
in Swing di Tony Gatlif
Che fine fanno i film che vengono
presentati nei festival? Intendo dire: che fine fanno quei film che non vincono
nessun premio, che nessuno pubblicizza, che a stento vengono
doppiati e restano nelle sale solo per qualche giorno? Per esempio, che fine ha
fatto Swing di Tony Gatlif,
presentato a Berlino 2002?
Mi pongo questa domanda - festival chiama
festival – ripensando alle delusioni della 59a e della 60a Mostra Internazionale
d'Arte cinematografica di Venezia 2002 e 2003, dove molti film sono stati
accolti con bordate di fischi (ma chi li va a pescare e decide del loro valore
artistico e culturale?) e altri hanno goduto di un
battage pubblicitario assolutamente immeritato. Perché, tanto per non restare
nel vago, Swing non ha avuto lo stesso
trattamento di Velocità
massima di Daniele Vicari,
di Un viaggio chiamato amore di Michele Placido, di Cuori estranei di Edoardo Ponti, di Buongiorno,
notte di
Marco Bellocchio e di The Dreamers di Bernardo Bertolucci?
Non venite a dirmi che "è il pubblico che vuole questi film"; il
pubblico vuole solo film belli e interessanti, e ha la sola colpa di doversi
fidare, prima di comprare il biglietto, di quello che
Non
si sarebbe parlato di lui nemmeno in questo libro se il protagonista del film
non fosse stato un personaggio che ci interessa: un
ragazzino.
Si
chiama Max e ha 12 anni. Trascorre l'estate in casa della nonna, ma ha una
passione per la musica. Recatosi in un campo di zingari per comprare una
chitarra, fa amicizia con Miraldo, maturo gitano e virtuoso musicista, disposto
a dargli lezioni di chitarra in cambio di prestazioni di
lettura e di scrittura. E' così che Max si avvicina alla cultura gitana, scopre
il jazz manouche e si prende la prima cotta della sua vita per Swing,
sua coetanea, androgina zingarella, a tratti brusca e
manesca ma dotata di irresistibile fascino. Alla fine dell'estate Miraldo muore
e Max viene prelevato dalla madre. Andrà via da Swing
portandosi dentro le scorribande selvagge fatte in sua compagnia, le
scorpacciate di fresche risate e le reciproche timide carezze.
Dice Tony Gatlif: "Ho voluto mettere in scena un bambino, Max,
col suo sguardo puro, senza pregiudizi, che si affaccia su di un mondo che non
conosce. Max giunge dagli zingari per cercare una chitarra, è la musica che fa
il resto" (…) “"La musica è questa libertà che mi dà il respiro per
fare i miei film, il respiro di andare incontro agli altri nel mondo".
In altre occasioni, lo
stesso regista aveva detto: "Nei miei film non vince nessuno". Che equivale a "Nei miei film tutti perdono". Come
accade esattamente in Swing, dove tutti perdono qualcosa: il passato,
l'allegria, la vita, l'amicizia, la fanciullezza… Sembrerà una lettura forzata,
ma il personaggio che più degli altri mette tristezza in questo film, che a
tratti è di esagerata allegria e solarità, è quello
più assente. Sto parlando della madre di Max, una piacente e ancora giovane
donna che fa la sua comparsa solo nella sequenza finale. Arriva con la sua auto
sportiva e, mentre Max vive la dolorosa separazione sentimentale da Swing, lei
se ne sta in disparte con il cellulare incollato alle orecchie. Poi, a
conversazione finita, chiama il figlio e mette in moto. Non sa nulla di quello
che è accaduto (delle scappatelle di Max e della sua voglia d'affetto, della
sbornia collettiva all'interno di una roulotte rom, delle feste gitane, della
musica manouche, dell'esistenza e della morte di
Miraldo, di mille piccole grandi cose accadute in pochi giorni al suo ragazzo)
e probabilmente non lo saprà mai. E sarebbero tempo e
fatica sprecati star lì a spiegarle che
c'è una cultura "altra", così vicina e così lontana dalla nostra, da
prendere in considerazione. Come sarebbe inutile starle a contestare anche la
sua assenza nella vita del figlio. Probabilmente si scuserebbe riversando le
colpe sul padre del tutto assente, sulla sua vita
troppo movimentata e sul suo lavoro che non le dà tregua, sulla sua infelice
esistenza… Ci sarebbe sufficiente materiale per un altro film, se non fosse
ormai troppo sfruttata la serie degli amori infranti degli adulti.
E'
proprio vero: nella vita - come negli affetti, nelle relazioni sociali e
persino nella valutazione della validità di un film - certe cose si devono
capire da soli.
Swing – Francia, 2002
Regia: Tony Gatlif
Con: Oscar Copp, Lou
Rech, Fabienne Mai, Tchavolo Schmitt, Mandino Reinhardt
Col.,
90’