La grinta vera di una ragazzina

Il Grinta, quello del 1969 firmato Henry Hathaway, era John Wayne. Si fa fatica, pertanto,  a cambiargli i connotati dopo 42 anni, anche se nei panni della ruvida guardia Rooster Cogburn si cala un attore bravo come Jeff Bridges, già premio Oscar 2010 con Crazy Heart. E’ il destino di tutti i remake. Difficilmente le copie superano gli originali. Si dirà che i Fratelli Coen, con il solito inconfondibile tocco di umorismo nero, hanno rivisitato con maggiore fedeltà il romanzo di Charles Portis, che ancora una volta siamo di fronte ad un pregevole esercizio di stile, che il western è un genere filmico che si addice ai loro temi (lo scontro tra il bene e il male, l’amicizia, la famiglia, la giustizia), ma tutto questo non basta a fare pendere la bilancia dalla loro parte. Il Grinta vero resta John Wayne, che con quel film  vinse l’unico Oscar della sua carriera.  

Nella versione dei Coen, più del vecchio Jeff Bridges, è la giovane Hailee Steinfeld ad avere grinta vera (titolo originale) e a ricoprire il ruolo di protagonista. Davanti alla macchina da presa, questa tredicenne candidata all’ Oscar, mostra una sorprendente maturità nel ruolo di Mattie Ross, la ragazzina-donna che vuole vendicare ad ogni costo la morte del padre. Compito  non facile per un’ esordiente che deve fare i conti con uomini duri (nella vicenda) e attori consumati (sul set) come Matt Damon, Josh Brolin e, ovviamente, Jeff Bridges. A sentire lei, nella sua prima intervista rilasciata al quotidiano “Usa Today”, per riuscire ad addomesticare i tre divi ha fatto ricorso a una scommessa: “A ogni parolaccia, 5 dollari di multa. Ne ho raccolti 300 – precisa -  tutti donati all’ Alzheimer’s Foundation. Ma la verità è che sono stata fortunata. Jeff, Matt, Josh hanno tutti figlie femmine. Sanno come trattare una ragazza.”

Come trattare gli adulti, invece, lo sa bene il personaggio che la Steinfeld interpreta. Più della trama, infatti, è il rapporto tra la ragazzina  e il mondo dei grandi a rendere interessante il film. La trama è scontata. Non banale, ma prevedibile. Chi ha dimestichezza con il western, capisce immediatamente che Mattie, sin da quando arriva a Fort Smith, è una vincente e riuscirà a rintracciare Tom Chaney, l’assassino di suo padre. Capisce pure che ci sarà una sparatoria finale e che la giustizia trionferà. Queste storie, infatti, seguono piste classiche, senza togliere agli spettatori il gusto della visione. Si sa ciò che accadrà, ma si vuole sapere come. E classico è anche l’inseguimento del cattivo con panorama di boschi, praterie, fiumi, caverne e con contorno di neve, bivacchi, cadaveri, trappole, serpenti, wisky. Se, però, ad inseguire sono due uomini con passato e mentalità diversi e un’ostinata ragazzina che mira solo a vedere impiccato il mostro che ha distrutto la sua famiglia, allora è giocoforza soffermarsi sui rapporti interpersonali, sulle battute, sull’odio-amore che tramuta un western in metafora. Il tema del viaggio ricorre, così, ancora una volta  e in più sfumature. Viaggia il vecchio Grinta, ubriacone, antieroe con la benda sull’occhio, le redini in bocca e la pistola facile. Non vuole, in un primo momento, cedere alla richiesta di una mocciosa dalla lingua tagliente. Poi accetta: non per soldi, anche se sembra spudoratamente venale, ma per scontare un passato di giustiziere a sangue freddo, condannato all’abbandono e alla solitudine. L’ultimo viaggio, quello del riscatto, lo farà da padre adottivo, disposto a crollare come il suo cavallo pur di salvare la coraggiosa ragazzina. Quello del ranger La Boeuf è, invece, il viaggio della giustizia. Il killer inseguito non ha ucciso solo il padre di Mattie, ma anche un senatore del Texas e siccome, come avverte l’iscrizione iniziale, “a questo mondo nulla è gratuito eccetto la grazia di Dio", è giusto che paghi il fio della sue colpe. Viaggia, infine, Mattie Ross. Un viaggio intrapreso per vendicare la morte del padre, ma trasformatosi in un’iniziazione all’età adulta. Determinata, ostinata, lucida, proto femminista, intrisa di amarezza e di giustizia, quando si troverà di fronte il bandito che cercava, sparerà anche lei, ma il rinculo dell’arma da fuoco le farà compiere un salto indietro, quasi a intimarle di non avanzare troppo nel terreno della violenza dove si corre il rischio di perdere un occhio, o un braccio. Imparerà a sue spese ciò che dirà da adulta, prima dei titoli di coda e come voce narrante fuori campo: che il tempo ci sfugge e che conviene rubare ogni istante fino alle frontiere più estreme della terra e di noi stessi.

Il grinta (True Grit)

Regia: Ethan e Joel Coen

Con:  Jeff Bridges, Matt Damon, Josh Brolin, Hailee Steinfeld, Barry Pepper, Paul Rae, Domhnall Gleeson.  

USA, 2010

Durata: 110′, col.