
Les choristes (di Moscufo)
I dati sono
attendibili perché arrivano da fonti collaudate come “Eurispes”
e “Telefono Azzurro”. Parlano di bambini ipertecnologici
che, a soli 10 anni, sono già schiavi del cellulare e si nutrono di immagini violente. E così
scopriamo, ancora una volta, quanto sappiamo da
sempre: ad ogni
meraviglia che i media ci offrono corrisponde una perdita fatale. Ne prendiamo
atto, ma non sappiamo come intervenire. E’ strana questa sottile malattia che,
pur colpendo un numero
rilevante di bambini, sembra non preoccupare eccessivamente gli adulti. Gli
inequivocabili sintomi facilitano la diagnosi, ma la mancanza di preparazione
impedisce la somministrazione di farmaci efficaci. La dipendenza dalla
tecnologia, in ultima analisi,
non può essere considerata una
maledizione, giacché riflette lo stato di una società che cambia; a provocare
allarme è l’eccessiva sudditanza dai mezzi di comunicazione di massa, la
difficoltà a gestirli ed usarli senza farsi gestire ed usare.
La carenza di ricerche e sperimentazioni nel campo
dell’educazione all’immagine e alle nuove tecnologie, per esempio, è solo
apparente. In realtà, c’è tutto uno stuolo di genitori, educatori, pedagoghi e
insegnanti che indirizza i ragazzi verso la realizzazione di ipertesti,
CD ROM, prodotti multimediali, animazioni teatrali, progetti di lettura e
scrittura filmica. Alla base di tutte queste iniziative ci sono due
convinzioni; e cioè: che tutti i ragazzi hanno
incredibili capacità artistiche e che il modo migliore per non farsi
padroneggiare dai media è quello di padroneggiarli. Prevengo l’obiezione più
ricorrente, precisando che in questo campo non è indispensabile essere esperti;
a volte, l’entusiasmo e la voglia di fare incidono sulla buona riuscita più
dell’ostentazione dei diplomi e delle lauree.
Insomma: tra
il dire e il fare, non c’è sempre di mezzo il mare, ma un semplice
fiumiciattolo facilmente guadabile.
Vedendo Les Choristes - I ragazzi del coro - di Christopher Barratier,
non ho potuto fare a meno di ripensare al lavoro che assieme agli amici del Comitato per
In apparenza, tra l’esperienza di scrittura filmica fatta dai 23 ragazzi della II E della S.M.S.
“G. Leopardi” di Moscufo e quella musicale
di una classe di un
collegio-prigione per ragazzi difficili degli anni '40 narrata ne Les Choristes, c’è in comune solo l’ambiente scolastico; in
realtà, c’è ben altro. Ci sono, per esempio, la scoperta e la valorizzazione
delle capacità degli alunni, la voglia di apprendere fuori
dai programmi, l’abolizione dell’ansia del voto, l’importanza del lavoro
collettivo, la gioia dei risultati.
In tal
senso, anche i ragazzi di Moscufo sono stati “choristes”, ragazzi di un coro iniziato con qualche
perplessità, portato avanti con prevedibili stecche e stonature, ma sfociato
nella gratificazione del risultato finale. Come i ragazzi del film, anche loro
non sapevano di possedere qualità di attori, inventive
di sceneggiatori, capacità di registi. Lo hanno scoperto a mano a mano, ideando
un soggetto, scrivendone la sceneggiatura, trasformando in set l’intero paese,
interpretando se stessi, cimentandosi nel montaggio visivo e sonoro delle scene
girate. E’ nato il cortometraggio “Moscufo’ s Story”, un’ironica visione non solo del paese e di alcuni caratteristici personaggi, ma anche del
mondo dell’immagine. L’intuizione è stata geniale e collettiva. Si stava discutendo in fase di sceneggiatura la conclusione della
storia – due gruppi si fronteggiano in una via del paese per sostenere i
loro rispettivi capi, rivali perché innamorati della stessa ragazza – quando
qualcuno, dal fondo dell’aula, ha esclamato: “Pubblicità!”. E’ bastata questa
parola a fare scattare una serie di mini spot che,
scimmiottando i consigli televisivi per gli acquisti, ha occupato uno spazio superiore all’intera vicenda.
Il film che si stava creando, a quel punto, è passato in second’ordine
e il vero obiettivo della satira dei ragazzi è diventato
Stacco su Moscufo per
riattaccare e chiudere su Les Choristes. La vicenda di Clément
Mathieu, ex maestro di musica e sorvegliante di
bambini difficili per necessità, ha una conclusione amara: la sua
sperimentazione didattica basata sul fascino delle note cozza contro le
istituzioni ed egli viene licenziato. Ma c’è una
seconda più consolante conclusione che il film di Christophe Barratier propone agli
spettatori meno superficiali: la convinzione che la scuola, in Italia come in Francia e in qualsiasi
altro paese, può cambiare anche senza attendere indicazioni dall’alto, con la
semplice intuizione che anche il più amorfo dei ragazzi nasconde incredibili
doti di originalità.
Les
Choristes (I Ragazzi del Coro)
Regia:
Christopher Barratier
Con: Gérard Jugnot,
François Berléand, Kad Merad, Jean-Paul Bonnaire, Marie Bunuel, Jacques Perrin,
Francia, 2004
Durata: 95'