Le meraviglie di Alice
Gelsomina, la prima di
quattro figli del burbero Wolfgang e della paziente Angelica, vive nella
campagna umbra a stretto contatto con la natura. Non è la reincarnazione della
Gelsomina felliniana de “La strada” perché i tempi sono cambiati, il progresso
sta divorando le campagne e le meraviglie
non sono più le esibizioni dell’erculeo Zampanò, bensì le riprese televisive,
le scenografie posticce, i concorsi a premi, le frasi fatte di una fata bianca,
le promesse. Gelsomina, come la maggior parte delle ragazze della sua età,
sogna un futuro migliore. Un sogno da realizzare partecipando a un concorso
indetto dalla TV, lasciando la campagna, smettendo di produrre miele e salse di
pomodoro e magari andando a vivere con qualcuno che, come Martin, il ragazzino
taciturno con precedenti penali che le autorità hanno inserito nel nucleo
familiare di Wolfgang per fargli seguire un programma di reinserimento sociale,
sa modulare fischi di richiamo. Apparentemente accade poco: il concorso lo
vincono altri, la troupe televisiva smonta il set, Martin si dà alla fuga, il
gregge viene venduto, la giostra familiare rimane ferma. In realtà, invece, qualcosa
cambia nella vita di Gelsomina. Dopo avere preso coscienza della fragilità
degli adulti, la ragazzina diventa piccola donna, si ribella all’autorità
paterna, si affida ai sentimenti e nuota verso l’isola dell’amore. Si smembrerà
il casale, ma non il nucleo familiare. Mamma Angelica – e, a seguire, il burbero
papà Wolfgang – dovranno prendere coscienza che i figli crescono e che nella
vita esistono anche tetti sotto le stelle.
Non sappiamo se,
quando ha affermato di avere debiti nei confronti di tanti registi, Alice
Rohrwacher, oltre a citare Roberto Rossellini, stava pensando anche a Federico
Fellini, ai fratelli Taviani e ad Ermanno Olmi. Di certo Le meraviglie, “Gran Premio della Giuria” a Cannes 2014, richiama
sequenze di Amarcord, Padre Padrone e
L’albero degli zoccoli. Accostamenti giustificati
dal fatto che anche qui siamo di fronte a un film in parte autobiografico e tipicamente
italiano che va oltre una singola storia e un paese ben definito. Jane Campion
e i giurati del 2014, lontani geograficamente e culturalmente dall’Italia, sono
rimasti affascinati dalla campagna umbro-toscana esattamente come nel 1973, nel
1977 e nel 1978, altri giurati e altri critici lo erano stati rispettivamente dal
mare di Rimini, dai pascoli sardi di Baddhevrùstana e dalla
bassa pianura bergamasca. Una bella sorpresa, pertanto, per il nostro cinema e
per la stessa regista che, pur sperando in cuor suo di ottenere qualche
riconoscimento, di certo non si aspettava con questo suo secondo lungometraggio
di lasciarsi alle spalle registi affermati come Cronenberg, i fratelli Dardenne,
Egoyan, Godard, Loach, Leigh, Hazanavicius e Zvyagintsev. Ovvio chiedersi, allora,
a che si deve tanta attenzione e tanto successo. Le meraviglie, in fondo, è un film semplice e delicato che a
qualcuno potrebbe sembrare la versione bucolica di Corpo celeste, premiato a Cannes nel 2011 con il “Nastro d’argento al
miglior regista esordiente”. In realtà, c’è dell’altro che di certo non è
sfuggito a chi gli ha assegnato l’ambito riconoscimento; qualcosa che va al di
là del racconto di un’adolescenza, stagione della vita che, per dirla con
Truffaut, “lascia un buon ricordo solo agli adulti che hanno un pessima
memoria”. L’Alice di Lewis Carroll trova le sue meraviglie attraversando uno
specchio, la Gelsomina di Alice Rohrwacher trova la sua maturità attraversando
il mare. Gli spettatori più attenti troveranno delizioso Le meraviglie solo se saranno capaci di attraversare lo specchio dello schermo come
probabilmente hanno fatto i giurati di Cannes: facendo attenzione a quelle
“gocce di miele” sparse di sequenza in sequenza che mutano l’allarme per un
mondo perduto in nostalgia, la prosa di
una vita grama in poesia, la falsa realtà dei media in possibile fiaba. Qualche esempio? Bere la luce del sole, ballare senza musica, spruzzarsi l’acqua
del mare, camminare a piedi nudi nelle pozzanghere, salire sugli alberi,
dormire all’aria aperta, comunicare con un fischio, ripararsi dalla pioggia
sotto un telone, cantare in coro, ottenere un cammello in regalo, giocare con
le ombre e, soprattutto, costruire un’arnia nel proprio cuore per trasformare in carezze le punture delle api e la scontrosità degli emarginati.
Le
meraviglie
Regia: Alice Rohrwacher
Con: Maria
Alessandra Lungu, Sam Louwyck, Alba Rohrwacher,
Sabine Timoteo, Agnese Graziani, Monica Bellucci
Italia, 2014
Durata: 111’, col.