Naufragi e salvataggi in

Quando sei nato non puoi più nasconderti di Marco Tullio Giordana

 

Sandro è un ragazzino di 12 anni, figlio unico di genitori benestanti. Suo padre, Bruno, ha una piccola impresa nel bresciano, dove lavorano anche extracomunitari provenienti da diversi paesi e ormai inseriti nella comunità locale. Arrivano le vacanze e Bruno decide di intraprendere con un amico una crociera in barca a vela nel Mediterraneo. Porta con sé anche l’inesperto Sandro il quale, una notte, lascia la cabina, si sporge imprudentemente e viene sbalzato in mare. Quando il padre se ne accorge è troppo tardi e il bambino viene dato per morto. Invece, qualcuno l’ha miracolosamente tirato fuori dal fondo marino un attimo prima che annegasse e l’ha issato a bordo di una carretta del mare che trasporta immigrati clandestini in rotta verso l’Italia. Sulla barca il ragazzo stringe amicizia con Radu, un diciassettenne romeno che viaggia con la sorellina Alina, e si rende personalmente conto di una cruda realtà che fino a quel momento ignorava del tutto. Apprende le condizioni disumane degli emigranti, la lotta per la sopravvivenza, la prepotenza dei più forti, gli inganni degli scafisti: una lezione talmente drammatica da fargli passare in second’ordine persino la gioia di riabbracciare i suoi genitori. Finita l’odissea sul mare, per i clandestini inizia quella sulla terraferma. Sandro, allora, insiste con i suoi genitori affinché si prodighino a favore dei nuovi amici. Gli sforzi per superare la burocrazia, però, vengono vanificati dalla paura e dalla disperazione, o se si vuole dall’ingratitudine. Radu e Alina rubano ai loro stessi benefattori e fuggono, lasciando Sandro nello sconcerto totale. Egli non capisce come si possa tradire la fiducia e l’amicizia e, dopo l’inevitabile delusione, va alla ricerca di Alina. La trova a Milano, all’interno di un edificio abbandonato che sembra un girone dell’inferno dantesco. Lasciata ogni speranza, attaccata ad una radio portatile come ad un’ inutile ciambella di salvataggio, Alina sta naufragando nel mare della prostituzione. Questa volta è Sandro a fare da salvatore: ripesca Alina e la trascina fuori dalla bolgia. Siamo alla fine del film. E’ notte. I due ragazzi sono seduti ai bordi di una strada, con un panino in mano. Naufraghi sfiniti in attesa di aiuto, non sanno cosa fare, dove andare. La metropoli e il mondo intero hanno altro a cui pensare.  

 

Forse eravamo abituati male. Pasolini, un delitto italiano, I cento passi, La meglio gioventù. Bei film che avevano fatto di Marco Tullio Giordana uno dei migliori registi italiani in circolazione. La cronaca aveva riferito anche di 10 minuti di applausi a Cannes e le aspettative erano aumentate. Da ciò il dispiacere nell’emettere di primo acchito un giudizio non entusiasmante. Che non significava bocciatura, ma solo  delusione e amaro in bocca, perché Quando sei nato non puoi più nasconderti, pur essendo una bella storia su un tema dei nostri giorni, restava in bilico, come un racconto senza il finale.

 

A film digerito, però, si è scoperto che questo difetto poteva tramutarsi in pregio. Giordana non ha concluso la vicenda perché non la conclude lo stesso Sandro, e non risolve il problema dell’immigrazione clandestina perché l’Europa intera non l’ha ancora risolto. Chi sono e che fine fanno i disperati che sbarcano sulle nostre coste? Perché chiedere una risposta al cinema, quando nessun governo è stato ancora in grado di darla? E perché farla trovare ad un bambino di 12 anni, scaraventato ex abrupto dalla sorte non solo dall’atmosfera allegra delle vacanze a quella drammatica della sopravvivenza, ma anche dalla serena adolescenza al tormentato mondo degli adulti?

 

La verità è che in Sandro – ma anche in Bruno, in mamma Lucia e nel Padre Celso del centro di accoglienza - c’è un pezzettino di noi; le loro perplessità sono le nostre. Proviamo commozione di fronte alle immagini televisive degli sbarchi di clandestini e ci irritiamo quando veniamo a sapere che alcuni di loro rubano e non rispettano la legge, partecipiamo alle gare di solidarietà di Theleton e scuotiamo la testa di fronte al mortificante spettacolo delle baby prostitute, organizziamo centri di accoglienza e ignoriamo il mondo delle fogne. Sulle spalle di un bambino gravano interrogativi grossi come macigni, a tal punto da mettere in crisi persino i valori universali dell’amicizia e della riconoscenza.

 

Nel film ci sono due diverse risposte  a questi interrogativi. Da una parte quella di Bruno, che aveva accolto già da tempo nella sua piccola impresa gente di ogni colore. Quando, dopo la disgrazia e il miracoloso salvataggio, si industria per aiutare anche i salvatori di suo figlio senza riuscirci, trova logico abbandonare ognuno alla propria sorte. Dall’altra, quella di Sandro che non si rassegna e intraprende, come il protagonista di Germania anno zero, un viaggio solitario tra le macerie. Scopre che la società è sul punto di divorare Alina e le ricambia in certo qual modo il salvataggio, tirandola fuori dal vortice nel quale sta precipitando. Fino a che punto ci riuscirà? Il film non lo dice; non perché il regista non vuole dirlo, ma semplicemente perché non sa e non può. Come non lo sanno dire gli spettatori, quando smettono di vedere la storia filmica e iniziano a riflettere sul problema che essa pone. E questa, in fondo, è l’operazione che bisogna fare per inquadrare nella giusta luce tutto il film. Accantonare il rigore critico e le perplessità che nascono a causa del cliché degli scafisti meridionali e senza cuore, dell’eccessivo girovagare di Sandro alla ricerca di Alina e della comoda metaforica soluzione finale e concentrarsi maggiormente su realtà che non vorremmo vedere, ma che esistono. Perché, indipendentemente dalle nostre risposte, chi è nato in qualsiasi angolo del mondo, anche se vuole, non può più sparire.

 

Quando sei nato non puoi più nasconderti  

Regia: Marco Tullio Giordana

Con: Alessio Boni, Michela Cescon, Rodolfo Corsato, Matteo Gadola, Andrea Tidona,

Adriana Asti

Italia/Francia/GB, 2005  

Durata: 115'