
Moonrise
Kingdom – Una fuga d’amore
Con
binocolo al seguito
C’è un’età per amare? E
c’è un’età per tentare avventure d’amore?
Wes Anderson, il regista texano de I
Tenenbaum (2001), Il treno per il
Darjeeling (2007) e Fantastic Mr. Fox
(2009), è del parere che ci si possa innamorare anche a 12 anni. Se la famiglia
è inesistente – vuoi perché tutti vivono da separati in casa, vuoi perché entrambi
i genitori sono morti - anche due adolescenti hanno il diritto di cambiare
aria, evadere e avventurasi lungo affascinanti sentieri di antiche tribù.
L’anno è il 1965; il posto,
un’isola del New England. E’ qui che Sam e Suzy si danno appuntamento dopo un
anno di corrispondenza clandestina. Si sono conosciuti per caso in occasione di
una recita teatrale, con Suzy nei panni del corvo nell’arca di Noè. Amore a
prima vista e fuga pianificata nei minimi particolari. Sam, cappello stile
David Crocket in testa e fucile in mano, lascerà il campo scout e Suzy, con
valigia e gattino al seguito, la sua casa. Una mappa, un binocolo, un
mangiadischi e via alla ricerca della libertà e della ricomposizione dei propri
frammenti esistenziali. Tutto bello e intrigante se non ci fossero gli adulti a
complicare le cose: il capo scout Randy Ward tanto severo quanto apprensivo, il
capitano Sharp poliziotto dal cuore tenero, i genitori acquisiti di Sam che non
vogliono più saperne di quel ragazzino disturbato, i genitori naturali di Suzy
che si interessano alla figlia solo dopo averla persa, i servizi sociali
obbligati dalla legge a spedire Sam in un orfanotrofio. A far da cornice
un’annunciata, e questa volta vera, tempesta da diluvio universale che sta per
abbattersi sull’isola. Scovati nella loro tenda d’amore, i due piccioncini rischiano
l’ostracismo a vita, ma la loro romantica vicenda, fatta eccezione per il
solito cattivo e invidioso amichetto di turno, ha contagiato l’intera
squadriglia scout che si adopera con tutti i mezzi a ritessere la trama. Nuova
fuga, peripezie a non finire, minacce verbali e fulmini reali, brivido da King
Kong penzolante nel vuoto e happy end.
L’errore da evitare è
quello di considerare questo film soltanto come la buffa e adolescenziale imitazione
dei turbamenti amorosi degli adulti. Portando alla ribalta personaggi
stravaganti, facendo ricorso a situazioni grottesche e stemperando la tensione
con battute sarcastiche strappa-sorrisi, Anderson ancora una volta “castigat
ridendo mores”. In questo Moonrise
Kingdon, non c’è una fuga dalla realtà, ma un viaggio verso una diversa
realtà; e non ci sono solo i piccoli che giocano a fare i grandi (come direbbero
i denigratori dello scoutismo), ma anche i grandi che giocano a fare i piccoli.
Inversione di ruoli o, se si vuole, differenti punti di vista. La scena madre, allora,
diventa quella di una Suzy che dalla casa di bambola in cui vive punta il suo
binocolo sul mondo esterno. E’ con questo binocolo che Anderson gioca, come
avrebbe fatto il Dottor Fileno de “La tragedia di un personaggio” di Pirandello.
Da una parte, allontanare le cose troppe vicine per non rimanere coinvolti nelle beghe degli
altri; dall’altra, avvicinare le cose lontane, scrutare il mondo, scoprire
tresche e difetti, controllare le mosse degli inseguitori, anticipare
l’appuntamento con l’amato. Nel gioco dei rimandi a catena, avranno pure un
loro significato due sottigliezze stilistiche legate proprio alla funzione di
questo “oggetto chiave”. La prima è collocata all’inizio del film, quando Suzy
punta il binocolo anche verso gli spettatori, quasi a voler vedere la loro
reazione di fronte a questa storia a metà tra cronaca e fiaba. La seconda
appare quando la vicenda si sta felicemente concludendo con il definitivo
allontanamento dei ragazzi dall’isola e dai guai. Tutto si inceppa proprio a
causa della perdita del binocolo che, guarda caso, è finito nelle mani del
nemico. Per recuperarlo, Sam e Suzy andranno incontro a nuove bufere
metaforiche e meteorologiche. Finale lieto, non solo per il coraggio e per la
determinazione dei due protagonisti (interpretati dagli esordienti Kara Hayward e Jared Gilman, che
sembrano avvezzi alla macchina da presa tanto quanto i professionisti Bruce
Willis, Edward Norton, Bill Murray, Tilda Swinton), ma anche perché, nella
quiete dopo la tempesta, lasciati da parte egoismi, rigide interpretazioni
della legge, interessi personali – in una parola, tutto ciò che ci riporta al
binocolo di Suzy, ovvero i personali punti di vista -, ognuno accetta l’altro.
Come dire che, nell’orchestra del regno
della luna crescente, l’armonia si raggiunge
solo grazie alla cooperazione dei vari strumenti musicali.
Moonrise Kingdom – Una
fuga d’amore (titolo originale: Moonrise Kingdom)
Regia: Wes Anderson
Con: Kara Hayward, Jared Gilman
Bruce Willis, Edward Norton, Bill Murray, Tilda Swinton, Frances McDormand
USA, 2012
Durata: 94’, colore