
Miral
“Miral è il nome di un fiore rosso che cresce ai bordi delle
strade.” Miral è anche il nome di una bambina
cresciuta nel collegio-orfanotrofio Dar Al Tifel di
Gerusalemme, fondato dalla palestinese Hind Husseini nel 1948. Dalle storie intrecciate di quattro donne Rula Jebreal ha tratto materiale
per il suo romanzo, in gran parte autobiografico, “La strada dei fiori di Miral”. A
trasportare in libro in film ha provveduto, invece, Julian
Schnabel (quello de Lo scafandro e la farfalla), ebreo newyorkese e attuale compagno
della giornalista e scrittrice palestinese naturalizzata italiana.
L’anno
dopo la fondazione dello Stato di Israele, Hind
Husseini, una giovane donna palestinese benestante, si
imbatte in una
cinquantina di bambini rimasti orfani dopo
un attacco israeliano. Senza esitare, Hind
apre ai piccoli le porte della sua casa e la trasforma in un istituto di
accoglienza. Con il passare del tempo aumentano gli ospiti e l’istituto diventa
una scuola che si prefigge di offrire istruzione e speranze. E’ qui che, nel 1978, arriva anche Miral,
una bambina di 7 anni. E’ figlia di
Nadia - sfortunata ragazza violentata dal padre, impulsiva e ribelle, danzatrice
del ventre, detenuta e torturata in carcere, alcolizzata, suicida – e di un
pacifista e fervente islamico. Miral cresce tra le
mura dell’istituto, completamente ignara del conflitto israelo-palestinese
che infiamma il suo paese. Se ne renderà conto improvvisamente e in maniera
drammatica sulla soglia della maggiore età, quando assieme alle sue compagne
d’istituto va a fare da maestrina ai bambini in un campo di rifugiati. E’ qui
che la ragazza viene a conoscenza dell’intifada, dell’odio, degli attentati.
Inizia per lei un lacerante conflitto interiore. In un primo momento,
condizionata anche dall’amore per Hani,
giovane attivista politico, sceglie la stessa strada di combattente che aveva
portato in carcere Fatima, la sorella di suo padre ed ex compagna di cella di
Nadia. Poi decide di seguire l’insegnamento di Mamma Hind,
convinta sostenitrice del dialogo, della
tolleranza e dell’importanza dell’istruzione come uniche strade verso la pace.
"Il romanzo e il film - dice
Rula Jebreal - sono dedicati alla figura
di Husseini e a quella di mio padre, maestri di tolleranza. Mamma Hind in particolare aveva capito l’importanza
dell’istruzione nel garantire un futuro di libertà alle donne. Se sono ignoranti
hanno solo due strade davanti: sposarsi o diventare prede dei fondamentalisti.
Sono loro, insieme ai bambini, le prime
vittime di ogni conflitto. Ma se
Miral può insegnarci qualcosa è proprio questo: laddove c’è
un bambino che ha bisogno, lì si trova anche chi può aiutarla". La Jebreal, che ha partecipato anche alla
stesura della sceneggiatura, è stata per tutto il tempo delle
riprese sul set in Medio oriente, tra Gerusalemme e Ramallah:
"Ho rivisto la mia vita, è stato doloroso - racconta - ma anche
liberatorio. C’erano episodi, come lo stupro del padrino ai danni di mia madre,
che facevano ancora male. Ma insieme ho ritrovato il volto di quelle donne che
allora mi diedero coraggio". "Da ebreo-americano -
ha dichiarato invece il regista - avevo bisogno di rileggere la storia di questo
dannato conflitto da un altro punto di vista. Un conflitto che ancora oggi non
mi so spiegare, perché se i valori che il padre di Rula
diede alla figlia sono gli stessi che mi ha trasmesso il mio, vuol dire che
ebrei e palestinesi non sono poi tanto diversi".
Una
storia sulla tolleranza, quindi; ma anche un ennesimo film sui bambini, vittime
innocenti. Con una riflessione: a cambiare la vita degli individui, a volte,
basta un gesto; a inserirli sulla strada della comprensione è, invece,
indispensabile il ricorso all’istruzione. Basta questo semplice messaggio a fare di
Miral un buon film? Qualche critico ha fatto
notare la squilibrata visione del conflitto e l’eccessiva insistenza sulla
brutalità della polizia israeliana, i difetti di sceneggiatura, lo svarione di
due personaggi che si incontrano dopo 20 anni senza mostrare alcun segno di
invecchiamento, la colonna musicale da soap opera, il complicato intrecciarsi
di più storie. Appunti in parte condivisibili, ma non sufficienti a offuscarne
del tutto i pregi: la delicata descrizione delle scene drammatiche, l’uso
misurato di spezzoni di cinegiornali, la buona prova degli attori (da Hiam Abbass nei panni della
Husseini,
a Freida Pinto - The Millionaire - in
quelli di una bella giovane Miral) e, soprattutto, la
difesa della reciproca comprensione e della multiculturalità come valori indispensabili
per una civile convivenza. In tutta sincerità, non è lungo l’elenco dei film
che nel firmamento di Venezia 2010 hanno brillato di più.
Miral
Regia: Julian Schnabel
Con: Freida Pinto, Hiam Abbass, Willem Dafoe, Alexander
Siddig, Vanessa Redgrave, Omar Metwally
Francia, Gran Bretagna, Istraele, USA 2010
Durata: 112’, colore