Che dire di Harry Potter?

 

 

Che c'è di nuovo nell' Harry Potter e la pietra filosofale di Chris Columbus (lo stesso regista di Mamma ho perso l'aereo, e di Mrs. Doubtfire) da scatenare una serie di dibattiti non solo tra critici cinematografici, pedagoghi e genitori, ma anche tra esperti di religione, di esoterismo e di magia?  Fino a quando attorno ad esso si muove il mercato della Pottermania e Bruno Vespa spalanca la sua Porta a porta si possono anche fare spallucce, giacché è ovvio che, in una società in cui ognuno tira acqua al proprio mulino, i commercianti pensino ai gadget e la tv ad accaparrarsi spettatori; ma cosa bisogna pensare quando la discussione di salotto diventa diatriba tra teologi e studiosi dell'occulto?

 

Sintetizziamo la querelle, così com'è stata riportata dai giornali. Padre Gabriele Amorth, religioso modenese e presidente dell'Associazione Internazionale degli Esorcisti, vede il film e insorge; parla di "ricorso spudorato alla magia", "di menzogna giustificata", "di inganno condito di falsa bontà", "di arte satanica per eccellenza". Anche Carlo Climati, esperto cattolico di esoterismo, dice la sua e afferma che  Harry Potter nasconde il rischio di avallare una magia buona capace di opporsi a quella cattiva. Non è dello stesso parere Massimo Introvigne, studioso di nuove religioni, il quale, oltre a far notare che la letteratura popolare per l'infanzia ha sempre fatto ricorso a temi magici (da Biancaneve a Peter Pan), rileva come la vicenda del piccolo mago dia risalto al perdono, valore caratterizzante del cristianesimo. Allarghiamo la discussione al libro, anzi all'intera saga. Se è vero (come è vero) che i romanzi della J.K. Bowling hanno venduto più di 100 milioni di copie in tutto il mondo, se è vero (come si dice) che la casa editrice inglese Bloomsbury per permettere anche agli adulti una lettura senza vergogna in tram o nelle pause di lavoro ha camuffato le copertine, se è vero (come qualcuno afferma) che quando i bambini si addormentano i padri continuano la lettura per conto proprio, qualcosa di particolare questo Harry Potter dovrà pure averla. Ma cosa?

 

La storia, come è ormai risaputo da tutti, ha un incipit da Oliver Twist (un bambino vive nella casa di zii dispotici e con un cugino antipatico), si indirizza immediatamente nel mondo della fiaba (persone trasformate in gatti, colombi che portano messaggi, muri che si aprono) e della magia (il bambino scopre di essere un mago figlio di maghi) e intreccia temi cari al genere avventuroso (tipo I predatori dell'arca perduta, o Indiana Jones) e al giallo-noir (con tanto di sorpresa finale sull'individuazione del cattivo di turno). Come dire: uno strano miscuglio che, al tirar delle somme, non presenta niente di nuovo. Déja vu - il cinema di Spielberg e soci da anni ci ha abituati al meraviglioso - persino negli effetti speciali da premio Oscar delle scene madri che entusiasmano il pubblico (la partita di Quiddich e la partita a scacchi). E allora? Dove sta il vero segreto del successo e dell'interesse che il film ha suscitato?

 

Provo a immaginarlo, sdoppiando la mia visione e riflettendo, in una sorta di montaggio mentale alternato, da adulto e da ragazzino.

 

Harry Potter e la pietra filosofale è un film sulla magia; su un mondo che sfugge al nostro controllo e mette a nudo la nostra impotenza. Abituati a razionalizzare tutto e a trovare una risposta a tutte le domande, rifiutiamo spontaneamente ciò che non si spiega. Se si tratta di argomenti religiosi, siamo chiamati a fare i conti con la fede: se l'abbiamo, siamo credenti; se non l'abbiamo, siamo atei. In tutti e due i casi, l'argomento è chiuso. Se l'argomento non riguarda direttamente la religione, allora possiamo sbizzarrirci in ipotesi, supposizioni, prove, affermazioni, sperimentazioni. La magia è un misto di religione, tradizione, scienza, gioco, fantasia, cultura, arte, spettacolo. Qualcuno crede in essa e cita episodi realmente accaduti, organizza sedute, resta affascinato, si ammala e guarisce; qualche altro ne svela i trucchi, la sbugiarda, sorride, compatisce. Due correnti di pensiero diametralmente opposte che sopravvivono grazie alla loro inconciliabilità. Il giorno in cui la prima venisse provata non sarebbe più magia; il giorno in cui la seconda avesse il sopravvento si parlerebbe, com'è accaduto altre volte, di un'ennesima conquista della scienza e la magia verrebbe definitivamente accantonata. Un bel ginepraio nel quale, tuttavia, ci piace perderci perché ci piace discutere.

 

Ma Harry Potter e la pietra filosofale, è anche un libro-film fiaba e, come tutte le fiabe, presenta diversi livelli di lettura. Chi vuole leggerlo caricandolo di significati e messaggi reconditi può farlo, ma senza dimenticare che lo scopo principale per il quale sia il libro che il film sono nati è quello di nutrire la fantasia dei bambini. Se si è del parere che una storia popolata di draghi, maghi, specchi magici, mantelli invisibili, animali parlanti e quant'altro può influire negativamente sulla crescita psicologica e individuale di un bambino, allora si urli allo scandalo, ma per coerenza si inizi a  rivedere molte cose, a partire da Babbo Natale che porta i doni con le sue renne volanti  e dal topolino che viene a ritirare i primi dentini caduti. Se, invece, si è del parere che credere oggi in una fiaba per sdrammatizzarla domani fa parte della normale evoluzione dell'individuo, allora si accompagni senza timore il proprio bimbo a vedere Harry Potter. A vedere Bergman e Bunuel, Antonioni e Rohmer provvederà da solo: quando scoprirà che la Hogwarts School non esiste. Purtroppo.

 

 

P.S.:

Immagino che qualche lettore possa chiedermi: "Perché purtroppo?"

 

Avete mai visto Zero in condotta, un vecchio film del 1933 di Jean Vigo? Parla di ragazzi che studiano in un collegio e che si ribellano a causa della severità del  direttore nano e dei docenti. Nella mia visione n.2 - quella fatta con gli occhi dell'infanzia - ho spesso pensato a come sarebbe stato accolto, in quel gruppo, un ragazzo dotato di poteri magici come Harry Potter. Che, purtroppo, non era ancora nemmeno nella mente della J.K. Bowling!

 

 

Harry Potter e la pietra filosofale (Harry Potter and the Philosopher’s Stone)

USA, 2001

Regia: Chris Columbus

Con: Daniel Radcliffe, Rupert Grint, Emma Watson, Richard Harris

Col. 152’