Miral2010

Miral

Miral è il nome di un fiore rosso che cresce ai bordi delle strade.” Miral è anche il nome di una bambina cresciuta nel collegio-orfanotrofio  Dar Al Tifel di Gerusalemme, fondato dalla  palestinese Hind Husseini nel 1948. Dalle storie  intrecciate di quattro donne Rula Jebreal ha tratto materiale per il suo romanzo, in gran parte autobiografico, “La strada dei fiori di Miral”.  A trasportare in libro in film ha provveduto, invece, Julian Schnabel (quello de Lo scafandro e la farfalla), ebreo newyorkese e attuale compagno della giornalista e scrittrice palestinese naturalizzata italiana.  

L’anno dopo la fondazione dello Stato di Israele, Hind Husseini, una giovane donna palestinese benestante, si imbatte in una cinquantina di bambini rimasti orfani dopo  un attacco israeliano. Senza esitare, Hind apre ai piccoli le porte della sua casa e la trasforma in un istituto di accoglienza. Con il passare del tempo aumentano gli ospiti e l’istituto diventa una scuola che si prefigge di offrire istruzione e speranze. E’ qui che,  nel 1978, arriva anche Miral, una bambina di 7 anni.  E’ figlia di Nadia - sfortunata ragazza violentata dal padre, impulsiva e ribelle, danzatrice del ventre, detenuta e torturata in carcere, alcolizzata, suicida – e di un pacifista e fervente islamico. Miral cresce tra le mura dell’istituto, completamente ignara del conflitto israelo-palestinese che infiamma il suo paese. Se ne renderà conto improvvisamente e in maniera drammatica sulla soglia della maggiore età, quando assieme alle sue compagne d’istituto va a fare da maestrina ai bambini in un campo di rifugiati. E’ qui che la ragazza viene a conoscenza dell’intifada, dell’odio, degli attentati. Inizia per lei un lacerante conflitto interiore. In un primo momento, condizionata anche dall’amore per Hani, giovane attivista politico, sceglie la stessa strada di combattente che aveva portato in carcere Fatima, la sorella di suo padre ed ex compagna di cella di Nadia. Poi decide di seguire l’insegnamento di Mamma Hind, convinta sostenitrice del dialogo,  della tolleranza e dell’importanza dell’istruzione come uniche strade verso la pace.  

"Il romanzo e il film  - dice Rula Jebreal - sono dedicati alla figura di Husseini e a quella di mio padre, maestri di tolleranza. Mamma Hind in particolare aveva capito l’importanza dell’istruzione nel garantire un futuro di libertà alle donne. Se sono ignoranti hanno solo due strade davanti: sposarsi o diventare prede dei fondamentalisti.  Sono loro, insieme ai bambini, le prime vittime di ogni conflitto. Ma se Miral può insegnarci qualcosa è proprio questo: laddove c’è un bambino che ha bisogno, lì si trova anche chi può aiutarla". La Jebreal, che ha partecipato anche alla stesura della sceneggiatura, è stata per tutto il tempo delle riprese sul set in Medio oriente, tra Gerusalemme e Ramallah: "Ho rivisto la mia vita, è stato doloroso - racconta - ma anche liberatorio. C’erano episodi, come lo stupro del padrino ai danni di mia madre, che facevano ancora male. Ma insieme ho ritrovato il volto di quelle donne che allora mi diedero coraggio". "Da ebreo-americano - ha dichiarato invece il regista - avevo bisogno di rileggere la storia di questo dannato conflitto da un altro punto di vista. Un conflitto che ancora oggi non mi so spiegare, perché se i valori che il padre di Rula diede alla figlia sono gli stessi che mi ha trasmesso il mio, vuol dire che ebrei e palestinesi non sono poi tanto diversi".

Una storia sulla tolleranza, quindi; ma anche un ennesimo film sui bambini, vittime innocenti. Con una riflessione: a cambiare la vita degli individui, a volte, basta un gesto; a inserirli sulla strada della comprensione è, invece, indispensabile il ricorso all’istruzione.  Basta questo semplice messaggio a fare di Miral un buon film? Qualche critico ha fatto notare la squilibrata visione del conflitto e l’eccessiva insistenza sulla brutalità della polizia israeliana, i difetti di sceneggiatura, lo svarione di due personaggi che si incontrano dopo 20 anni senza mostrare alcun segno di invecchiamento, la colonna musicale da soap opera, il complicato intrecciarsi di più storie. Appunti in parte condivisibili, ma non sufficienti a offuscarne del tutto i pregi: la delicata descrizione delle scene drammatiche, l’uso misurato di spezzoni di cinegiornali, la buona prova degli attori (da Hiam Abbass nei panni della Husseini, a Freida Pinto - The Millionaire - in quelli di una bella giovane Miral) e, soprattutto, la difesa della reciproca comprensione e della multiculturalità come valori indispensabili per una civile convivenza. In tutta sincerità, non è lungo l’elenco dei film che nel firmamento di Venezia 2010 hanno brillato di più.    

Miral

Regia: Julian Schnabel

Con: Freida Pinto, Hiam Abbass, Willem Dafoe, Alexander Siddig, Vanessa Redgrave, Omar Metwally

Francia, Gran Bretagna, Istraele, USA  2010

Durata: 112’, colore