
di Laurent Tirard
Il piccolo Nicolas e i suoi genitori ha fatto registrare un
record di incassi in Francia.
Che
valore dare a una notizia del genere? Trovata pubblicitaria usata, abusata e
ormai inflazionata, oppure notevole cambiamento di gusto dei francesi? Se basta
un filmetto del genere per fare accorrere gli spettatori, vuol dire che nella
culla del cinema nessuno si ricorda più non solo delle lezioni di Jean Vigo (Zero in condotta) e di Francois Truffaut (I 400 colpi), ma neanche di quelle più
modeste di Yves Robert (Le guerra dei bottoni) e di Christhophe Barratier (I ragazzi
del coro). Con questo non si vuol dire che Laurent Tirard, adattando per lo schermo i racconti
umoristici di René Goscinny
e Jean Jacques Sempé, abbia fatto un’operazione
sbagliata, o che il film non abbia alcun valore. Qualcosa di divertente c’è
senz’altro; ma proprio
qualcosa. I
gusti sono gusti e, se i francesi si divertono con questo
qualcosa, beati loro! Anche i ragazzini che i genitori hanno
portato in sala si sono accontentati di
qualcosa,
ridendo di gusto solo in tre o quattro scene: quando i ragazzi decidono di
fare le pulizie di casa e distruggono tutto centrifugando persino il gatto, nel
surreale inseguimento in auto, nell’invenzione della super bibita che intossica
bimbi creduloni, quando il babbo macchietta si mette a fare il buffone per
tirare su il morale a Nicolas. Troppo poco e, soprattutto, troppo
déjà vu.
Troppo poco e
déjà vu anche l’impostazione generale della vicenda e le
gags sparse qua e
là. Nel 2006, un regista italiano poco conosciuto (Pietro Reggiani), per
descrivere le preoccupazioni di un ragazzino di fronte alla notizia dell’arrivo
di un fratellino, aveva fatto qualcosa di meglio con L’estate di mio fratello. E ancora: non è la prima volta che si utilizza la favola di Pollicino abbandonato nel bosco per descrivere le paure dei
bambini; nell’episodio La bambinaia di Capriccio all’italiana del 1967 Mario Monicelli aveva detto tutto in
tre minuti. Che dire, poi, delle avventure e disavventure scolastiche vecchie
di un secolo, esattamente da quando, nel 1911, Vamba
aveva pubblicato Il giornalino di Gian Burrasca? Anche i personaggi che ruotano intorno a
Nicolas sanno di stantio: dai genitori (così paterni e così buffi, così
nevrastenici e così patetici, nemici-amici impastati di odio-amore per il loro
cucciolo, per i vicini di casa, per il capo ufficio e signora, per il mondo
intero …), alla truppa scolastica (il secchione antipatico e spia, il grassone
ingordo, l’eternamente distratto sempre in castigo, il figlio del riccone viziato
e triste, la maestrina amata e rispettata, la supplente strega detestata, il
bidello cerbero, il direttore severo e paterno …). Niente da fare: troppo poco
e
déjà vu.
Eppure, nonostante tutto,
sarebbe un errore buttare via con l’acqua sporca anche il bambino, a riprova
che c’è sempre una gradazione tra un film accettabile e un film inutile. La
materializzazione della fantasia di Nicolas avviene nella Francia degli anni
Cinquanta, ancora ordinata e non violenta, in una Parigi da fumetto ricostruita
in studio, con la TV che fa il suo buffo tentativo di invasione nelle case, con
i ragazzini che sognano di fare i mestieri dei loro padri e, soprattutto, con
la voglia di sorridere che finisce per contagiare piccoli e grandi. Premi di
consolazione da portare a casa. Non è per caso che il film è racchiuso
all’interno di una doppia parentesi: quella di una fotografia di gruppo,
destinata a finire nell’album dei ricordi, e quella di un classico compito in
classe assegnato dalla maestra agli alunni: “Che cosa vorresti fare da grande”.
Nicolas, all’inizio del film, quando non lo hanno ancora assalito gli incubi
del fratellino in arrivo, a differenza dei suoi compagni di classe, non scrive
e dice: “Ho otto anni, due genitori fantastici e vorrei che non cambiasse mai
nulla”. Alla fine del film, invece, una volta superati sia il complesso di Pollicino,
che lo choc della sorellina usurpatrice della culla destinata al fratellino,
trova la sua vocazione: da grande vuol far sorridere gli altri. Non male come
lezione impartita da Nicolas ai suoi genitori e dal regista agli spettatori
adulti.
Il
piccolo Nicolas e i suoi genitori (Le petit Nicolas)
Regia: Laurent Tirard
Con: Maxime Godart, Kad Merad, Valérie
Lemercier, Sandrine Kiberlain,
Vincent Claude, Victor Carles, Michel Duchaussoy, Daniel Prévost,
Michel Galabru
Francia, 2009
Durata: 90 minuti