
“Gli amori provati”
in Respiro di Emanuele Crialese
Ci sono grandi film e
piccoli film. Di costo e di successo. A decidere se un film deve essere grande
o piccolo di costo sono i produttori, i quali scelgono
di investire una grossa o una piccola somma di denaro; a decidere se un film è
grande o piccolo di successo sono gli spettatori.
Ci sono film belli e film
brutti. A decidere se un film è bello o brutto siamo noi, un po' come avviene
nei rapporti affettivi. Insomma: come "la bellezza della donna (o
dell'uomo) sta negli occhi dell'uomo (o della donna)", così "la
bellezza di un film sta negli occhi dello spettatore".
Tutta questa premessa per
introdurre un piccolo grande film velocemente
circolato nelle sale, sparito, lodato all’estero, riapparso, apprezzato
finalmente anche in Italia. E' Respiro di Emanuele
Crialese, un regista di 38 anni che annovera nella
sua filmografia solo un altro film (Once
we were strangers) girato
negli Stati Uniti e selezionato da Redford per il Sundance Festival. In Italia, praticamente, è la prima volta che si sta parlando di lui;
ma se ne sta parlando bene, anche perché è stato l'unico italiano premiato alla
Settimana della critica
del Festival di Cannes
2002. Con Respiro per l'appunto.
Siamo a Lampedusa, un'isola
dove, per dirla con lo stesso Crialese, "gli
abitanti si spiano tra di loro, spiano gli estranei e
si tramandano oralmente storie a metà tra verità e leggenda." Una di
queste storie narra di Grazia, una donna straniera e bella, la quale per il suo
atteggiamento libero e stravagante è considerata pazza. Pazza
per tutti, tranne che per i suoi figli. Il marito fa il mestiere del
pescatore ed è costretto a lasciare spesso l'isola e a fare i conti, quando
rientra a casa, con le monellerie dei ragazzi e con le follie della moglie. Se dipendesse da lui sopporterebbe all'infinito le stranezze
della donna, ma c'è di mezzo la comunità, "la gente" (come diceva
Tina Pica in Pane, amore e fantasia) e, il giorno in cui la situazione
diventa insostenibile perché un'ennesima
stranezza di Grazia causa una crudele mattanza di cani randagi, non può fare a
meno di dare il suo assenso al verdetto delle comari: la donna va internata in
una clinica del continente. Prima che la condanna venga
eseguita, però, Grazia scappa di casa e sarebbe facilmente rintracciata dalla
gente del luogo se il figlio maggiore non le indicasse un'inaccessibile e
segreta grotta a picco sul mare dove trova sicuro rifugio. Con il passare dei
giorni, tra gli abitanti dell'isola si fa strada la convinzione che Grazia, pur
di evitare il ricovero, abbia scelto il suicidio. Un giorno, per caso, il
marito la scorge mentre nuota nelle splendide acque di una caletta, la chiama a
gran voce, ma viene bloccato dagli amici, convinti che
egli, sempre innamorato della moglie, sia adesso vittima di allucinazioni.
Per tutti Grazia rimarrà
una visione, una santa degli abissi, un personaggio che può sorgere dal nulla e
sparire, come suggerisce la sequenza finale che richiama
“Per tutti tranne che per
i suoi figli”, s'è detto. Perché?
Spieghiamoci meglio.
Respiro non è solo la storia di
una donna pazza che trascina nella solitudine
il suo uomo; all'interno della storia principale ci sono altre storie,
come spesso accade quando si sceglie come luogo di ambientazione
il nucleo familiare. Storie appena abbozzate, ma che, in un modo o in un altro,
sono legate a quella principale e che vedono come protagonisti tre bambini, i
tre figli della coppia: la più grande, ormai adolescente, che flirta con un giovane carabiniere venuto dal nord (ancora Pane,
amore e fantasia) e che, presumibilmente, farà per amore il viaggio inverso
a quello della madre: dall'isola al continente; il più piccolo che, non
sopportando le intrusioni di estranei nei problemi della famiglia, sciorina una
dopo l'altra espressioni da grande, in uno splendido dialetto che richiama, con
il folclore della pronuncia, la tradizione e la saggezza di un mondo antico; e
Pasquale, il mezzano, monello e responsabile, orgoglioso e complice, figlio
padre e marito. E' sulla maturità di questo ragazzino (nella vita abitante
dello Zen di Palermo, scoperto da Crialese mentre
vendeva cocco sulla spiaggia) che fa affidamento Grazia (una brava e bella
Valeria Golino). E' suo figlio, è carne della sua
carne e non può tradirla. C'è chi ha sentito, in questo particolare rapporto
madre-figlio, odore di incesto. Non si può pretendere
che tutti conoscano il proverbio siciliano "Dui
su l'amuri pruvati: matri ccu figghiu
e soru ccu
frati" ("Due sono gli amori provati: madre con figlio e sorella con
fratello"), ma tutti dovrebbero sapere che quando un figlio è dalla nostra
parte il parere del resto del mondo non conta affatto.
Come
dire, tanto per restare in tema, che nell'incomprensione totale, quando il mondo ti
crolla addosso e l’isola si fa più isola “il
respiro per sopravvivere
te lo dà solo colui al quale tu l'hai dato.”
Respiro
Italia,
2002
Regia: Emanuele Crialese
Con: Valeria Golino, Vincenzo Amato, attori non professionisti
Col.,
90’