Locandina del film Il riccio

 

La fatina, Cenerentola e il Principe azzurro

 

Il riccio

La giovanissima Paloma Josse vive a Parigi, in un elegante stabile di Rue de Grenelle, abitato da famiglie borghesi. Quando facciamo la sua conoscenza, due cose ci sorprendono: il fatto che gironzoli sempre con una videocamera in mano, pronta a riprendere e a commentare con la sua voce fuori campo tutto quello che le capita sotto gli occhi, e la sua sconvolgente decisione di suicidarsi lo stesso giorno in cui compirà 13 anni. Scoprendo, dopo un po’, il suo contesto familiare - genitori superficiali e poco presenti, una sorella sull’orlo di una crisi di nervi, un pesciolino rosso in una boccia di vetro che sembra l’immagine della sua solitudine - ci assale il dubbio che questa strana adolescente potrebbe anche mettere in pratica quello che dice. Le cose cambiano quando Paloma “inquadra” nella sua cinepresa e nella sua vita il mondo di Renée Michel, la portiera dello stabile. Segregata nella sua guardiola in compagnia di un gatto, questa donna cinquantaquattrenne, vedova, grassa, sciatta, scorbutica, recita il ruolo della classica portinaia, ma in realtà nasconde delle belle qualità. Legge molto, ama la musica, la filosofia, l’arte, il cinema. E’ un riccio, ma solo in apparenza. Nell’anima ha un’eleganza del tutto sconosciuta ai ricchi inquilini borghesi che non la degnano di uno sguardo. L’incontro tra le due donne si trasforma in un rapporto filiale di tale intensità che, un giorno, Paloma confessa ai suoi genitori che da grande vuole fare la portinaia. Quando nello stabile si trasferisce Kakuro Ozu, un ricco e colto giapponese, la famiglia di reciproca adozione è completa. Renée ritrova sprazzi di bellezza femminile, serenità e felicità; Paloma scopre che esistono anche adulti con i quali poter dialogare e Ozu non perde occasione per impartire lezioni di vita all’una e all’altra. Poi, il dramma.  Renée,  vittima di un incidente stradale, lascia il vuoto negli affetti degli altri due. Ozu raccoglie i cocci di una dolce amicizia, ma la piccola Paloma non parlerà più di suicidio.  

 L’eleganza del riccio” al quale il film si è liberamente ispirato (come ha preteso si precisasse l’autrice del romanzo, Muriel Barbery)  viene qui sfoltito dalle abbondanti citazioni e disquisizioni filosofiche e prende una sua precisa direttiva grazie a una sostanziale modifica: la sostituzione dei diari di Paloma e Renée con una videocamera.  Mona Achace, esordiente regista di appena 28 anni,  sembra voler esplicitamente dichiarare che la sua visione è prettamente filmica e non letteraria e, in tal modo,  aggiunge un ennesimo  tassello all’eterna e inutile questione del rapporto tra cinema e letteratura. A suo tempo, Alberto Moravia, non  nuovo alle trasposizione filmiche dei suoi romanzi, aveva precisato che “un romanzo, quando diventa un film, è un’altra cosa”. E aveva pienamente ragione. Questo Il riccio è un’altra cosa rispetto a L’eleganze del riccio. Non più bello, non più brutto; solamente un’altra cosa. Un film delizioso e da proporre nei dibattiti sui rapporti interpersonali, sull’amicizia, sulla crescita di adolescenti e adulti, sulle favole dei nostri giorni.  Mona Achace non ha spostato l’attenzione da  Renée a  Paloma, come qualcuno ha scritto; ha messo insieme l’una e l’altra per farne un solo personaggio a tutto tondo. L’intrusione della fantasiosa fatina Paloma nella casa della portinaia porta vita alla matura Cenerentola che aveva deciso di marcire nella sua tana; la morte della donna adulta, avvenuta non solo per un incidente fortuito, ma anche a causa di un gesto di altruismo da parte di Renée, ridà fiducia alla ragazzina depressa. Nel mezzo, la figura di un principe azzurro  venuto dall’estremo oriente, un saggio d’altri tempi, capace di trasformare un riccio in farfalla, una portinaia in Madame. Da incorniciare la sequenza dell’incontro con un’inquilina, la sera in cui Ozu e Renée si stanno recando a un ristorante. “Molto piacere, signora”, dice l’inquilina. Alla reazione di una sbigottita Renée – “Non  mi ha riconosciuta  -  Ozu risponde: “Perché non l’ha mai vista”. Il film non lo dice, ma è bello immaginare che tutto, in quel palazzo, non finisca  con il funerale di  Renée. . Ci si lasci immaginare almeno due postille. La prima, immediata, che Paloma metta da parte la sua videocamera e inizi a guardare la realtà con i suoi occhi e non più attraverso la deformazione di vetri. La seconda, più remota nel tempo, che quel posto di portinaia, un giorno, venga realmente occupato da Paloma, a dispetto di quanto possano pensare i componenti della sua nevrotica famiglia.

 

 

Il  riccio (Le hérisson)  

Regia: Mona Achache 

Con: Josiane Balasko, Garance Le Guillermic, Togo Igawa, Anne Brochet, Ariane Ascaride

Francia, Italia 2009

Durata: 100 minuti