
Le
scoperte del carcere
Santo
Stefano di Angelo Pasquini
Alla
fine degli anni Cinquanta, il coraggioso direttore del penitenziario di Santo
Stefano, Bruno D'Assisi, sta tentando con tutte le sue forze una personale
riforma, per rendere più umane le condizioni degli ergastolani. D'accordo con
la moglie, decide anche di far restare per un anno nell'isola il figlio
dodicenne Antonio, che affida alle cure di Nicola, un detenuto da lui
recuperato alla speranza. Nicola cerca di svolgere nel migliore modo possibile
questo compito, seguendo il ragazzo nella sua maturazione affettiva e
completando le lezioni del cappellano con regole vigenti tra i detenuti, tra le
quali la più importante è quella di non fare mai la spia. Ma le cose cambiano
con l'avvento del Governo Tambroni e l'arrivo sull'isola di secondini repressivi:
una ventata di autoritarismo vanifica l'opera di riforma e Nicola, che in
assenza del direttore è stato particolarmente preso di mira, evade assieme ad
un altro detenuto. Antonio, che in precedenza aveva scoperto per caso un
nascondiglio segreto, non se la sente di fare la spia e lascia l'isola assieme al padre trasferito
d'ufficio. Più che un senso di colpa resterà nell'animo del ragazzo la coscienza
di essere diventato improvvisamente adulto.
Raccontato
così, Santo Stefano sembra l’edizione italiana di celebri film americani
sulle condizioni dei carcerati e sulla loro voglia di evadere. In realtà, rispetto
a Le ali della libertà, Fuga da Alcatraz, o Papillon,
quest’opera prima dello sceneggiatore Angelo Pasquini, presentata a Venezia
1997 nella sezione "Eventi Speciali", ha il pregio della fedeltà storica.
Ciò
che narra è, infatti, realmente accaduto ad Antonio Perucatti, figlio dell’ex
direttore del carcere di Santo Stefano. Tutto quello che avviene nel
penitenziario (racchiuso tra l’arrivo e la partenza del protagonista) è visto
attraverso gli occhi di un adolescente; sequenza finale inclusa, che va
interpretata come proiezione di immagine
interiore.
La
permanenza di Antonio a Santo Stefano è caratterizzata da una serie di rivelazioni;
tutte, positive o negative che siano, utili alla sua crescita. E' così che
egli, da una parte, apprende i mali del carcere (l'omertà, la violenza,
l'isolamento, le rinunce sessuali) e della società (l'inganno dei media, l'intransigenza
delle guardie, i giochi politici) e, dall'altra,
scopre alcuni importanti valori (l'impegno del padre, la disponibilità della
madre, la bontà francescana del cappellano, l'amicizia di Nicola, i primi
turbamenti affettivi). La sua scelta finale di non rivelare quanto sa sul
nascondiglio segreto non è un'involuzione della coscienza (in precedenza aveva
rivelato al padre che Nicola era in possesso di un coltello), o un adeguarsi al
primo comandamento del carcere - "non fare la spia" -, ma l' inizio
della contestazione di un ragazzo a quei potenti che hanno vanificato gli
sforzi del padre e un modo di manifestare la sua solidarietà alle ingiustizie
patite dai detenuti e delle quali è stato testimone. Un processo di maturazione
personale che darà a un ragazzo che si apre alla vita la forza di superare
definitivamente la doppia isola della sua infanzia: quella geografica del luogo
e quella sociale del carcere.
Santo
Stefano
Italia,
1997
Regia: Angelo Pasquini
Con: Claudio Amendola, Claudio Bigagli, Laura
Morante, Andrea De Rosa, Antonio Petrocelli,
Lucio Allocca, Giorgio Tirabassi
Col.
84'