Con la macchina da presa Tavernier scava sui volti dei bambini, si sofferma sui loro occhi, sui loro gesti, sulle loro espressioni; registra le loro canzoncine e segue i loro giochi; li fissa mentre dormono, quando osservano smarriti e in silenzio, quando piangono… Non trae (non vuole trarre) conclusioni personali; vuole solamente indurre gli adulti a meditare sull'enorme responsabilità  che si assumono quando - in modo consapevole o meno -  scaricano i loro problemi sul mondo dell'infanzia, quando credono che la paternità dia il diritto di trasmettere ai propri figli anche le frustrazioni e le turbe psichiche che si trascinano dentro.

 

 

Ricomincia da oggi (Ça commende aujourd’hui)   

Francia, 1999

Regia: Bertrand Tavernier

Con: Philippe Torreton, Maria Pitarresi, Nathalie Bécue, Nadia Kaci

Col. 99’