L'estate di Kikujiro: come cercare una  mamma e trovare un papà.

 

 

Masao è un bambino giapponese di nove anni che, alla fine della scuola, quando tutti i suoi amici vanno in vacanza, si ritrova solo e triste. Sua madre, per cancellare una colpa non sua, è andata a vivere altrove e l'unica persona che si prende cura di lui è la nonna. Scoperta per caso una fotografia della madre, Masao decide di andarla a trovare e una vicina dal cuore tenero lo affida alle cure di Kikujiro, un uomo maturo buono a nulla, provocatore, imbroglione, giocatore incallito, spaccone. Per i due inizia, così, un viaggio estivo pieno di imprevisti: scommesse vinte e perse, notti passate all'aperto e in un hotel di lusso, lunghe attese ed espedienti mal riusciti per rimediare un passaggio, l'incontro con una coppia di artisti, Masao adescato da un pedofilo, Kikujiro che ruba un taxi, rischia di annegare in piscina e fa a botte con un camionista, l'arrivo a destinazione. Tutto finito? Nemmeno per sogno, giacché l'incontro tra Masao e sua madre non ci sarà. La donna, infatti, s'è rifatta una famiglia e, per quanto Kikujiro cerchi di nascondere la verità, al bambino non resta altro che andare a piangere in riva al mare. Ed è sulla spiaggia di un mare deserto - complice il gioco - che nasce tra Kikujiro e Masao un nuovo rapporto. Il primo, pur pestato a sangue, continuerà a fare il gradasso, ma solo per far divertire il secondo, per farlo distrarre e per addolcirgli la pillola della delusione; Masao, da parte sua, gli regalerà carezze e sentimenti filiali.

 

Non è solo la simpatia per il regista giapponese Takeshi Kitano ad avermi fatto scegliere questo film, già fuori circuito commerciale ma reperibile in videocassetta, per un’ennesima riflessione sui bambini e sul loro mondo. I motivi sono altri e coinvolgono diversi aspetti.

Il primo riguarda il film in sé, la sua semplicità e, nello stesso tempo, la sua complessità.  A tratti, sembra sconfinare nella fiaba, ma si sente subito che il regista tira immediatamente le redini e gioca sul neorealismo (quanto De Sica di Ladri di biciclette c'è in quel bambino che dà la mano all'uomo maturo?), sulla poesia di Kurosawa (soprattutto nei due primi episodi di Sogni), sulla commozione deamicisiana e sull'umorismo orientale. Un film, insomma, che si segue riflettendo e distraendosi, con compassione e con sorrisi liberatori.

Ed è una sorpresa - ecco il secondo motivo - sapere che il regista è lo stesso di Sonatine e di Hana-Bi, violento film che vinse il "Leone d'oro" a Venezia nel 1997. Segno di "conversione" alla tenerezza, o di eclettismo d'autore? Personalmente amo di più questo Kitano sensibile e poetico; e lo amo perché, a proiezione finita, lascia dentro un'impronta. Non è facile dimenticare il volto di Masao in balia della vita. I grandi, per lui come probabilmente per tutti i bambini, sarebbero incomprensibili se non si scoprisse, di giorno in giorno, che anche un Kikujiro aspro e violento può diventare un padre affettuoso e premuroso. Come dire: andare  alla ricerca della madre e trovare un padre. Masao lo trova in mezzo a un campionario di buoni e cattivi, di egoisti e di altruisti, di prevaricatori e di disponibili, di diavoli e di santi. Lo trova senza conoscerne nemmeno il nome (Signore - chiederà alla fine, prima di intraprendere un'ennesima corsa verso il mondo - ma tu come ti chiami?) e senza sapere che, tra tanti regali ricevuti dai grandi, il più bello lo ha fatto lui, distribuendo sentimenti e briciole di affetto a chi, con il passare degli anni, li aveva seppelliti sotto un cumulo di vizi.

 L'estate di Kikujiro (Kikujiro no natsu)

Giappone, 1999

Regia: Takeshi Kitano

Con: Takeshi Kitano, Yusuke Sekiguchi, Kayoko Kishimoto, Kazuko Yoshiyuki

Col. 120’