La misteriosa pelle
Quella dei ragazzi è una pelle misteriosa
e, del mistero, ha la sacralità e l’impenetrabilità.
Per questo non si riesce mai a comprenderla in pieno e a fare completamente
luce nei suoi angoli più oscuri.
Gregg Araki, regista giapponese naturalizzato in
California e già noto per avere presentato a Venezia nel 1995 The Doom Generation, scava in Mysterious Skin sotto la pelle di Brian Lackey il quale, quando aveva otto anni, è rimasto vittima
di un allenatore di baseball pedofilo. Di quella violenza subita in tenera età
Brian non ricorda più nulla; l’unica cosa che non riesce a dimenticare è
collegata ad uno strano risveglio che è diventato l’incubo della sua esistenza.
Tutto ha inizio la mattina in cui, senza sapere come e perché, egli si ritrova nella
cantina di casa con il naso sanguinante. Alla sorella che lo scopre per prima,
alla madre che gli rivolge inutilmente delle domande e al padre che non dà
alcun peso all’accaduto Brian non racconta nulla, ma da quel giorno la sua vita
cambia radicalmente: comincia ad avere paura del buio, fa la pipì a letto, è in
preda a terribili angosce. Per anni ha sepolto tutto dentro di sé, addossando
infantilmente la colpa agli alieni piombati su di lui da altri pianeti, ma ora che
ha compiuto 18 anni è seriamente intenzionato a scoprire la verità. Qualcosa
gli suggerisce di mettersi alla ricerca di Neil McCormick, suo compagno nella squadra di
baseball. A suo avviso Neil è l’unica
persona che potrebbe essergli d’aiuto. Ma Neil ha lasciato la cittadina d’origine e dal Kansas s’è
trasferito a New York. Anche lui come Brian è legato,
in qualche modo, ai suoi otto anni. Cosciente e compiaciuto delle attenzioni
che da piccolo gli riservava l’allenatore, è andato alla
ricerca di affetto prostituendosi con furore autodistruttivo. Da Neil, Brian saprà la verità, il raggiro dell’allenatore
pedofilo e il ruolo di complice che l’amico ha avuto nella violenza subita.
La
storia è
tratta dal fortunato romanzo omonimo di Scott Heim, ma Gregg Araki la inquadra filmicamente servendosi degli occhi di un bambino come di una
telecamera incorporata. L’uso della soggettiva, in questo caso, ha una sua
precisa valenza. Intende, infatti, farci uscire dai nostri personalismi per
indurci a capire meglio ciò che altri vivono, coinvolgerci
emotivamente portandoci a compiere lo stesso percorso esistenziale dei due protagonisti.
E cosa vivono i due protagonisti? L’ossessione della verità.
C’è
qualcosa di misterioso nella loro pelle che li induce a compiere un doloroso percorso alla ricerca di ciò che è accaduto.
In tal senso, Brian e Neil,sono
meno diversi tra di loro di quanto possano apparire. Brian non sa e vuole
sapere; Neil sa e vuole rivivere. Alla fine del
film i due si abbracciano e si ha la
sensazione che tra la vittima e il complice del suo violentatore fluisca una
reciproca pietà.
All’uscita
nelle sale, la critica non ha mancato di sottolineare
che il film, sviluppandosi sulle vite parallele dei due ragazzi e su due piani
temporali, si presenta come due facce della stessa medaglia. E’ stato dato
risalto anche all’uso della voce narrante, al montaggio e alla straordinaria colonna sonora realizzata dal
mito della musica ambient,
Harold Budd, e da Robin Guthrie, sound architect
dei Cocteau Twins.
Tutto
vero, indubbiamente. Ma c’è qualcosa di più interessante che, anche se a
distanza di tempo, induce a ripescare questo film dal mercato home video nel quale
è stato frettolosamente esiliato; ed è il coraggio di Gregg Araki nell’avere trattato un argomento tabù come quello della pedofilia.
"Parlare di pedofilia
negli Stati Uniti è diventato oramai quasi naturale", dice il regista, "vige l'indifferenza. Se durante una cena dici “sai, da piccolo sono stato violentato” è facile che ti
rispondano “Oh, ma è terribile!, mi passi il sale, per favore?”
E in Italia? Ogni tanto vengono fuori storie raccapriccianti,
scandali che vedono coinvolte persone insospettabili, siti internet per
pedofili, viaggi organizzati in paesi dove la fame induce le ragazzine a
prostituirsi, ma si tratta per lo più di notizie di cronaca. Il
cinema, bloccato più dal pudore che dal tabù, se n’è interessato raramente e come
argomento aggiunto. Si pensi, per esempio, a Certi bambini dei fratelli Frazzi dove la
pedofilia passava in secondo piano rispetto alla camorra che recluta la sua
manovalanza tra i ragazzini del napoletano. Eppure non
sarebbe fuori luogo trattare anche questo scomodo argomento e suscitare
dibattiti, smuovere l’opinione pubblica per farla passare dal semplice
turbamento alla comprensione dello stato d’animo di chi questa violenza l’ha
subita sulla sua pelle.
Mysterious Skin
Regia: Gregg Araki
Con: Joseph Gordon-Levitt,
Zane Huett, Mary Lynn Rajskub,
Chase Ellison, Lisa Long
USA, 2004
Durata: