Les choristes (di Moscufo)

 

 

I dati sono attendibili perché arrivano da fonti collaudate come “Eurispes” e “Telefono Azzurro”. Parlano di bambini ipertecnologici che, a soli 10 anni, sono già schiavi del cellulare e si nutrono di immagini violente. E così scopriamo, ancora una volta, quanto sappiamo da sempre: ad ogni meraviglia che i media ci offrono corrisponde una perdita fatale. Ne prendiamo atto, ma non sappiamo come intervenire. E’ strana questa sottile malattia che, pur colpendo un numero rilevante di bambini, sembra non preoccupare eccessivamente gli adulti. Gli inequivocabili sintomi facilitano la diagnosi, ma la mancanza di preparazione impedisce la somministrazione di farmaci efficaci. La dipendenza dalla tecnologia, in ultima analisi,  non può essere considerata una maledizione, giacché riflette lo stato di una società che cambia; a provocare allarme è l’eccessiva sudditanza dai mezzi di comunicazione di massa, la difficoltà a gestirli ed usarli senza farsi gestire ed usare.

 

La carenza di ricerche e sperimentazioni nel campo dell’educazione all’immagine e alle nuove tecnologie, per esempio, è solo apparente. In realtà, c’è tutto uno stuolo di genitori, educatori, pedagoghi e insegnanti che indirizza i ragazzi verso la realizzazione di ipertesti, CD ROM, prodotti multimediali, animazioni teatrali, progetti di lettura e scrittura filmica. Alla base di tutte queste iniziative ci sono due convinzioni; e cioè: che tutti i ragazzi hanno incredibili capacità artistiche e che il modo migliore per non farsi padroneggiare dai media è quello di padroneggiarli. Prevengo l’obiezione più ricorrente, precisando che in questo campo non è indispensabile essere esperti; a volte, l’entusiasmo e la voglia di fare incidono sulla buona riuscita più dell’ostentazione dei diplomi e delle lauree.

Insomma: tra il dire e il fare, non c’è sempre di mezzo il mare, ma un semplice fiumiciattolo facilmente guadabile.

 

Vedendo Les Choristes - I ragazzi del coro -  di Christopher Barratier, non ho potuto fare a meno di ripensare al lavoro che assieme agli amici del Comitato per la Cinematografia dei Ragazzi di Roma ho realizzato a Moscufo, un paesino in provincia di Pescara, nel 2004. Ne ho parlato, qualche mese dopo, al congresso dell’ACP di Pescara, ma solo in appendice alla mia relazione su “I bambini e il Cinema”. Ci ritorno adesso perché il bel film francese, campione d’incassi in patria ma da noi premiato solo dai piccoli giurati del “Giffoni Film Festival”, me ne offre l’occasione.

 

In apparenza, tra l’esperienza di scrittura filmica fatta dai 23 ragazzi della II E della S.M.S. “G. Leopardi” di Moscufo e quella musicale di una classe di un collegio-prigione per ragazzi difficili degli anni '40 narrata ne Les Choristes, c’è in comune solo l’ambiente scolastico; in realtà, c’è ben altro. Ci sono, per esempio, la scoperta e la valorizzazione delle capacità degli alunni, la voglia di apprendere fuori dai programmi, l’abolizione dell’ansia del voto, l’importanza del lavoro collettivo, la gioia dei risultati.

 

In tal senso, anche i ragazzi di Moscufo sono stati “choristes”, ragazzi di un coro iniziato con qualche perplessità, portato avanti con prevedibili stecche e stonature, ma sfociato nella gratificazione del risultato finale. Come i ragazzi del film, anche loro non sapevano di possedere qualità di attori, inventive di sceneggiatori, capacità di registi. Lo hanno scoperto a mano a mano, ideando un soggetto, scrivendone la sceneggiatura, trasformando in set l’intero paese, interpretando se stessi, cimentandosi nel montaggio visivo e sonoro delle scene girate. E’ nato il cortometraggio “Moscufo’ s Story”, un’ironica visione non solo del paese e di  alcuni caratteristici personaggi, ma anche del mondo dell’immagine. L’intuizione è stata geniale e collettiva. Si stava discutendo in fase di sceneggiatura la conclusione della storia – due gruppi si fronteggiano in una via del paese per sostenere i loro rispettivi capi, rivali perché innamorati della stessa ragazza – quando qualcuno, dal fondo dell’aula, ha esclamato: “Pubblicità!”. E’ bastata questa parola a fare scattare una serie di mini spot che, scimmiottando i consigli televisivi per gli acquisti, ha  occupato uno spazio superiore all’intera vicenda. Il film che si stava creando, a quel punto, è passato in second’ordine e il vero obiettivo della satira dei ragazzi è diventato la TV, quella trash e commerciale che mira alla persuasione occulta e ci bombarda di slogan.

 

Stacco su Moscufo per riattaccare e chiudere su Les Choristes. La vicenda di Clément Mathieu, ex maestro di musica e sorvegliante di bambini difficili per necessità, ha una conclusione amara: la sua sperimentazione didattica basata sul fascino delle note cozza contro le istituzioni ed egli viene licenziato. Ma c’è una seconda più consolante conclusione che il film di Christophe Barratier propone agli spettatori meno superficiali: la convinzione che la scuola, in Italia come in Francia e in qualsiasi altro paese, può cambiare anche senza attendere indicazioni dall’alto, con la semplice intuizione che anche il più amorfo dei ragazzi nasconde incredibili doti di originalità.

 

 

Les Choristes (I Ragazzi del Coro)

Regia: Christopher Barratier

Con: Gérard Jugnot, François Berléand, Kad Merad, Jean-Paul Bonnaire, Marie Bunuel, Jacques Perrin,

Francia, 2004

Durata: 95'