Educazione
alla legalità
ne
La promesse dei fratelli Dardenne
Periferia di Liegi. Igor è un giovane meccanico con la passione
per il go-kart, ma la sua attività principale consiste nell’assistere il padre
Roger nei traffici illegali di manodopera di immigrati clandestini. Un giorno,
in un cantiere edile diretto da Roger, arrivano due ispettori del lavoro; nel
fuggi fuggi generale un immigrato africano con il vizio del gioco, Hamidou,
cade da un ponteggio. Prima di morire, Hamidou strappa ad Igor una promessa:
badare alla moglie Assita e al loro bambino. All’insaputa del padre, che si è
sbarazzato del cadavere di Hamidou per non avere rogne con la legge, Igor cerca
di mantenere fede alla promessa. Quando intuisce che il padre vuole togliere di
mezzo anche Assita vendendola come prostituta, Igor fugge con la donna e il
bambino. Il rapporto tra i due non è semplice, anche perché Assita continua a
cercare disperatamente il marito scomparso. Igor fa un ultimo vano tentativo
per convincere il padre a dirle la verità. Non ci riesce e si assume da solo la
responsabilità della confessione.
Cos'è che rende particolare questo film poco visto e, di conseguenza,
poco conosciuto e poco apprezzato?
Jean-Pierre e Luc Dardenne, fratelli gemelli belgi che da anni si occupano di documentarismo,
realizzano con La promesse il
loro primo lungometraggio. Lo presentano al festival di Cannes nel 1996 e
ottengono nello stesso anno il premio come miglior film all'XI festival
internazionale del film francofono di Namur. Di loro si sa ancora poco (Rosetta
e Il figlio arriveranno rispettivamente nel 1999 e nel 2002) e anche
gli interpreti, ad eccezione dei tre personaggi principali, sono tutti attori
non professionisti e sconosciuti al grosso pubblico. Non ci sono scene
spettacolari ed effetti speciali; a tratti, sembra di assistere più a un
documentario che a un film e anche i non addetti capiscono che per realizzarlo è
stato sufficiente un budget inferiore al milione di dollari.
E allora? Perché segnalarlo?
Risposta secca: per il soggetto, per tributare un riconoscimento
al coraggio di affrontare e di denunciare una situazione che si va
riscontrando in molti paesi capitalisti e che vede, da una parte, la disperata
lotta per la sopravvivenza degli emigrati (africani, albanesi, curdi,
polacchi, filippini, slavi...), dall'altra, il continuo barcamenarsi di chi sta
bene tra il rifiuto e l'accettazione, lo sfruttamento e il gesto caritatevole,
il disprezzo e la crisi di coscienza.
Un problema enorme, come si sa, che manda in crisi i governi e che
ne La promesse si abbatte su un ragazzo. Il giovane Igor ha scarsi
principi morali (e come potrebbe averli con quel padre senza scrupoli e senza
l’ombra di una figura materna?), ma, quando la vita gli mostra la sua faccia
crudele, compie la sua scelta con coraggio e a dispetto del genitore. Si dirà:
è una scelta individuale e di scarsa rilevanza per la soluzione dell'intero
problema. Ovvio, ma è anche la vittoria dell'impegno assunto, è anche una lezione
di educazione alla legalità impartita dal giovane all'adulto, da chi sta
crescendo a chi non è mai cresciuto. "Il cinema che ci interessa è quello
che parla di oggi", dicono i fratelli Dardenne. E tra i problemi di oggi,
in Belgio come in molti altri paesi europei, quelli dell’immigrazione
clandestina, dello sfruttamento, della legalità sono di drammatica attualità e
di difficile soluzione. Non è certamente per caso che in questo film la colonna
sonora intesa in senso classico sia stata eliminata (la musica arrotonda tutto,
smussa gli spigoli, addolcisce) e che il finale sia “aperto”. Così come non è
casuale la narrazione da documentario,
con gli attori che sembrano non accorgersi della macchina da presa che segue
ogni loro gesto e li sorprende.
Eliminata la finzione dello spettacolo, resta la cruda realtà che
cataloga i personaggi – sia quelli ben definiti, che quelli solo abbozzati – in
gruppi. Il gruppo dei personaggi positivi è il più scarso e annovera,
sostanzialmente, solo Assita e l’infermiera di colore. Quello negativo, al
contrario, è ben nutrito ed è capeggiato da Roger. Comprende cittadini senza
scrupoli (“Tuo padre non è la sola merda di questo paese”, dirà Assita a Igor),
sfruttatori, ricattatori, falsi, sadici
(i ragazzi sul ponte, in moto ), bari (i compari del gioco delle tre carte),
violenti (allo stadio), menefreghisti (automobilisti), spie, omosessuali. Un terzo
gruppo comprende i neutri, che entrano nella vicenda quasi per caso ed escono
con l’aria di volere pensare solo a se stessi, come gli ispettori del lavoro, il meccanico, la
polizia, la signora che appare all’inizio, lo stregone, il gruppo degli
emigrati. Tra un gruppo e l’altro oscilla Igor, il giovane protagonista che si
dibatte tra cattiveria e bontà, che si carica delle responsabilità sue e degli
altri, che ha il coraggio di ribellarsi al padre, di rifiutarlo e di
condannarlo, schierandosi con i più deboli e diventando per una donna sola, straniera,
sfruttata e abbandonata da tutti una sorta di
figlio/padre/amante/complice/amico.
La sua rivelazione finale,
sofferta ma convinta, diventa in tal modo per Assita (e per gli
spettatori) non tanto la classica decisiva
schioppettata alle spalle dei film polizieschi (bello il gesto del turbante
indossato dalla donna per mascherarsi e tolto per smascherare), ma la conferma
della reincarnazione di Hamidou (il personaggio presente più in spirito che
realmente) nei panni di un piccolo uomo.
La
promesse
Belgio/Francia/Tunisia/Lussemburgo,
1996
Regia: Jean-Pierre e Luc Dardenne
con:
Jérémie Renier, Olivier Gourmet, Assita Ouedraogo, Rasmané Ouedraogo, Hachemi
Haddad
Col. 93'