Il ritorno di E.T.
E.T., il tenero extraterrestre che vent'anni fa commosse gli spettatori di tutto il mondo,
ritorna sugli schermi. Su quelli grandi, giacché, in verità,
da quelli piccoli delle nostre televisioni non se n'era mai andato.
Invitato a cena in casa di amici, ho la mania di
soffermarmi a scorrere i titoli dei libri e delle videocassette che fanno
capolino dalle mensole attaccate alle pareti, o dai ripiani delle librerie; e
mi accorgo che, là dove c'è (o c'è stato) un bambino, il fortunato film di Steven Spielberg non manca mai.
Per questo, all'annuncio dell'operazione di ripescaggio, non ho fatto
immediatamente salti di gioia. E' vero che, talvolta, una minestra riscaldata
può avere un sapore migliore di certi piatti nuovi, ma non è facile allontanare
il dubbio che dietro la riproposta di una vecchia storia c'è quasi
sempre la mancanza di un'idea nuova. A poco valgono gli sbandierati
interventi di maquillage (il ritoccare la scena della fuga di
E.T. in mezzo ai boschi, fare uso della
tecnica digitale per dare movimento alla gola del pupazzo mentre beve la birra,
inserire la scena in cui l'extraterrestre si immerge nella vasca da bagno
assieme ad Elliot, ecc.); la sostanza non cambia: E.T. è un film già visto.
Quindi, da non rivedere? No, questo no!
Mi si permetta
di aprire una parentesi sul tema della "rilettura". Capita spesso di
rileggere un testo: lo studioso lo fa per capire meglio (da sei secoli i
cultori di Dante si scervellano su alcuni versi della Divina Commedia),
gli esegeti lo fanno per interpretare la parola di Dio e adeguarla ai tempi
moderni (brani biblici ed evangelici vengono
ciclicamente ripetuti in tutte le chiese del mondo), gli sportivi lo fanno per
diletto e per riprovare sensazioni irripetibili (quanti amanti del calcio hanno
rivisto lo storico incontro Italia - Germania:
Chi ha
addormentato mille volte un bambino con il racconto della stessa storia capisce meglio quello che si vuole dire. Chiusa
parentesi. Torniamo al film.
Il ritorno di E.T. non va salutato
come evento filmico, bensì come felice riproposta di una moderna favola per
bimbi del Duemila. Oggi, ancora di più, è possibile credere all'incontro tra un
essere non appartenente al nostro pianeta e un bambino, alla loro amicizia e
alla complicità di un gruppo di ragazzi decisi a fare ritrovare la via di casa
a chi si è smarrito. Il pupazzo creato da Carlo Rambaldi
torna con un Oscar in tasca, ma non si dà arie. Fa smorfie come allora, si
commuove e ci commuove, ridicolizza ancora i grandi che vedono dappertutto
pericoli di morte e fa ancora volare le biciclette in una notte di luna piena.
E' un ritorno gradito, anche per chi in questi anni è cresciuto e non crede più
alle favole. Sarà lo stesso E.T. di allora? Non sarà cambiato anche lui, come i suoi
piccoli amici? Voglio estremizzare il gioco della fantasia collettiva. Quando dice "casa", mi piace immaginarlo con un
po' di confusione in testa: parla della casa sua in mezzo alle stelle, o della
sua seconda casa, la nostra, dove da vent'anni si
aggira tra una videocassetta e l'altra?
E.T.
l’extra-terrestre (E.T. the Extra-Terrestrial)
USA, 1982
Regia: Steven Spielberg
Con:
Henry Thomas, Dee Fallace, Peter Coyote, Drew
Barrymore
Col.