Il film Il piccolo Nicolas e i suoi genitori film commedia in uscita al cinema dal 2 Aprile 2010 Trama  Trailer

  Il piccolo Nicolas e i suoi genitori

di Laurent Tirard

 

Il piccolo Nicolas e i suoi genitori ha fatto registrare un record di incassi in Francia. Che valore dare a una notizia del genere? Trovata pubblicitaria usata, abusata e ormai inflazionata, oppure notevole cambiamento di gusto dei francesi? Se basta un filmetto del genere per fare accorrere gli spettatori, vuol dire che nella culla del cinema nessuno si ricorda più non solo delle lezioni di Jean Vigo (Zero in condotta) e di Francois Truffaut (I 400 colpi), ma neanche di quelle più modeste di Yves Robert (Le guerra dei bottoni) e di Christhophe Barratier (I ragazzi del coro). Con questo non si vuol dire che Laurent Tirard, adattando per lo schermo i racconti umoristici di René Goscinny e Jean Jacques Sempé, abbia fatto un’operazione sbagliata, o che il film non abbia alcun valore. Qualcosa di divertente c’è senz’altro; ma proprio qualcosa. I gusti sono gusti e, se i francesi si divertono con questo qualcosa, beati loro! Anche i ragazzini che i genitori hanno portato in sala si sono accontentati di qualcosa, ridendo di gusto solo in tre o quattro scene: quando i ragazzi decidono di fare le pulizie di casa e distruggono tutto centrifugando persino il gatto, nel surreale inseguimento in auto, nell’invenzione della super bibita che intossica bimbi creduloni, quando il babbo macchietta si mette a fare il buffone per tirare su il morale a Nicolas. Troppo poco e, soprattutto, troppo déjà vu.

Troppo poco e déjà vu anche l’impostazione generale della vicenda e le gags sparse qua e là. Nel 2006, un regista italiano poco conosciuto (Pietro Reggiani), per descrivere le preoccupazioni di un ragazzino di fronte alla notizia dell’arrivo di un fratellino, aveva fatto qualcosa di meglio con L’estate di mio fratello. E ancora: non è la prima volta che si utilizza la favola di Pollicino abbandonato nel bosco per descrivere le paure dei bambini; nell’episodio La bambinaia di Capriccio all’italiana  del 1967 Mario Monicelli aveva detto tutto in tre minuti. Che dire, poi, delle avventure e disavventure scolastiche vecchie di un secolo, esattamente da quando, nel 1911, Vamba aveva pubblicato Il giornalino di Gian Burrasca?  Anche i personaggi che ruotano intorno a Nicolas sanno di stantio: dai genitori (così paterni e così buffi, così nevrastenici e così patetici, nemici-amici impastati di odio-amore per il loro cucciolo, per i vicini di casa, per il capo ufficio e signora, per il mondo intero …), alla truppa scolastica (il secchione antipatico e spia, il grassone ingordo, l’eternamente distratto sempre in castigo, il figlio del riccone viziato e triste, la maestrina amata e rispettata, la supplente strega detestata, il bidello cerbero, il direttore severo e paterno …). Niente da fare: troppo poco e déjà vu.

Eppure, nonostante tutto, sarebbe un errore buttare via con l’acqua sporca anche il bambino, a riprova che c’è sempre una gradazione tra un film accettabile e un film inutile. La materializzazione della fantasia di Nicolas avviene nella Francia degli anni Cinquanta, ancora ordinata e non violenta, in una Parigi da fumetto ricostruita in studio, con la TV che fa il suo buffo tentativo di invasione nelle case, con i ragazzini che sognano di fare i mestieri dei loro padri e, soprattutto, con la voglia di sorridere che finisce per contagiare piccoli e grandi. Premi di consolazione da portare a casa. Non è per caso che il film è racchiuso all’interno di una doppia parentesi: quella di una fotografia di gruppo, destinata a finire nell’album dei ricordi, e quella di un classico compito in classe assegnato dalla maestra agli alunni: “Che cosa vorresti fare da grande”. Nicolas, all’inizio del film, quando non lo hanno ancora assalito gli incubi del fratellino in arrivo, a differenza dei suoi compagni di classe, non scrive e dice: “Ho otto anni, due genitori fantastici e vorrei che non cambiasse mai nulla”. Alla fine del film, invece, una volta superati sia  il complesso di Pollicino, che lo choc della sorellina usurpatrice della culla destinata al fratellino, trova la sua vocazione: da grande vuol far sorridere gli altri. Non male come lezione impartita da Nicolas ai suoi genitori e dal regista agli spettatori adulti.  

Il piccolo Nicolas e i suoi genitori (Le petit Nicolas)

Regia: Laurent Tirard

Con: Maxime Godart, Kad Merad, Valérie Lemercier, Sandrine Kiberlain, Vincent Claude, Victor Carles, Michel Duchaussoy, Daniel Prévost, Michel Galabru

Francia,  2009

Durata: 90 minuti